DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)

sabato 29 settembre 2018

La manovra del popolo bue.


Ora che il «governo del cambiamento» ha preso in mano il Paese, punta a farlo crescere di più mediante disavanzo e debito ancora maggiori e l' inversione del percorso avviato dagli ultimi quattro governi per rimuovere alcuni ostacoli alla crescita. Inoltre, la manovra è effettivamente azzardata. Pur con ipotesi prudenziali, Federico Fubini nel Corriere di ieri ha quantificato quell' azzardo in un probabile accumulo di oltre 100 miliardi di euro aggiuntivi di debito pubblico nei prossimi tre anni, con una preoccupante conseguenza.
(M.Monti)

(...) portare a una crescita nel 2019 di circa il 2 per cento e crescere ancora di mezzo punto percentuale all’anno, raggiungendo quella soglia minima del 3 per cento necessario per guardare al futuro dell’occupazione e della stabilità finanziaria del Paese che una crescita intorno all’1 per cento annuo non garantirebbe.
Se la sostenibilità del debito pubblico italiano viene giudicata sulla base del rapporto tra debito pubblico e Pil, va constatato che esso si ridurrà nel corso dell’intero triennio, dato che la crescita del Pil nominale resterà in modo permanente al di sopra del 2,4 per cento del deficit di bilancio. Ciò vale nella peggiore delle ipotesi, quella di una mancata crescita, ma ancor più in quella di un successo della combinazione di spesa come quella indicata nella Nota di aggiornamento.
Poiché il governo è composto da persone che capiscono i rischi finanziari, ma anche avvertono i gravi pericoli dovuti a un peggioramento della crescita, l’attuazione del programma di governo sarà oggetto di un costante monitoraggio per verificare se gli andamenti dell’economia e della finanza restano coerenti con gli strumenti attivati; tutto ciò a cominciare dal 31 dicembre 2018, ancor prima dell’avvio del programma. Sono certo che il mercato valuterà in positivo le scelte fatte riconoscendo al governo il beneficio della razionalità che alimenta la speranza del mantenimento di una stabilità politica non meno preziosa della stabilità di bilancio.

(P. Savona, ministro per gli Affari europei)

venerdì 28 settembre 2018

Confessioni di una deficiente



IL BLOG
28/09/2018 19:30 CEST | Aggiornato 3 ore fa

Confessioni di una deficiente



Confesso, sono una deficiente. Pur avendo questo giornale scoperto il piano Bdel primo accordo di governo, l'ho poi lasciato da parte, cullata lentamente in uno stato di semicosciente ottimismo, perché poi, alla fine, chi mai davvero potrebbe esporre il paese alla destabilizzazione politica? Una cosa sono le idee altro è la responsabilità di governo, mi sono ripetuta. In fondo quale politico accetterebbe mai di giocare a carte con il Destino del Popolo in nome del Popolo?
Non lo avevo messo in conto. Questo azzardo non l'ho visto arrivare perché era sempre stato lì, nello stesso atto fondativo della coalizione di governo.
Il Def, presentato ieri da Luigi Di Maio (con tutti i mezzucci comunicativi di un partito che della comunicazione ha fatto il suo unico Dio), e definito come l'abolizione della povertà, è solo una povera misura elettorale. L'asticella del deficit al 2.4, per i prossimi tre anni, non è infatti una manovra e nemmeno una proposta di manovra. E' solo una sbruffonata, inaccettabile non tanto dall'Europa e dai mercati quanto, e innanzitutto, dai portafogli degli Italiani. E' la bizzarra proposta di indebitare ulteriormente una famiglia che non riesce a liberarsi dei debiti. Difficilmente il modo per combattere la povertà.
Sono tutte cose queste di cui gli economisti discutono da tempo, e che lo stesso Di Maio (che deficiente non è) conosce bene. Il suo Def è in realtà un mezzo per intraprendere un altro percorso, in base al quale l'Italia starà meglio solo se viene esposta oggi a un grande scontro: lo scontro frontale con l'Europa per ottenerne o le proprie condizioni (il 2.4) o lasciarla. E' il piano B, appunto, che era in quella prima versione del contratto di governo, che, scoperto, fu cancellato. L'idea dello scontro per liberarsi dai lacci europei venne attribuita allora soprattutto all'anima sovranista della Lega. Lo scossa che si avvertì mise in dubbio persino la formazione del governo, e il professor Savona non divenne Ministro del Tesoro. Di Maio in quelle ore si presentò invece come il paladino della continuità, l'interlocutore delle istituzioni, il contro bilanciamento di Salvini. E siccome tutti crediamo solo alle cose in cui vogliamo credere, tutti gli credemmo, dimenticando l'originaria piattaforma dei Pentastellati a favore dell'uscita dall'Euro.
L'obiettivo, invece, è rimasto lì – la rottura con la Ue come elemento palingenetico di una sovranità nazionale, di una nuova economia, e di un nuovo popolo. Il Def presentato, con i suoi numeri gonfiati, è l'avvio di questa rottura, anzi il mezzo scelto per "creare" in vitro il Cigno nero, l'evento imprevisto con cui giustificare l'avvio del conflitto.
Il discorso di ieri di Luigi di Maio davanti a Palazzo Chigi è dunque una dichiarazione di guerra, nemmeno tanto mascherata. Che apre per il paese due scenari.
Il primo punta sull'effetto too big to fail : l'Italia è un paese troppo grande per potere essere davvero punita. In particolare da una Unione Europea molto indebolita ridotta a una collezione di Stati mai così disuniti. Il cosiddetto motore dell'Europa è imballato; Macron e Merkel per diverse ragioni avvitati in una spirale discendente, l'Inghilterra fuori, e buona parte dell'Europa dell'Est in ribellione. La disaffezione e il sovranismo sono galoppanti. Insomma l'Europa è in condizioni tali da poter essere sfidata, con una possibilità di vittoria – e in questo caso forse lo sfondamento del livello di deficit potrebbe accontentarsi di una messa a cuccia dei poteri deboli europei.
Il secondo scenario ci porta invece alla esposizione "senza se e senza ma" alla reazione dura dell'Europa, e dei mercati che, a differenza della politica, vivono e ingrassano nelle crisi. Nel qual caso, si tratterà di una "vera guerra" come avrebbe detto oggi il Professor Savona a un think tank, "ll nodo di Gordio".
In entrambi i casi siamo entrati ieri in una nuova fase in cui nessuna opzione sarà indolore. Il valore dei nostri risparmi, delle nostre case e delle nostre pensioni si abbasseranno. La manovra di Luigi di Maio si rivelerà una specie di commedia dell'arte con un Pantalone che con una mano dà e con l'altra toglie.
Ma c'è terzo scenario, peggiore.
Qualcun infatti dovrebbe ricordare a Palazzo Chigi che il discorso sulla debolezza dell'Europa ha fatto il suo tempo. Nelle istituzioni europee da tempo la fragilità del sistema ha convinto molti leader a cominciare a pensare a un modello nuovo, fondato sulla accettazione della fine di una Europa unita e paritaria. C'è già al lavoro nei fatti lo sviluppo di doppie e triple velocità istituzionali, e persino abbandoni. Basta osservare la Brexit e alle delusioni di quella Gran Bretagna che ha guardato con sufficienza alla debolezza europea e ha sopravvalutato la propria forza negoziale. Salvo trovarsi poi davanti a un conto miliardario da pagare presentatogli dalla Ue che si è impuntata contro ogni mediazione, ribaltando la sua crisi in una crisi interna degli stessi Tory. O pensa la coalizione gialloverde che alla fine della guerra saranno capaci anche di non pagare nessun prezzo all'addio dell'Europa?
Se dobbiamo misurare dai festeggiamenti in piazza ieri sera, Palazzo Chigi non ha nessuna paura. E perché averla dopotutto? Nell'attesa della guerra, la decisione presa è per la coalizione comunque win- win.
Qualunque sarà lo scenario Luigi di Maio potrà tessere nei prossimi mesi la narrazione che già da tempo è diventata la colla che tiene insieme questa fragile coalizione. Potrà sempre dire, "Vedete, noi siamo con voi, vi abbiamo dato tutto, vi abbiamo liberato dalla povertà. Ma i poteri forti, il grande capitale, quei burocrati dei ministeri, quei giornalisti venduti, quei giudici che si sono messi a servire la politica invece di affiancare il popolo, ci hanno fermato". Una narrativa perfetta per sostenere la prossima campagna per le europee, alimentando il risentimento del Popolo e fare il pieno di voti alle prossime europee. Una soluzione perfetta.
Sempre che Salvini, che per ora segue lo schema, non metta in campo i suoi, di interessi. E sempre ammesso che le fake news dei 5 stelle, le caleidoscopiche balle create per fomentare questa narrazione, non vengano erose dalla realtà.
Perché dopotutto io sono una deficiente, ma il popolo italiano ha sempre dato prova di non esserlo.
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venerdì 31 agosto 2018

Le nozze d'oro Ferragnez.

Sarebbe bello sapere se quella disgraziata Alitalia ha raccattato qualche passeggero in più con quella specie di pubblicità per le nozze dorate di quei due tali Ferragni e Fedez che ci troviamo sempre tra i piedi nel web, impegnatissimi ad accrescere il degrado sociale e culturale in cui viviamo e in cui faranno vivere il loro web-figliolo. Un sogno, Dago: che queste fossero già le loro nozze d'oro e che ci fosse così risparmiato tutto ciò che ancora dovremo vedere.
Vittorio PoveraAl-Italia ExInFeltrito

venerdì 20 luglio 2018

D'Alema in vacanza con Giulia G.

"Mi è piaciuto affittare una barca simile alla stessa che avevo dieci anni fa", dice D'Alemix. Ma quando ci è salito sù non si è accorto che è LA STESSA? 
Vittorio Sbadato ExInFeltrito

mercoledì 18 luglio 2018

Immigrazione in forte calo; i dati


La "cura"-Salvini:
immigrati, le cifre dell'Europa sugli sbarchi





18.7.2018



Frontex diffonde gli ultimi dati dell’ondata migratoria. A giugno, in Italia, è arrivato l’87 per cento in meno rispetto all’anno precedente. L’Agenzia Ue della Guardia di frontiera e costiera aggiunge che nella prima metà del 2018 il totale delle persone individuate lungo la rotta del Mediterraneo è sceso a circa 16.100, in calo dell’81% rispetto a un anno fa. Sempre secondo Frontex l’emergenza adesso si è spostata in Spagna. Il numero dei migranti giunti nella penisola iberica in giugno è pari a 6.400, in aumento del 166% rispetto al 2017. 

martedì 17 luglio 2018

Di Maio e i complotti

DI MAIO PROPRIO NON LEGGE LE EMAIL - ALTRO CHE 'MANINA': LA COMUNICAZIONE SUGLI 80MILA POSTI DI LAVORO PERSI IN 10 ANNI ERA SULLA SCRIVANIA DEL MINISTRO SEI GIORNI PRIMA DELLA BOLLINATURA DELLA RAGIONERIA GENERALE. QUINDI NESSUN COMPLOTTO DA PARTE DELL'INPS: BOERI SE LO DEVONO TENERE FINO A FEBBRAIO


Alessandro Barbera per www.lastampa.it

Luigi di Maio comprende solo ora - e lo ammette lui stesso - quanto sia complicata l’arte del governare. Procedure, autorizzazioni, nulla osta, pareri e affini. Dopo aver denunciato l’esistenza di una «manina» che all’ultimo momento avrebbe introdotto una stima «non scientifica» (cit. Giovanni Tria) sull’impatto occupazionale del decreto dignità (ottomila occupati in meno all’anno), il superministro del Lavoro ha scaricato ogni responsabilità sul presidente dell’Inps Tito Boeri, capo della struttura che ha realizzato quella stima. 
Ma rimuovere Boeri prima della scadenza del mandato (a gennaio 2019) non è possibile, perché la presidenza dell’Istituto di previdenza non è soggetta alle regole dello spoil system: «La legge non ci consente di rimuoverlo», ammette il ministro. C’è di più: farebbe un errore, perché non c’è stata nessuna «manina» che ha tramato contro di lui. Tutto è avvenuto alla luce del sole, ogni procedura è stata rispettata e i collaboratori di Di Maio hanno avuto la stima una settimana prima della pubblicazione del testo del decreto in Gazzetta Ufficiale. Una settimana prima, non 24 ore, come apparso in alcune ricostruzioni: La Stampa ha i documenti che lo provano.
Tutto inizia il due luglio, quando l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro scrive all’Inps per chiedere di predisporre «con la massima urgenza» la platea dei lavoratori coinvolti «al fine di quantificare il minor gettito contributivo». Detto fatto: quattro giorni dopo, il sei luglio, la segreteria tecnica di Boeri spedisce all’ufficio legislativo del ministero quanto richiesto. Mail certificata e testo non lasciano dubbi: la scheda che stima impietosamente il calo degli occupati è sul tavolo del ministero sei giorni prima della bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato, il 12 luglio. 

La relazione tecnica verrà ritoccata il giorno prima della pubblicazione in Gazzetta su richiesta della stessa Ragioneria - accade l’11 di luglio - ma per ragioni che non hanno nulla a che vedere con quella stima: il funzionario della Rgs, che per mestiere è chiamato a verificare le coperture finanziarie di ogni provvedimento, chiede di quantificare gli effetti del decreto sul sussidio di disoccupazione.

Dunque nessun giallo, nessun complotto, e d’altra parte sarebbe stato incredibile da parte dell’Inps - che dipende funzionalmente dal ministero del Lavoro - un atteggiamento diverso. Al professore milanese non resta che il peccato originario: quello di essere stato nominato a quell’incarico dall’ex premier ora all’opposizione, Matteo Renzi. Ma è poco più di un peccato originario: basta chiedere a chi in quei mesi ha avuto l’occasione di assistere alle conversazioni fra Boeri e il leader Pd. 

Chi sono i migranti che arrivano in italia

Anna Bono: «Vi dico io chi sono i veri immigrati che arrivano in Italia»

Anna Bono (Università di Torino, Storia e istituzioni dell’Africa) si è assunta da anni – in pressoché totale solitudine accademica – un compito tanto arduo quanto meritorio. È noto come, per chi sia posseduto dall’ideologia, quando c’è divaricazione tra gli schemini astratti e la realtà, sia fortissima la tentazione di “cambiare la realtà”: ecco, saggiamente, la professoressa Bono fa il contrario, e cioè rispetta la realtà e smonta le impalcature ideologiche altrui.
Lo fa su un tema incandescente, quello dell’immigrazione. E lo fa – il che è ancora più meritorio – in modo non urlato, non aggressivo, non disumano: se è consentito a un laico come me metterla così, lo fa con autentica carità cristiana, con pietas, ma senza pietismo.
Come si legge in un’intervista pubblicata su Libero.it, ha i titoli per farlo Anna Bono, dodici anni di studi e ricerche passati in Kenya, già docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università degli Studi di Torino, recente autrice del saggio Migranti!? Migranti!? Migranti!? edito dalla friulana Segno. Gli immigrati, spiega, partono «soprattutto dall’Africa subsahariana, in particolare dall’Africa Occidentale. Nigeria in testa, seguita da Senegal, Ghana, Camerun e Gambia. Africa a parte, un numero consistente viene da Bangladesh, Afghanistan e Pakistan. Siriani e iracheni in fuga dalla guerra sono una minoranza. Quasi il 90% sono maschi, hanno perlopiù dai 18 ai 34 anni, con una percentuale importante di minorenni (stando almeno alle dichiarazioni al momento dell’ arrivo). E viaggiano da soli. Pochissime sono le famiglie, a differenza di quanto accade per siriani e iracheni».

L’esperta di Africa: «In Europa arriva il ceto medio»

Le loro condizioni economiche? «Per affrontare un viaggio clandestino – clandestino, va precisato, dalla partenza all’arrivo, e non soltanto nell’ultimo tratto via mare – bisogna affidarsi ai trafficanti. I costi sono elevati, nell’ordine delle migliaia di dollari. Ecco perché a partire sono persone del ceto medio (ormai più o meno un terzo della popolazione africana) con un reddito discreto».  E poi spiega che  «in Africa c’è una percentuale di popolazione giovane convinta che l’Occidente è talmente ricco che basta arrivarci per fare fortuna».  Anna Bono poi sottolinea che tra gli immigrati  «c’è un’immagine positiva dell’Europa veicolata dai mass media. Ma pesano anche altri fattori. Gli europei, agli occhi dell’africano medio, sono tutti ricchi. L’europeo è il turista che frequenta alberghi di lusso, oppure il dipendente dell’azienda occidentale che frequenta buoni ristoranti, ha una bella casa, l’automobile, magari l’autista. C’è poi un altro elemento. Da decenni in Africa arriva dall’Occidente di tutto: medicine, cibo, vestiti. Le Ong scavano pozzi e costruiscono (ottimi) ospedali. Tutto gratis. Questo contribuisce all’idea di una prosperità senza limiti dell’Occidente. Per concludere, c’è il ruolo dei trafficanti, che per alimentare il loro business hanno tutto l’interesse ad illudere le persone sul futuro roseo che troveranno in Europa».
In questo libro, che riassume anni di ricerca, Anna Bono smonta in particolare due fake-news, due autentiche falsificazioni, che hanno invece segnato il dibattito politico su questo tema.
Prima fake-news: “Quelli che arrivano sono profughi, scappano dalla guerra, la loro è una migrazione forzata”. Non è vero, spiega Anna Bono! Dati alla mano, esaminati anno per anno, viene fuori (qui sintetizzo, ma nel volume ci sono tutti i dettagli) che, grosso modo, su 100 migranti che arrivano in Italia, solo 4 si vedranno riconoscere lo status di profugo o rifugiato di guerra. Gli altri 96 sono sostanzialmente migranti economici.
Seconda fake-news: “Quelli che arrivano sono i più poveri fra i poveri”. Non è vero nemmeno questo! Certo, non sono persone benestanti: non occorre un genio per capirlo. Ma sono comunque persone provenienti da paesi stabili (spesso democrazie imperfette, fragili, giovani, ma pur sempre democrazie), e persone che sono state in grado di raccogliere i non pochi soldi (da 5 a 10 mila dollari) necessari a pagare le organizzazioni criminali che lucrano su questo traffico di esseri umani.
Già questa operazione di demistificazione merita ogni gratitudine: la professoressa Bono dimostra che oggi l’atto più “rivoluzionario” è studiare i fenomeni senza pregiudizi, esaminare numeri e dati, anziché “fabbricare narrazioni”.
Ma nel libro c’è di più, c’è un’altra serie di scomode verità. Se vuoi approfondire continua a leggere su: formiche.net

lunedì 18 giugno 2018

Omertà! Omertà!

 

 

LA VERSIONE DI TRAVAGLIO - “AVEVA UN CURRICULUM ALL'ALTEZZA, LANZALONE? SÌ. AVEVA LA FEDINA PENALE PULITA? SÌ. AVEVA INDAGINI IN CORSO? NO. AVEVA MAI DATO ADITO A SOSPETTI? MAI. EPPURE ORA È AGLI ARRESTI DOMICILIARI. NESSUNO INTELLETTUALMENTE ONESTO POTEVA DIRE, FINO A UNA SETTIMANA FA, CHE FOSSE UNA MELA MARCIA O BACATA.

Abbiamo scritto che il caso Lanzalone dimostra ancora una volta due dei vizi d' origine dei 5Stelle: la mancanza di una classe dirigente affidabile e la disinvoltura nella scelta dei collaboratori. Non è così: magari lo fosse, ma purtroppo non lo è. È molto peggio: è la prova dell' inquinamento endemico e sistemico della "società civile".



Ci eravamo fidati della vulgata dominante sui media: il genovese Lanzalone deve per forza essere amico di Grillo, e dunque dei Casaleggio, che per forza devono averlo piazzato prima a Livorno come consulente della giunta Nogarin e poi, tramite le loro marionette Fraccaro e Bonafede, a Roma come consulente della giunta Raggi, su su fino alla presidenza di Acea. Invece è tutto sbagliato.


Lanzalone non è amico né di Grillo né dei Casaleggio, che non conosce fino a quando approda a Livorno. E come approda a Livorno? Lo chiama il sindaco M5S Filippo Nogarin, che ci racconta tutto a pagina 3.

………..



Saranno infatti Bonafede e Fraccaro, quando esploderà a Roma la bomba dello stadio, a indicare Lanzalone alla Raggi. Anche lì, con buoni risultati. Una querelle che pareva destinata comunque al disastro - o lo stadio-ecomostro con le tre torri e le speculazioni intorno, o niente stadio con i tifosi sotto il Campidoglio e la casa della sindaca e magari qualche penale milionaria da pagare al costruttore Parnasi - viene risolta con un onorevole compromesso: via le torri e la speculazione, cubature dimezzate.
È con quel curriculum che Lanzalone viene incaricato di scrivere il nuovo statuto 5Stelle (Di Maio capo al posto di Grillo) e di seguire le cause con gli espulsi.

E fu nominato presidente di Acea (dove nessuno eccepisce sulla sua competenza). Poi i pm scoprono - dalle intercettazioni - ciò che nessuno può sapere: Lanzalone ha avuto incarichi per 100 mila euro da Parnasi. Secondo la Procura è corruzione, ma già fin d' ora si può parlare di conflitto d' interessi.

………..
nvece Mr.Wolf esce da una procedura di selezione più che corretta. Tutto si può rimproverare a Nogarin e Raggi fuorché di aver scelto un incompetente o un manigoldo. Aveva un curriculum all' altezza, Lanzalone? Sì. Ha superato la concorrenza di altri esperti? Sì. Aveva la fedina penale pulita? Sì. Aveva indagini in corso? No. Aveva mai dato adito a sospetti? Mai.


Eppure ora è agli arresti domiciliari. Nessuno intellettualmente onesto poteva dire, fino a una settimana fa, che fosse una mela marcia o bacata. Ora col senno di poi si può dire che la mela s' è guastata dopo. Ma non c' è fedina penale né curriculum che possa garantire l' impermeabilità alla corruzione, ai conflitti d' interessi o ad altre tentazioni.

''GRILLINI E "FATTO" DA BOIA A GHIGLIOTTINATI” - SALLUSTI SCATENATO: ‘’ADESSO SI VA DA “LANZALONE CHI?” FINO AL PARADOSSALE “GRILLO E CASALEGGIO NON SAPEVANO NEPPURE CHI FOSSE” - IL LORO MONDO È INQUINATO COME TUTTI GLI ALTRI E DA INQUISITORI I TRAVAGLIO D'ITALIA SI RITROVANO A FARE GLI AGNELLINI CHE AL CONFRONTO EMILIO FEDE CON BERLUSCONI APPARE OGGI COME UNO CON LE PALLE - SI STANNO RIMANGIANDO TUTTI GLI ESCREMENTI CHE PER ANNI CI HANNO TIRATO ADDOSSO’’.

Adesso si va da «Luca Lanzalone chi?» a «l' ho incontrato una volta al ristorante ma per caso» fino al paradossale «Grillo e Casaleggio non sapevano neppure chi fosse». Nei Cinquestelle è gara a scaricare quello che fino a ieri era l' uomo più potente del Movimento e che ora si trova agli arresti per corruzione e associazione a delinquere. Marco Travaglio, megafono grillino, non si dà pace e firma senza vergognarsi uno dei suoi capolavori.

La cui sintesi è: il caso Lanzalone è solo sfiga, era un grande con un curriculum da premio Nobel e nessuno poteva immaginare che fosse un furbacchione probabilmente corrotto. Avete presente quando un genitore si ritrova con un figlio delinquente o drogato e invece che a se stesso dà la colpa alla società: era un bravo ragazzo, me l' hanno rovinato.


Già, meglio arrampicarsi sugli specchi che guardarsi allo specchio e ammettere i propri limiti e fallimenti. Soprattutto se l' immagine che vedi riflessa è la negazione di tutto ciò che pensavi di essere e che invece non sei, se scopri sul volto i segni dei mali da cui pensavi di esser immune.
Lanzalone non è un caso di sfiga, è un caso dei Cinquestelle probabilmente più diffuso di quanto possiamo immaginare. Tempo al tempo: fino a che non guadagni non puoi evadere le tasse, fino a che non sei sposato tradire la moglie.
Ora i grillini tengono lavoro e famiglia: fine del moralismo e della virtù facile perché obbligata dalle condizioni. Il loro mondo è inquinato come tutti gli altri e da inquisitori i Travaglio d' Italia si ritrovano a fare gli agnellini che al confronto Emilio Fede con Berlusconi appare oggi come uno con le palle. Si stanno rimangiando tutti gli escrementi che per anni ci hanno tirato addosso, hanno paura di fare la fine di Robespierre, da boia a ghigliottinati.
 Essere giustizialisti con i nemici e garantisti con gli amici è cosa da gente senza nerbo e valori. Quel principio «non poteva non sapere» con cui è stato massacrato (e condannato) Silvio Berlusconi ora improvvisamente non vale più. Grillo, Casaleggio, Di Maio e tutta la combriccola potevano non sapere. Anzi, a leggere Travaglio «dovevano» non sapere. Altrimenti casca l' asino. Da «onestà, onestà» a «omertà, omertà».

 




 

Democrazia diretta e abortita




MOVIMENTO 5 STELLE, DALLA DEMOCRAZIA DIRETTA ALLA DEMOCRAZIA DESERTA - UNO STUDIO: L'ERA DEL PARTITO ONLINE È FINITA, "SOLO IL 15% DEGLI ISCRITTI ALLA PIATTAFORMA ROUSSEAU PARTECIPA ALLE VOTAZIONI" – IN CALO ANCHE IL NUMERO DI COMMENTI ALLE PROPOSTE DI LEGGE - DAVIDE CASALEGGIO NON FA UN PLISSÉ: "NON CONOSCO QUESTI DATI, NON SONO UFFICIALI"

 

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/movimento-stelle-democrazia-diretta-democrazia-deserta-176485.htm

Ma per favore, Casaleggio! 

Dacci i dati tuoi!

Giletti con Corona di spine.

Per una volta associamoci alla Lucarelli: egregio Giletti, se, come si legge, lei per fare il boom di ascolti deve chiamare in TV  il suo amico Corona, bè, siamo proprio ben messi. E, tra parentesi: pensa di fare il suo (di Corona) bene a farlo andare ancora in TV?
Vittorio Coronadispine ExInFeltrito

venerdì 15 giugno 2018

TRAVAGLIO, IL FUNAMBOLO IN RITIRATA STRATEGICA








Lettera 19

Caro Dago-titolista: tu dici che Travaglio ha dato una sculacciata ai Cinquestelle. Il fatto (...quotidiano) è che dietro quella sculacciata si intravede uno sganassone che il Sommo non ha il coraggio di dare a se stesso.

L'equilibrista Travaglio, quello che non sbaglia mai, è già caduto due volte dalla fune: con Di Pietro e con Ingroia e ora sente che sta traballando sull'instabile e precaria fune grillina. Il funambolo adesso scrive che i suoi protetti sono andati troppo presto e impreparati al governo; e addirittura Il Vate si para il culo aggiungendo che i tanto strombazzati puri ed onesti  "Presto o tardi possono cedere a tentazioni di potere, di privilegio ... o addirittura di corruzione". Così tra un po' potrà dire che lui l'aveva detto.  Si chieda, invece,  quanto ha contribuito lui a mandarceli, al governo. E per favore, abbia il pudore ora di non scrivere: "A noi, della sorte dei 5Stelle, importa poco o nulla" !


Vittorio Onestàtravagliata ExInFeltrito


L'articolo di Travaglio:
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/sculacciata-marco-travaglio-movimento-cinquestelle-silurone-176286.htm




La retromarcia di Travaglio

Caro Dago-titolista: tu dici che Travaglio ha dato una sculacciata ai Cinquestelle. Il fatto (...quotidiano) è che dietro quella sculacciata si intravede uno sganassone che il Sommo non ha il coraggio di dare a se stesso.
L'equilibrista Travaglio, quello che non sbaglia mai, è già caduto due volte dalla fune: con Di Pietro e con Ingroia e ora sente che sta traballando sull'instabile e precaria fune grillina. Il funambolo adesso scrive che i suoi protetti sono andati troppo presto e impreparati al governo; e addirittura Il Vate si para il culo aggiungendo che i tanto strombazzati puri ed onesti  "Presto o tardi possono cedere a tentazioni di potere, di privilegio ... o addirittura di corruzione". Così tra un po' potrà dire che lui l'aveva detto.  Si chieda, invece,  quanto ha contribuito lui a mandarceli, al governo. E per favore, abbia il pudore ora di non scrivere: "A noi, della sorte dei 5Stelle, importa poco o nulla" !

Vittorio Onestàtravagliata ExInFeltrito

mercoledì 23 maggio 2018

Tornano i conti con Conte?


Un candidato che sconfessa il cambiamento

Di fronte alla valanga che ha investito il professor Giuseppe Conte, Luigi Di Maio ha fatto spallucce: "Non sanno più cosa inventarsi". Anche se avrebbe dovuto dire: "Non sappiamo più cosa inventarci". E non parliamo solo delle invenzioni di cui sarebbero costellati alcuni curricula attribuiti al candidato premier di un futuro gabinetto gialloverde. .....

Sergio Rizzo.

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IL SOSPETTONE DEI LEGHISTI: I GRILLINI HANNO BRUCIATO CONTE PER AVERE DI MAIO PREMIER. D’ALTRONDE, MATTARELLA DICE DA SETTIMANE CHE SE VOGLIONO FARE UN GOVERNO POLITICO, IL CAPO DEVE ESSERE UN POLITICO. GLI HA PURE LETTO L’ARTICOLO 95 DELLA COSTITUZIONE - I 5 STELLE SONO PREOCCUPATI ANCHE PERCHÉ DOPO IL CASO CONTE DAL QUIRINALE È ARRIVATA LA RICHIESTA DI VAGLIARE I CURRICULA DI TUTTI I POSSIBILI MINISTRI…
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VUOI VEDERE CHE GIUSEPPE CONTE VIENE SILURATO PER LA CASA IPOTECATA DA EQUITALIA E NON PER IL CURRICULUM - NEL 2009 AL PROFESSORE È ARRIVATA UNA SANZIONE ESATTORIALE DA 52 MILA EURO - PER IL SUO COMMERCIALISTA NON SI TRATTA DI TASSE NON PAGATE MA SOLO “NORMALI CONTROLLI SULLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI” MA ALLA FINE IL CANDIDATO PREMIER, INVECE DI FARE RICORSO, HA PAGATO LA MULTA PER INTERO…
Un'iscrizione ipotecaria può essere fatta per mille motivi: multe di vario tipo non pagate, bollette, fallimenti, detrazioni farlocche di cui l'Agenzia chiede la restituzione, o ancora tasse e imposte dovute e mai versate all'erario. Abbiamo chiesto direttamente allo staff del professor Conte le motivazioni dell'iscrizione ipotecaria, che ha spiegato che l'iscrizione è stata poi cancellata nel 2011. Il commercialista di Conte si chiama Gerardo Cimmino, e vive a San Giovanni Rotondo.

Spiega così la vicenda: «Il professore nel 2009 ha avuto una richiesta di documentazione inerente le sue dichiarazioni dei redditi. L'agenzia ha mandato le comunicazioni via posta, ma il portiere non c'è. La cartolina è stata smarrita. Quando il contribuente non si presenta, e non porta i giustificativi della dichiarazione, iscrive al ruolo tutto l'Irpef sulla dichiarazione non presentata». Le deduzioni, insomma, non avrebbero avuto i giustificativi necessari: l'imposta e le sanzioni sarebbero dunque state iscritte a ruolo.

Nemmeno questa cartella, però, sarebbe mai arrivata nella cassetta delle lettere. «Ecco perché è scattata l'ipoteca. Quando il professore se ne è accorto, ha saldato tutto. Ad oggi Conte non ha alcuna pendenza con il fisco. Bastano 4-5 ritenute mancanti sulle fatture che Conte emetteva per arrivare a quella cifra. Può succedere a tutti. Non si sono aperte procedure penali, solo una questione fiscale».
La domanda, adesso, è però questa: come mai Conte, se aveva davvero tutte le carte in regola, invece di pagare 26 mila euro non ha poi presentato le certificazioni delle ritenute d'acconto richieste dall'Agenzia, in modo da fare ricorso contro la sanzione, vincere e non pagare quanto richiesto “ingiustamente” dall'erario?

I tempi per fare un ricorso, infatti, c'erano tutti. «Diciamo che ha voluto subito levarsi il dente, e ha pagato tutto quello che c'era da pagare», chiosa Cimmino a L'Espresso. Dopo la vicenda del curriculum e la storia Stamina, il giallo Equitalia chiude una giornata che per il professore non è stata facile. Per Di Maio e Salvini rischia di concludersi ancora peggio.
Emiliano Fittipaldi e Nello Trocchia per http://espresso.repubblica.it
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E’ UNO SPETTACOLO DEMENZIALE. UNA COSA INAUDITA, MAI VISTA. C'È SOLO DA SPERARE CHE SALVINI E DI MAIO NON FACCIANO QUELLO CHE HANNO PROMESSO, PERCHÉ I DANNI PER IL PAESE SAREBBERO GRANDI. PER GOVERNARE IL PAESE CI VUOLE GENTE SERIA, NON I DILETTANTI”

Cacciari commenta così il quadro politico che per la prima volta vedrà al governo insieme Lega e Cinque Stelle. Un «contratto» che prevede la scelta di un premier terzo, al momento il professor Giuseppe Conte. «Questa è la cosa più comica», attacca l' ex sindaco di Venezia, «per due partiti che hanno sempre combattuto i governi tecnici e i premier non eletti dal popolo».
Molte cose che hanno promesso sono irrealizzabili.
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DAL NOBEL DI GRILLO A CASALINO L'ANTICO VIZIO DI TAROCCARE LE CARTE

Pasquale Napolitano per “il Giornale”:

Il professore Giuseppe Conte, premier scelto (e quasi trombato) per il governo M5s-Lega, è in ottima compagnia: tra i grillini il vizietto di taroccare i curricula appare una pratica abbastanza diffusa. È bastato un mese di frequentazioni con il mondo grillino a Conte, per imitare le gesta di un maestro della patacca: Rocco Casalino. Il caso più recente di curriculum «gonfiato» riguarda il responsabile comunicazione del M5s: l' ex concorrente del Gf vantava un master in Business administration alla Shenandoah University.
Ma l' ateneo, su segnalazione di un imprenditore toscano, aveva smentito Casalino: «Nessun studente con quel nome e quel cognome ha frequentato la Shenandoah University e ha conseguito alcun titolo nell' anno indicato». Davanti all' imbarazzo, il comunicatore grillino si era difeso, sollevando, addirittura, il sospetto di una violazione dei dati personali. Risultato? Il master è sparito dal curriculum di Casalino. Ovviamente, dopo gli articoli della stampa. Il caso dell' ex gieffino è molto simile a quello di Conte.

Appena eletto alla guida di Montecitorio, si scoprirà invece che Roberto Fico, tra un gazebo e un vaffa day, ha conseguito un master in Knowledge management organizzato «dai politecnici di Palermo, Napoli e Milano». Il titolo sarà inserito sia nel curriculum di Fico, pubblicato su Rousseau, che nella biografia ufficiale.
Ma c'è una stranezza, che subito rimbalzerà agli occhi di uno docente, Alfonso Fuggetta, del Politecnico di Milano: non esistono né un Politecnico di Napoli né un Politecnico di Palermo. Ed infine l' ufficio stampa del Politecnico di Milano chiarirà di non aver mai erogato un master in Knowledge management.

Ma i maestri della patacca hanno numerosi allievi nel M5s. C' è il caso di Emanuela Del Re, designata in campagna elettorale da M5s come ministro degli Esteri in caso di vittoria alle elezioni: l' aspirante ministro non avrebbe conseguito il dottorato di ricerca all' Istituto universitario europeo (Iue) di Fiesole che aveva inserito nel suo curriculum.

E fece scalpore anche il caso di Marta Grande che all' epoca della campagna elettorale per le politiche del 2013, all' epoca venticinquenne, vantava una laurea conseguita in Lingue e commercio internazionale in Alabama, con master in Cina. Niente male per una debuttante della politica di 25 anni, che sarà poi eletta (e ricandidata con successo anche alle ultime politiche) nonostante il bel curriculum, sottoposto a vaglio, si rivelasse un po' gonfiato. Secondo i critici, la laurea americana era in realtà un corso di 63 ore e il master in Cina un soggiorno di studio a Pechino.

Andando indietro negli anni, i sospetti, stavolta direttamente dei militanti grillini, sono ricaduti Giulia Moi, europarlamentare del M5s, che avrebbe partecipato a un ricerca scientifica su una molecola vegetale che combatte la leucemia. La deputata grillina ha respinto le accuse, difendendo il proprio lavoro.

In tema di misteri professionali, c'è la storia di Alessia D' Alessandro, candidata, non eletta, dal M5s nel collegio di Agropoli, in Campania, alle Politiche: presentata come un' economista consulente della Merkel si scoprirà che avrà incrociato una sola volta nella sua vita la cancelleria.

Del resto chi, nel Movimento, potrebbe condannare i parlamentari pallonari quando lo stesso Beppe Grillo incappò in uno scivolone quando fece sapere che il programma economico M5s era stato scritto dal Nobel Joseph Stiglitz. Il Giornale lo beccò in castagna e il comico fu costretto a ridimensionare di molto la collaborazione. Lo stesso economista di fama mondiale chiese di essere lasciato fuori dalla campagna elettorale.

"Benvenuti nella realtà a Di Maio e Salvini. Dopo aver giocato per anni con la propaganda facile attaccando fantomatici 'governi non eletti dal popolo', hanno scoperto ora che tutti i presidenti del Consiglio sono nominati dal Presidente della Repubblica, che servono le intese e che i governi devono ottenere la fiducia dal Parlamento".

Martina



Conte, l'avvocato delle pseudoscienze

Riservato, devoto di Padre Pio, amante del bon vivre. Ma il coinvolgimento del possibile premier 
nel caso Stamina fa di lui un degno rappresentante del populismo scientifico del M5s