DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)
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martedì 28 giugno 2022

La vacca Giggina

 


Lettera 20

Dagosapiens, sapessi come mi girano…! Ieri sul doppio mandato il purtroppo nostro Ministrello Di Maio ha detto che agli italiani non importa nulla di queste cose. Ha una bella faccia di bronzo il Pol...tronista per …(Sua) Eccellenza. Vogliamo ricordargli che lui e i suoi compagni distributori di illusioni sono stati votati per le loro promesse proprio su questo genere di cose?

Così diceva cinque anni fa:  “È un vero e proprio mercato delle vacche che va fermato. Per questi parlamentari contano solo la poltrona, il mega stipendio e il desiderio di potere.  Su di noi abbiamo applicato una regola chiara: chi cambia partito tradisce gli elettori, e quindi deve rimborsare il M5s”.  Beh, dopo aver abolito la (sua) povertà e aver promesso un (suo) futuro migliore, come diavolo pensa di poter rimborsare il suo ex-Movimento e i suoi disgraziati ex-elettori che avevano creduto a queste sue incredibili parole? Come ritrovare un po’ di dignità? Un suggerimento: andandosi a nascondere, risparmiando all’Italia la vista del suo bel faccino furbo e tornando da dove è partito, a vender bibite e non illusioni agli Italiani. Magari insieme agli altri illusionisti in capo Beppe e Peppiniello e a tutti i parlamentari che seguiranno il Ministrello nel SUO mercato delle vacche. Ma che vergogna questo ometto!

https://www.youtube.com/watch?v=6_LMZgigpLs

Vittorio Lavaccagiggina ExInFeltrito

martedì 29 marzo 2022

DAGOSPIA, lettera 24: vota Giuseppi o ...vota Antonio?

 



Lettera 24

Dagosapiens, non credi che bisogna proprio essere grulli (pardon, grillini) per continuare a votare un menestrello come Giuseppi?

Vittorio VotAntonio ExInfeltrito

lunedì 1 marzo 2021

Grillini astronauti verso Plutone

 

Lettera 4

Dagosapiens, per il cosmonauta Grillo e i suoi grillini “è arrivato il momento di andare lontano”. Volevo suggerir loro Marte ma là non li voglio tra i piedi (ci vado io per evitare Sanremo). Peccato perché su Marte la Nasa li avrebbe costretti a fare quel famigerato “streaming” con cui avevano abbindolato tanti poveri creduloni. 

Allora facciamo Plutone? Come dici Dago: è troppo lontano? Dài, ce la possono fare; gente che in quattro e quattr’otto è riuscita ad abolire la povertà -e senza che se ne accorgesse nessuno- è capace di tutto! Già me la vedo l’astronave M5s, che fila a tutta birra nello spazio con Conte-Spock al volante, Grillo motorista, Giggino vivandiere, Toninelli mozzo e Casalino di vedetta al finestrino!  Evvai, lontano, verso altri mondi!

Vittorio Lestellesonobellemilionidimilionilestelledei… ExInfeltrito

 




venerdì 5 febbraio 2021

DAGOSPIA, lettera 8. Il Conte-grillo

 



Lettera 8

D(r)agosapiens,”Ci sono e ci sarò” dice Conte ai grillini, dei quali pensa di mettersi a capo. Ma dopo anni insieme a quei casinisti -che tutti quelli con un po’ di sale in zucca stanno lasciando- ancora non ha capito che è meglio perderli che trovarli?

Vittorio Adentistrettigrazierenzi ExInFeltrito

mercoledì 3 febbraio 2021

DAGOSPIA, lettera 24. L'ultima spiaggia: Draghi beach.

 



Lettera 24

D(r)agosapiens, siamo all’ultima spiaggia: Draghi Beach. I grillini vogliono ancora, e soltanto, la montagna? La montagna di macerie di Conte-Casalino? Bè, hanno fatto tante giravolte; se ne facessero una adesso sarebbero perdonati da tutti. Avanti su Draghi Beach! E tutti a nuotare, mica solo a galleggiare.

Vittorio Nuotatore ExInFeltrito


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giovedì 23 gennaio 2020

martedì 10 settembre 2019

Un Conte per tutte le stagioni



Lettera 21

Dagosapiens, l'avvocato del popolo (leggasi popolo grillino), pur dimenticandosi di cambiare la pochette bianca con una gialla, ha finalmente fatto coming out. Da notare poi, a Montecitorio, tra tutti i suoi dire e non dire: "Onorevoli colleghi della Lega: io non dirò mai che voi avete tradito!", quando qualche minuto prima aveva detto: "Il Movimento 5 stelle ha subito un tradimento". Un vero artista. Funambolo. Giocoliere. Saltimbanco. Prestigiatore. Perfetto, insomma, per quel circo dove quelli che un mese fa applaudivano ora fischiano e quelli che fischiavano ora applaudono.
Vittorio MagoGiuseppi ExInFeltrito


lunedì 21 gennaio 2019

Fazio, Di Battista, il TAV, la Francia, l'Africa e ...i telespettatori che si bevono tutto



21.1.2019

DIBBA RIN-TRENATO - ''LA TAV COSTA 20 MILIARDI, LA MONTAGNA DA SCAVARE È PIENA DI AMIANTO, LA VOGLIONO REALIZZARE PER INTASCARE TANGENTI''. ''REPUBBLICA'' SMONTA LA VERSIONE CHE DI BATTISTA HA PROPINATO A UN IMPERTURBABILE FAZIO IERI SERA: ''I LAVORI ALL'ITALIA COSTERANNO 2,87 MILIARDI. QUELLA MONTAGNA L'HANNO GIÀ BUCATA PER IL FREJUS E SULLE MAZZETTE…''



La Tav costa 20 miliardi, la montagna da scavare è piena di amianto, la vogliono realizzare per intascare le tangenti. Di ritorno dal Sudamerica Alessandro Di Battista va in tv a giustificare il no grillino alla nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione. La realtà è piuttosto diversa.
All’Italia la Tav non costa 20 miliardi ma 2,8. Il costo totale della tratta internazionale (il tunnel di base di 57 chilometri e i due chilometri di ferrovia sul versante italiano fino a Susa) è di 8,6 miliardi. Di questi 3,51 li paga l’Unione europea, 2,22 la Francia (che ha una tratta più lunga da realizzare sul suo versante) e 2,87 l’Italia. Ai 2,87 miliardi della tratta internazionale si possono sommare per l’Italia (ma non sono oggi ancora oggetto dei lavori) gli 1,7 miliardi necessari ad ammodernare la linea tra Susa e Torino.

In origine il progetto prevedeva di spendere sulla tratta italiana 4,3 miliardi. I costi sono stati abbattuti posticipando la realizzazione di alcune gallerie che verranno probabilmente realizzate dopo molti anni dall’entrata in esercizio del tunnel di base. Perché Di Battista parla di 20 miliardi? Perché in modo arbitrario somma ai costi che si accolla l’Italia anche i costi della Francia sul suo versante (7,7 miliardi), la quota dell’Unione europea (3,51) e la quota di lavori già spesa (1,4 miliardi). Inoltre considera l’adeguamento teorico all’inflazione che avrebbe potuto portare il costo della tratta internazionale dagli 8,6 miliardi del 2012 a 9,6 miliardi. Adeguamento che non si è verificato. Infatti nell’accordo internazionale approvato dai parlamenti italiano e francese nel 2016 il costo è rimasto fermo a 8,6 miliardi.
Per fare un paragone, di fronte ai 2,87 miliardi di spesa per l’Italia per la Torino-Lione, la tav Napoli-Bari costerà quasi tre volte tanto, più di 6 miliardi.

Di Battista ha evocato anche la polemica sull’amianto, antico cavallo di battaglia dei No Tav (ultimamente lasciato un po’ cadere). La montagna piena di amianto è la stessa in cui è stata scavata la galleria autostradale del Frejus. Il raddoppio di quella galleria (che consentirà di aumentare il numero dei tir in transito in val di Susa) è stato scavato in questi anni senza alcuna opposizione da parte dei No Tav e soprattutto senza problemi per la salute dei lavoratori del cantiere.
L’ultima obiezione di Di Battista è quella delle “tangenti sotto forma di consulenza” che spiegherebbero la pervicace volontà dei fautori dell’opera di proseguire i lavori. Non risultano indagini di questo genere sulla Torino-Lione. L’indagine sulle consulenze ha coinvolto il Terzo Valico. Di Battista confonde semplicemente due situazioni diverse.
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Francia, non esiste una tassa "coloniale": ecco cos'è il franco Cfa evocato da Di Maio

L'espressione usata dal vicepremier per polemizzare con Parigi circola da anni. Si tratta in realtà di un sistema monetario creato nel dopoguerra per creare stabilità finanziaria in 14 Paesi africani, su base volontaria
Anais Ginori LA SCHEDA DELL'AUTOREPARIGI - È una polemica antica quella sulla presunta tassa "coloniale" fatta pagare dalla Francia ai paesi africani. L'espressione utilizzata da Luigi Di Maio ha cominciato a girare sui social dal 2014 con le tesi di Mawuna Koutonin, autore di diversi articoli poi ripresi anche in un popolare video diffuso nel 2016 dal canale VoxAfrica. Sul tema c'è una certa confusione che deriva dal sistema del franco Cfa (Franc de la Comunauté français d'Afrique) creato da De Gaulle nel dopoguerra per quattordici paesi africani a cui si aggiunge il franco delle isole Comore.
Si tratta di una moneta che la Francia ha messo a disposizione di alcune nazioni emergenti per garantire una stabilità finanziaria e la gratuità dei trasferimenti finanziari all'interno di un unico sistema di cambio. Non è dunque una "tassa coloniale" ma una moneta, anche se è effettivamente un'eredità del ruolo coloniale della Francia nella regione (il primo appellativo era Franc des Colonies françaises d'Afrique).

La polemica sorge dal fatto che in cambio della parità fissa (prima con il franco e ora con l'euro: un Fca vale circa 0,0015 euro) la Francia chiede un deposito pari al 50% delle riserve di cambio di queste nazioni presso la sua Banca centrale. Queste somme depositate a Parigi (stimate a circa 10 miliardi di euro) non vengono utilizzate dalla Banque de France, ma secondo i detrattori del sistema Fca sarebbe meglio investire questo denaro nello sviluppo dei paesi africani.

Se è vero che non tutti i dirigenti africani sono ormai convinti della bontà del Fca è bene precisare che si tratta di un sistema su base volontaria. La risposta di Emmanuel Macron alle recenti polemiche è stata: "Se alcuni paesi non sono felici con il Fca, basta lasciarlo e crearsi la propria moneta". 
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Da Il Foglio, 21.1.2019

Non è colpa del franco CFA se i migranti arrivano in Italia.

 La bufala di Dibba e Di Maio 

I due leader del M5s attaccano i francesi per i morti nel Mediterraneo e per gli sbarchi sulle nostre coste, ma i dati ufficiali li smentiscono. Il governo di Parigi convoca l'ambasciatore italiano
Ospite a Che Tempo che fa, ieri sera Alessandro Di Battista ha accusato la Francia di essere responsabile per i migranti in arrivo in Italia. Poche ore prima, anche Luigi Di Maio aveva detto che "quello che sta succedendo nel Mediterraneo è frutto delle azioni di alcuni paesi, che poi ci fanno pure la morale. Macron prima ci fa la morale e poi continua a finanziarsi il debito pubblico con i soldi con cui sfrutta i Paesi africani". Il governo di Emmanuel Macron, sostengono i due leader del M5s, sarebbe colpevole di destabilizzare i paesi africani attraverso il franco CFA, una moneta comune a tutte le ex colonie francesi (Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Costa D’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo), spingendo gli abitanti a partire per l'Europa. Dopo le dichiarazioni di Di Maio e Di Battista, il ministero francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, ha convocato l'ambasciatore italiano a Parigi, Teresa Castaldo. 
     
Come ricorda ButacLes Decodeurs, sito francese di fact-checking legato a Le Monde, ha analizzato la questione in maniera approfondita: l'idea di una fantomatica tassa coloniale che 14 paesi africani pagherebbero alla Francia è falsa.
   
“Solo due dei 14 Paesi citati hanno ancora rapporti con la Francia che prevedono restrizioni economiche di qualche tipo: si tratta della Guinea e della Repubblica Centroafricana. Nessuna tassa anche in questo caso, ma comunque qualche impedimento per i due Paesi in esame. Tutti gli altri citati non devono pagare nessuna tassa: hanno scelto, liberamente, di fare parte del gruppo di paesi che utilizza il franco CFA. Una valuta speciale, legata al valore del franco francese (quindi oggi legata all’euro) che fu istituita all’inizio della Seconda guerra mondiale”.
  
Inoltre, i dati ufficiali disponibili del ministero dell'Interno, Eurostat e Frontex smentiscono che ci sia alcuna correlazione tra le partenze dai paesi che usano il CFA e gli arrivi sulle coste italiane, come ha spiegato anche David Carretta su Twitter. Nell'elenco dei paesi da cui sono arrivati i migranti in Italia, diffuso dal ministero dell'Interno e aggiornato a dicembre 2018, il primo paese che adotta il franco CFA è la Costa D'Avorio, ottavo in lista, da cui sono arrivate 1.064 persone su 23.370. Tra i paesi di provenienza dei richiedenti asilo, invece, non c'è nessuna ex colonia francese.  
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Orbene, perché Fabio Fazio-Strazio non richiama in tv il 

Dibba a chiedergli cosa ne pensa di queste 

precisazioni???

sabato 6 ottobre 2018

Di Maio in peggio



Luigi Di Maio, il principe delle fake news, titolo nobiliare guadagnato annunciando dal balcone di Palazzo Chigi di aver sconfitto la povertà sulla base di una finanziaria di cui non ha ancora scritto nemmeno i numeri, accusa il Gruppo Espresso di essere produttore di fake news. Meglio, sostiene che I giornali stanno morendo perché producono fake news.
E se questa è la vera ragione della crisi della carta stampata, viene da dire che abbiamo almeno trovato anche la ragione per cui anche la popolarità di Di Maio sta calando rovinosamente. Lo scrive Pagnoncelli oggi sul Corriere, ma siamo certi che, quando tocca i pentastellati, si tratti di fake news.
Come si vede, scherzare sugli attacchi ai giornalisti e sul vittimismo da parte dei 5stelle è piuttosto facile. Di serio, in tutta questa commedia dell'arte delle dichiarazioni contro la stampa, c'è un solo elemento: che i 5 stelle vogliono davvero la testa del Gruppo Espresso. Operazione del resto annunciata fin dall'inizio della legislatura con un'azione di moralizzazione pubblica affidata al senatore Crimi. Il gruppo Espresso era tra gli obiettivi citati e, a questo punto, si può dire che è anche il principale obiettivo.
Le ragioni per focalizzare sul nostro gruppo sono ovvie, ma le ripeto così che nessuno possa dire che non avevamo avvertito. 1) infamare la reputazione di un grande gruppo come quello dell'Espresso serve bene alla tipica tattica pentastellata di "picchiarne uno per educarne cento", tattica molto efficace in questo panorama di cuor di leone di cui è fatta l'editoria italiana; 2) smantellare il Gruppo Espresso secondo i Pentastellati libererebbe lettori e risorse che immaginano di poter redistribuire all'editoria amica (una idea che una fake news in sé); 3) soprattutto, il Gruppo Espresso fa cocciutamente, e intende continuare a fare, opposizione all'attuale governo.
Non temete. Non intendo a questo punto fare la solita tirata sulla libertà di stampa. Che i Cinque Stelle vogliano tutto questo non mi sconvolge e non mi scandalizza. Ogni premier nel mondo degli ultimi 30 anni, ha avuto un aggressivo approccio ai media. Tanto per dire, avanzo il nome di Blair che con I suoi consiglieri è stato l'architetto-avvelenatore del rapporto media-politica, per citare, con tutte le dovute sfumature, Clinton, Putin, Matteo Renzi e Donald Trump.
Il giornalismo è un potere, ed è legittimo che la politica voglia toglierselo dai piedi. Quello che trovo noioso, fino al punto di essere stucchevole, è il bisogno dei Pentastellati di nascondere questa lotta estrema fra due poteri. Il bisogno di coprire le loro tracce interpretando sempre Cappuccetto Rosso e mai il lupo. Persino quando sono al governo ormai da mesi e con percentuale di consenso politico assoluto.
Questo scontro media-politica non si presta a nessuna retorica. Né quella della libertà, né quella della santità.
Noi giornalisti siamo qui. Anello debole di una catena stretta fra gli editori e la politica. Ma non siamo vittime. Siamo anzi perfettamente in grado di decidere cosa vogliamo, cosa facciamo e scriviamo. Sappiamo che le nostre scelte sono pubbliche e accettiamo che ne subiremo, nel bene e nel male, le conseguenze, come è sempre successo.
Sarebbe utile che, da parte della politica, i Pentastellati arrivassero a loro volta, uno di questi giorni, mesi o anni, alla maturità di ammettere i loro appetiti, il loro infinito desiderio di potere. Facendo infine come hanno fatto tutti I grandi leader - dare al mondo la forma che loro vogliono, senza nel frattempo pretendere anche di avere il plauso di tutti. Anche di chi non è d'accordo con loro.

venerdì 28 settembre 2018

Confessioni di una deficiente



IL BLOG
28/09/2018 19:30 CEST | Aggiornato 3 ore fa

Confessioni di una deficiente



Confesso, sono una deficiente. Pur avendo questo giornale scoperto il piano Bdel primo accordo di governo, l'ho poi lasciato da parte, cullata lentamente in uno stato di semicosciente ottimismo, perché poi, alla fine, chi mai davvero potrebbe esporre il paese alla destabilizzazione politica? Una cosa sono le idee altro è la responsabilità di governo, mi sono ripetuta. In fondo quale politico accetterebbe mai di giocare a carte con il Destino del Popolo in nome del Popolo?
Non lo avevo messo in conto. Questo azzardo non l'ho visto arrivare perché era sempre stato lì, nello stesso atto fondativo della coalizione di governo.
Il Def, presentato ieri da Luigi Di Maio (con tutti i mezzucci comunicativi di un partito che della comunicazione ha fatto il suo unico Dio), e definito come l'abolizione della povertà, è solo una povera misura elettorale. L'asticella del deficit al 2.4, per i prossimi tre anni, non è infatti una manovra e nemmeno una proposta di manovra. E' solo una sbruffonata, inaccettabile non tanto dall'Europa e dai mercati quanto, e innanzitutto, dai portafogli degli Italiani. E' la bizzarra proposta di indebitare ulteriormente una famiglia che non riesce a liberarsi dei debiti. Difficilmente il modo per combattere la povertà.
Sono tutte cose queste di cui gli economisti discutono da tempo, e che lo stesso Di Maio (che deficiente non è) conosce bene. Il suo Def è in realtà un mezzo per intraprendere un altro percorso, in base al quale l'Italia starà meglio solo se viene esposta oggi a un grande scontro: lo scontro frontale con l'Europa per ottenerne o le proprie condizioni (il 2.4) o lasciarla. E' il piano B, appunto, che era in quella prima versione del contratto di governo, che, scoperto, fu cancellato. L'idea dello scontro per liberarsi dai lacci europei venne attribuita allora soprattutto all'anima sovranista della Lega. Lo scossa che si avvertì mise in dubbio persino la formazione del governo, e il professor Savona non divenne Ministro del Tesoro. Di Maio in quelle ore si presentò invece come il paladino della continuità, l'interlocutore delle istituzioni, il contro bilanciamento di Salvini. E siccome tutti crediamo solo alle cose in cui vogliamo credere, tutti gli credemmo, dimenticando l'originaria piattaforma dei Pentastellati a favore dell'uscita dall'Euro.
L'obiettivo, invece, è rimasto lì – la rottura con la Ue come elemento palingenetico di una sovranità nazionale, di una nuova economia, e di un nuovo popolo. Il Def presentato, con i suoi numeri gonfiati, è l'avvio di questa rottura, anzi il mezzo scelto per "creare" in vitro il Cigno nero, l'evento imprevisto con cui giustificare l'avvio del conflitto.
Il discorso di ieri di Luigi di Maio davanti a Palazzo Chigi è dunque una dichiarazione di guerra, nemmeno tanto mascherata. Che apre per il paese due scenari.
Il primo punta sull'effetto too big to fail : l'Italia è un paese troppo grande per potere essere davvero punita. In particolare da una Unione Europea molto indebolita ridotta a una collezione di Stati mai così disuniti. Il cosiddetto motore dell'Europa è imballato; Macron e Merkel per diverse ragioni avvitati in una spirale discendente, l'Inghilterra fuori, e buona parte dell'Europa dell'Est in ribellione. La disaffezione e il sovranismo sono galoppanti. Insomma l'Europa è in condizioni tali da poter essere sfidata, con una possibilità di vittoria – e in questo caso forse lo sfondamento del livello di deficit potrebbe accontentarsi di una messa a cuccia dei poteri deboli europei.
Il secondo scenario ci porta invece alla esposizione "senza se e senza ma" alla reazione dura dell'Europa, e dei mercati che, a differenza della politica, vivono e ingrassano nelle crisi. Nel qual caso, si tratterà di una "vera guerra" come avrebbe detto oggi il Professor Savona a un think tank, "ll nodo di Gordio".
In entrambi i casi siamo entrati ieri in una nuova fase in cui nessuna opzione sarà indolore. Il valore dei nostri risparmi, delle nostre case e delle nostre pensioni si abbasseranno. La manovra di Luigi di Maio si rivelerà una specie di commedia dell'arte con un Pantalone che con una mano dà e con l'altra toglie.
Ma c'è terzo scenario, peggiore.
Qualcun infatti dovrebbe ricordare a Palazzo Chigi che il discorso sulla debolezza dell'Europa ha fatto il suo tempo. Nelle istituzioni europee da tempo la fragilità del sistema ha convinto molti leader a cominciare a pensare a un modello nuovo, fondato sulla accettazione della fine di una Europa unita e paritaria. C'è già al lavoro nei fatti lo sviluppo di doppie e triple velocità istituzionali, e persino abbandoni. Basta osservare la Brexit e alle delusioni di quella Gran Bretagna che ha guardato con sufficienza alla debolezza europea e ha sopravvalutato la propria forza negoziale. Salvo trovarsi poi davanti a un conto miliardario da pagare presentatogli dalla Ue che si è impuntata contro ogni mediazione, ribaltando la sua crisi in una crisi interna degli stessi Tory. O pensa la coalizione gialloverde che alla fine della guerra saranno capaci anche di non pagare nessun prezzo all'addio dell'Europa?
Se dobbiamo misurare dai festeggiamenti in piazza ieri sera, Palazzo Chigi non ha nessuna paura. E perché averla dopotutto? Nell'attesa della guerra, la decisione presa è per la coalizione comunque win- win.
Qualunque sarà lo scenario Luigi di Maio potrà tessere nei prossimi mesi la narrazione che già da tempo è diventata la colla che tiene insieme questa fragile coalizione. Potrà sempre dire, "Vedete, noi siamo con voi, vi abbiamo dato tutto, vi abbiamo liberato dalla povertà. Ma i poteri forti, il grande capitale, quei burocrati dei ministeri, quei giornalisti venduti, quei giudici che si sono messi a servire la politica invece di affiancare il popolo, ci hanno fermato". Una narrativa perfetta per sostenere la prossima campagna per le europee, alimentando il risentimento del Popolo e fare il pieno di voti alle prossime europee. Una soluzione perfetta.
Sempre che Salvini, che per ora segue lo schema, non metta in campo i suoi, di interessi. E sempre ammesso che le fake news dei 5 stelle, le caleidoscopiche balle create per fomentare questa narrazione, non vengano erose dalla realtà.
Perché dopotutto io sono una deficiente, ma il popolo italiano ha sempre dato prova di non esserlo.
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mercoledì 25 aprile 2018

Di Battista: "Mai alleanze con chi ha distrutto il Paese o lascio il M5S"

M5s-Pd, il solo fatto che Fico discuta con il nemico giurato è una presa in giro.

Blog di Andrea Viola, su Il Fatto Quotidiano, 24.4.18

Le novità politiche sono talmente tante e quasi rivoluzionarie per il partito di Luigi Di Maio che sarebbe troppo facile continuare a evidenziare tutto le contraddizioni degli esponenti grilini. Il solo fatto che in questo momento Fico, a nome dei Cinquestelle, stia discutendo con il nemico giurato chiamato Pd, è un fatto di per sé beffardo. Gli spunti di riflessione sono enormi. Si potrebbe dire ad esempio: nascono tutti incendiari e poi muoiono pompieri. Ma troppo banale. In circa 50 giorni dalle passate elezioni politiche non si sente più volare una mosca contro il Pd.

Tutto dimenticato. Ma a parte queste facili critiche è forse importante analizzare alcuni aspetti fondamentali della vicenda politica di questi mesi. La giustificazione di tutto è il fantomatico Contratto politico che offre il partito di Di Maio. Dieci punti privi di reale e concreto approfondimento ma che soprattutto non tengono più conto delle enormi promesse elettorali fatte in precedenza.
In tutto questo, sembra che finalmente gli ex antisistema siano scesi dalla Luna e approdati sulla Terra. Insomma, si sono accorti che non hanno vinto le elezioni e che per governare occorre allearsi con qualcuno. Il caro e vecchio inciucio. Ma ora per evitare facili ironie si cambia anche il lessico a quello che sta accadendo.
Le domande al popolo grillino sono e sarebbero tante. Ad esempio, siete stati interpellati e avete votato per scegliere l’alleanza di governo? Avete, per caso assistito in streaming alle discussioni o alle telefonate fra Di Maio e Salvini? State per caso sentendo i dialoghi fra Fico e il Pd? Avete votato in Rete per scegliere i dieci punti del fantomatico Contratto politico da sottoporre agli altri partiti? Insomma la risposta la conosciamo: assolutamente NO.

Ora, le solite risposte dovranno essere evitate. Perché, se per caso il Pd (spero personalmente di no) si alleasse con il Movimento 5 Stelle, automaticamente i miei post tanto odiati dai tifosi grillini dovrebbero diventare bellissimi e condivisi. Diventeremmoalleati di governo. Una grande burla.
Scherzi a parte il problema è serio perché riguarda l’Italia e non le poltrone. Se in questi anni non ci fosse stata un’esagerata guerra contro Matteo Renzi e contro il Pd questa situazione oggi non sarebbe così drammatica ed imbarazzante. Si è voluto, con l’aiuto di una parte dell’informazione, colpire il vero cambiamento e la novità portata avanti con coraggio da Renzi.
Si è voluto boicottare il referendum costituzionale per fare un dispetto a Renzi mentre in realtà ci ha solo perso l’Italia e lo stesso Movimento 5 Stelle. Oggi se il referendum fosse passato ci sarebbe stato un chiaro vincitore e forse un governo 5Stelle. Invece, ha prevalso la logica della distruzione ad ogni costo per influenzare l’opinione pubblica e cercare di ottenere consensi sulle ceneri del Pd. Ma guarda il destino, ora il Pd è diventato un ipotetico e unico alleato per dare vita a un governo del Movimento 5Stelle.

Tutto sarebbe lecito e possibile. Però lasciatemelo dire. In questi anni solo perché si apparteneva al Partito democratico eravamo irrisi e demonizzati senza alcuna distinzione.
La guerra politica è finita? Avete deciso così?
Benissimo, abbiate almeno l’umiltà di chiedere scusa e forse qualcosa per l’Italia ancora è possibile farlo.
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Di Battista: "Mai alleanze con chi ha distrutto il Paese o lascio il M5S"

https://www.youtube.com/watch?v=Z5kyeXqzEfQ
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“Traditori, se andate col Pd veniamo a prendervi a casa”. La rabbia nel mondo pro M5S.

La torsione improvvisa del Movimento verso il Pd è stata, forse, un po’ troppo improvvisa persino per i suoi standard. È indicativo che i commenti del blog delle stelle, quello rimasto alla Casaleggio (dopo la migrazione di Grillo altrove), siano spessissimo di questo tenore: «Dopo 11 anni, prendo atto che si è passato dal vaffanculo, al Pd. Credo che il prossimo vaffanculo gli italiani lo daranno a voi. Che delusione». Oppure: «Ritorniamno al vaffa e ci prendiamo il 50%». O ancora: «La più grande cazzata dopo il week-end è questa qui (storpiando una famosa canzone di Jovanotti). Sono contrario a qualsiasi accordo con il Pd e se il Pd dovesse dire di si io andrò via e mi tessererò con la Lega».
(La Stampa, 25.4.18)