Il giorno 21 Febbraio 2019 (Anno Bellissimo)
Giuseppe-PadrePio-Conte disse:
«Non riteniamo necessaria alcuna manovra correttiva, dobbiamo solo continuare nel razionale ed efficace utilizzo delle risorse già stanziate».
Giuseppe Conte in Senato.
DiStImIcAmEnTe

QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)
...ma ora...
STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)
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giovedì 21 febbraio 2019
sabato 9 febbraio 2019
A chi piace la manovra?
C’è in Italia e nel mondo un economista* a cui piace la manovra?
Appello disperato in soccorso del governo. Scriveteci all’indirizzo mail: sosmanovra@ilfoglio.it
Roma. La manovra gialloverde è diventata anche un caso di studio internazionale: il prestigioso economista francese Olivier Blanchard l’ha descritta come uno di quei rari casi di “espansione fiscale restrittiva”, ovvero di aumento del deficit che fa ridurre – anziché aumentare – il pil. Di economisti che parlano male della politica economica del governo italiano ce n’è a fiumi, in Italia e all’estero. L’elenco sarebbe interminabile. Per avere però un giudizio più completo, forse è meglio provare a fare l’opposto, e cioè chiedersi: c’è qualche economista che giudica positiva la politica economica del governo? Esclusi quelli che sono nei ministeri, che lavorano come consulenti dei ministri o che fanno parte dei partiti di maggioranza, esistono economisti in patria o all’estero – accademici veri, non i fenomeni da baraccone che girano per i talk-show – che giudicano le misure del governo positive per la crescita? Dopo una prima ma approfondita ricerca, la risposta è negativa.
Ne avevamo individuati tre che avevano accolto con favore la linea anti austerity del governo Conte: Giovanni Dosi, Gustavo Piga e Riccardo Realfonzo, tutti e tre d’impronta neo o post keynesiana. Ma la versione finale della legge di Bilancio ha demolito i motivi del loro iniziale ottimismo. Dosi, professore alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è un nume tutelare del M5s, ha lavorato alla stesura del programma del movimento ed è il maestro di Andrea Roventini, che era stato indicato da Luigi Di Maio come ministro dell’Economia in campagna elettorale. In altri tempi si sarebbe detto un “intellettuale organico” al M5s. Ebbene, se a settembre Dosi diceva – come trionfalisticamente titolava il Sacro blog – che con la manovra “l’economia reale crescerà”, ora dice all’Espresso che è tutto sbagliato per l’“approccio dilettantesco del governo”: “Si è gonfiata la spesa corrente con provvedimenti di dubbia efficacia”.
E Giovanni Dosi li passa in rassegna. Il reddito di cittadinanza è “giusto” come principio ma per come è stato fatto è “un pasticcio”: “E’ una norma complicatissima che rischia di non funzionare”. Quanto a “Quota cento”, invece, “è una legge sbagliata”. E la cosiddetta flat tax produrrà “un aumento dell’evasione”. Ciò che serviva era “un piano straordinario di investimenti pubblici”, che sono stati tagliati, e fare le grandi opere come la Tav”. Bocciatura completa.
Gustavo Piga insegna a Tor Vergata, dove è collega del ministro Giovanni Tria, ed è stato uno dei professori scelti da Di Maio nel “comitato scientifico” per valutare la convergenza del programma del M5s con Lega e Pd. A ottobre, sul Sole 24 Ore, definiva “rivoluzionaria” la manovra con il deficit al 2,4 per cento perché abbandonava il Fiscal compact e portava l’Italia in “un nuovo paradigma” di “crescita e discesa del debito”. Piga però indicava una condizione essenziale affinché tutto ciò potesse verificarsi: il deficit doveva essere usato per “gli investimenti pubblici”. Sarebbe stato “un errore” usarlo per “politiche redistributive” come “reddito di cittadinanza, pensioni e flat tax”. E’ andata a finire in senso opposto: la manovra riduce addirittura gli investimenti (senza parlare di quelli bloccati dalle varie analisi) e butta tutto il disavanzo in spesa corrente.
Riccardo Realfonzo è un professore all’Università del Sannio, coordinatore della consulta economica della Fiom-Cgil ed economista di riferimento di Maurizio Landini. Anche lui a ottobre vedeva di buon occhio “la svolta rispetto alla vecchia ricetta dell’austerità” rappresentata dal deficit al 2,4 per cento: “E’ una discontinuità salutare che pone le condizioni per spingere l’economia verso tassi di crescita un po’ più soddisfacenti”. Era un giudizio generale, in attesa dei contenuti. Ora però Realfonzo, vista la composizione della legge di Bilancio, boccia la politica economica del governo: “Ha un impatto molto modesto sulla crescita perché trascura gli investimenti, non presenta un disegno di politica industriale e non muta le condizioni del lavoro”, scrive sulla rivista Economia e Politica. “La manovra è caratterizzata da un incremento del deficit finalizzato a un aumento della spesa corrente e dei trasferimenti. Gli investimenti sono fermi al palo. Non vi è una politica industriale in grado di rilanciare la competitività”.
Tre economisti vicini, non ostili o quantomeno senza pregiudizi nei confronti della maggioranza, bocciano la sua politica economica. La domanda resta aperta: c’è in Italia e nel mondo un economista* a cui piace la manovra del governo? Non l’abbiamo trovato. Lanciamo quindi un appello, o meglio, un sos: se esiste può farsi vivo e scrivere un articolo in difesa della “manovra del popolo” all’indirizzo mail: sosmanovra@ilfoglio.it.
(*Astenersi macchiette televisive)
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venerdì 1 febbraio 2019
Ma Conte ci è o ci fa? 3
Lo spread tra Btp e Bund schizza a 260 punti base dai 244 punti segnati in avvio di giornata. Il differenziale è risalito a quota 260 per la prima volta da metà gennaio.
Si impenna anche il rendimento dei decennali italiani che ieri, per la prima volta da luglio 2018 era tornato sotto la soglia del 2,6% e adesso è tornato al 2,74%.
L'Italia "perde colpi ipotecando il 2019". Lo afferma il Centro studi della Confindustria nella sua Congiuntura flash. "I dati negativi in Italia nella seconda metà del 2018 - scrive - aritmeticamente, contano molto nel calcolare la crescita annua del Pil nel 2019: il trascinamento è -0,2%. La dinamica a inizio 2019 sarà debole. Il PMI manifatturiero a gennaio cade molto sotto soglia 50, nei servizi è poco sopra, la produzione è stimata quasi piatta.
Anche se il Pil risalisse dal 2° trimestre - avverte - è alta la probabilità di una crescita annua poco sopra lo zero".
L'Italia è entrata in recessione.
Dopo tutto ciò, Giuseppe Conte dice: «Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L’Italia ha un programma di ripresa incredibile. C’è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c’è tanta determinazione da parte del governo».
Si impenna anche il rendimento dei decennali italiani che ieri, per la prima volta da luglio 2018 era tornato sotto la soglia del 2,6% e adesso è tornato al 2,74%.
L'Italia "perde colpi ipotecando il 2019". Lo afferma il Centro studi della Confindustria nella sua Congiuntura flash. "I dati negativi in Italia nella seconda metà del 2018 - scrive - aritmeticamente, contano molto nel calcolare la crescita annua del Pil nel 2019: il trascinamento è -0,2%. La dinamica a inizio 2019 sarà debole. Il PMI manifatturiero a gennaio cade molto sotto soglia 50, nei servizi è poco sopra, la produzione è stimata quasi piatta.
Anche se il Pil risalisse dal 2° trimestre - avverte - è alta la probabilità di una crescita annua poco sopra lo zero".
L'Italia è entrata in recessione.
Dopo tutto ciò, Giuseppe Conte dice: «Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L’Italia ha un programma di ripresa incredibile. C’è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c’è tanta determinazione da parte del governo».
Meglio che vada a farsi vedere. E non serve nemmeno uno bravo per la diagnosi.
Per una possibile terapia è un altro discorso.
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Ma Conte ci è o ci fa?
Questa specie di governo composto da illusionisti e imbonitori-annunciatori al cui cospetto il fanfarone Renzi sembra un dilettante, di cani e gatti e da un Conte aspirante domatore (non eletto, vero Di Maio?), sostenuto ancora, nonostante l'evidenza dei fatti, da qualche milione di vaffanculisti sognatori e creduloni, seguaci di un pifferaio-grillo e di un casaleggio-eminenza grigia, sta facendo allegramente e ...Titanicamente rotta verso degli icebergs contro i quali c'è ben poco da fare, oltre a suonare vecchi ritornelli mentre si affonda. A meno che non si cambi rotta al più presto. Tra due mesi dovremo fare i conti con la clausola stabilita con Bruxelles, e quei conti saranno c...onti amari. Sveglia, gente! Che farete alle elezioni? Ancora testa ...tra le stelle e nutella in bocca? Non è il caso di rinsavire? Di capire che dichiarare guerra alla Francia in nome dell'Africa è una fanfaronata? Che inimicarci tutti non ci porta a niente??? Che fuori dall'Europa sarebbe un disastro e ci ca...erebbero ancora meno? Dài, sù, siamo seri e cerchiamo qualcuno di serio da votare alle Europee. C'è. E sta crescendo; siamo già sul 20-25%. Si tratta della Lista di Calenda.
giovedì 13 dicembre 2018
Cazzari Giallo-Verdi
POSTA! - SEI MESI DI ILLUSIONISTI AL GOVERNO A MENARCELA CON LA LORO INFLESSIBILITÀ; ANNUNCI ESALTATI DAL BALCONE; PROCLAMI MUSSOLINIANI IN PIAZZA, SPREAD ALLE STELLE, BORSE A PICCO E ADESSO, COSA FANNO I CAZZARI GIALLO-VERDI? DICONO ‘ABBIAMO SCHERZATO: DÀI, FACCIAMO 2,04% E TUTTI CONTENTI!’”
Lettera 14
Sei mesi di testoni illusionisti al governo a menarcela con la loro presunta inflessibilità; annunci esaltati dal balcone; proclami mussoliniani in piazza; la sottosegretaria Castelli-in-aria a sproloquiare in TV; spread alle stelle; borse a picco. E adesso, cosa fanno i cazzari giallo-verdi? Dicono “Eh va be’, abbiamo scherzato: dài, facciamo 2,04 % e tutti contenti!”.
Contenti un cacchio, carissimi cazzari giallo-verdi: non è certo contento, bensì incazzatissimo, un pensionato che vede i suoi quattro soldi investiti scesi del 14%; altro che i vostri zerovirgola! Un sentitissimo “VAFFA!" dal non vostro
Vittorio Incazzatissimo ExInFeltrito
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La manovra dei cazzari giallo-verdi
Forzatura sul deficit nella manovra:
bruciato un miliardo in pochi mesi.
Deficit dal 2,4% al 2,04%: tra mutui in rialzo e aste più care, quanto ci è costata la forzatura con l'Europa
Nei due mesi e mezzo di strappo con la Ue lo spread è schizzato oltre quota 300 ritrovando i massimi da oltre cinque anni. Per lo Stato ha significato maggiori spese per interessi, per le famiglie un rialzo dei tassi per i nuovi mutui. E per i possessori di azioni, banche in primis, è stato un autunno nero.
Flavio Bini, Repubblica 13.12.18
lunedì 1 ottobre 2018
DEFICIT E DEFICIENTI ovvero Il gomblotto dei media
Scrive Sallusti su Il Giornale:
Troppo onore a considerarci responsabili, con il nostro «terrorismo mediatico», dell'innalzamento dello spread e del crollo delle borse. Solo un cretino - a questo punto mi chiedo se lei lo è o ci fa - può infatti immaginare che nelle centrali delle agenzie finanziarie e delle banche di tutto il mondo agiscano dopo avere letto Il Giornale. Me li vedo, i broker di New York e Londra, passare in edicola prima di andare in ufficio e sfogliare i quotidiani italiani con trepidazione prima di decidere cosa fare con i nostri titoli di Stato: «Sallusti è preoccupato: dài vendiamo, vendiamo prima che sia tardi».
Solo un cretino - e mi richiedo se Di Maio lo sia - può ignorare che i mercati si muovono non in base alle opinioni di chicchessia, ma solo studiando e sviscerando i fatti. Alla fine di questo lavoro, basato su atti e documenti, tirano una conclusione e ci scommettono sopra. E venerdì scorso, studiata la sua manovra e ascoltate le sue parole pronunciate nella notte dal balconcino di Palazzo Chigi, hanno scommesso sul fatto che lei, signor Di Maio, sia un cretino che sta mettendo a rischio i loro soldi, un terrorista della finanza. E hanno venduto. Semplice, no?
Ha voluto salire sul ring e al primo cazzotto piagnucola come un bambino. Se oggi non prenderà un secondo gancio al volto lo dovrà solo ai pompieri - primo fra tutti Mattarella - che in queste ore si stanno prodigando a convincere i mercati che non lasceranno il Paese totalmente in mano a terroristi, per giunta kamikaze, e non parlo di noi ma di lei, signor Di Maio. Speriamo che vengano ascoltati e creduti.
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Sallusti dimentica però un altro guaio: con Di Maio è d'accordo anche Salvini.
sabato 29 settembre 2018
La manovra del popolo bue.
Ora che il «governo del cambiamento» ha preso in mano il Paese, punta a farlo crescere di più mediante disavanzo e debito ancora maggiori e l' inversione del percorso avviato dagli ultimi quattro governi per rimuovere alcuni ostacoli alla crescita. Inoltre, la manovra è effettivamente azzardata. Pur con ipotesi prudenziali, Federico Fubini nel Corriere di ieri ha quantificato quell' azzardo in un probabile accumulo di oltre 100 miliardi di euro aggiuntivi di debito pubblico nei prossimi tre anni, con una preoccupante conseguenza.
(M.Monti)
(...) portare a una crescita nel 2019 di circa il 2 per cento e crescere ancora di mezzo punto percentuale all’anno, raggiungendo quella soglia minima del 3 per cento necessario per guardare al futuro dell’occupazione e della stabilità finanziaria del Paese che una crescita intorno all’1 per cento annuo non garantirebbe.
Se la sostenibilità del debito pubblico italiano viene giudicata sulla base del rapporto tra debito pubblico e Pil, va constatato che esso si ridurrà nel corso dell’intero triennio, dato che la crescita del Pil nominale resterà in modo permanente al di sopra del 2,4 per cento del deficit di bilancio. Ciò vale nella peggiore delle ipotesi, quella di una mancata crescita, ma ancor più in quella di un successo della combinazione di spesa come quella indicata nella Nota di aggiornamento.
Poiché il governo è composto da persone che capiscono i rischi finanziari, ma anche avvertono i gravi pericoli dovuti a un peggioramento della crescita, l’attuazione del programma di governo sarà oggetto di un costante monitoraggio per verificare se gli andamenti dell’economia e della finanza restano coerenti con gli strumenti attivati; tutto ciò a cominciare dal 31 dicembre 2018, ancor prima dell’avvio del programma. Sono certo che il mercato valuterà in positivo le scelte fatte riconoscendo al governo il beneficio della razionalità che alimenta la speranza del mantenimento di una stabilità politica non meno preziosa della stabilità di bilancio.
(P. Savona, ministro per gli Affari europei)
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