DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)

giovedì 28 novembre 2019

Fico, vuoi sposarmi?





Lettera 16
Dagosapiens, in Parlamento i nostri Onorevoli (?) un giorno fanno una rissa davanti alle scolaresche in visita; il giorno dopo si fanno le proposte di matrimonio durante gli interventi; poi uno fa gli auguri all'altro. E il Presidente Fico, cosa fa? Qualche frasetta stentatella e avanti. Povera, povera Italietta.
Vittorio Ficovuoisposarmi? ExInFeltrito




martedì 5 novembre 2019

30 e lode in Rave Party


Lettera 15
Dagosapiens, il Rettore della Statale di Milano dice:  “Queste feste abusive sono state tollerate per molti anni (…) una decina di studenti ci ha impedito di chiudere un portone (…) serve un’assunzione di responsabilità". Ma non sono i Rettori i primi (ir)responsabili se "per molti anni" tollerano rave-parties illegali all’interno delle Università? Conoscono un po’ di inglese? Sanno che “rave” vuol dire “selvaggio”? Tollerano "per molti anni" che i selvaggi la facciano da padroni e poi si lagnano?
Vittorio Allibito ExInFeltrito

martedì 29 ottobre 2019

Travaglio fa il freeclimber sugli specchi dell'Umbria

Travaglio, famoso scommettitore sui cavalli sbagliati, ieri, per dimenticare, e per riuscire ad arrampicarsi sugli specchi, deve aver alzato il gomito. 
Scrive infatti il Vate: "Quando si perde con 20 punti di distacco, ogni recriminazione è tempo perso". Ma poi: "Le alleanze inedite non si giudicano da un primo, frettoloso e disperato esperimento". E anche: "I 5Stelle hanno migliorato tutta la politica. Inclusi se stessi".  A seguire: "ll Conte 2 esce non indebolito, ma paradossalmente rafforzato".  Ma poi: "Il Conte 2: ... se non ci credono le forze che lo compongono, non possono pretendere che ci credano i cittadini." E, arrampicata finale: "L'Umbria passerà, tra due giorni nessuno si ricorderà più di quel voto".
Vittorio Cin-cin! ExInFeltrito

venerdì 18 ottobre 2019

Vaffa...anziani!


Lettera 15
Dagosapiens, ora Grillo lancia il suo “Vaffa!” contro gli anziani: vuole privarli del voto ed eliminarli dalla scena politica. Cominci lui e si autoelimini! Poi, in quanto al voto ai sedicenni: perché mai a 16 anni uno, con il suo voto, dovrebbe rendersi responsabile del futuro del suo Paese rimanendo però minorenne per tutto il resto?


Vittorio Vaffanziano ExInFeltrito

giovedì 17 ottobre 2019

Il Bullo del Fatto e il Bullo di Rignano


Lettera 12
Dagosapiens, giorni fa Travaglio ha scritto che Renzi esiste solo perchè ne parlano sempre i giornali, i quali non dovrebbero più parlare di lui. Verso sera sul Fatto-online un bel titolone di apertura su Renzi da Vespa; più giù, altri due articoli. Ieri un altro articolo. Oggi ancora. Come la mettiamo, Travaglio? Il Fatto non è un giornale? O può avere l’esclusiva sul Bullo di Rignano?
Vittorio IlBullodelFatto ExInFeltrito

lunedì 14 ottobre 2019

Il professor Di Maio



 Già nel Febbraio 2018 Di Maio era andato alla ormai famigerata Università Link a parlare di politica estera.  Ma di che cosa avrà mai parlato Giggino: di Napoli-Real Madrid? Del prezzo della Coca Cola al San Paolo? Del Venezuela di Pinochet? Ma dico: il ...dottor Scotti -va bè che il riso fa buon sangue- ma com’è che non ha pensato di invitare qualcuno più illuminato del bibitaro nel suo presti(digi)toso Ateneo? Oppure già sapeva che sarebbe diventato -ahimè- Ministro degli Esteri?
Vittorio DottorScotti! ExInFeltrito

domenica 6 ottobre 2019

Greta Thunberg è una "testa calda"?





Lo scienziato Franco Prodi, climatologo e studioso dell'atmosfera di fama mondiale, è convinto che la battaglia portata avanti dalla sedicenne svedese Greta Thunberg e dal movimento Fridays For Future, non stia andando nella giusta direzione: “Con Greta - dice- siamo di fronte a un abbaglio mondiale”.


Perché, Professore?
Perché questo movimento incanala nella direzione sbagliata, cioè la lotta al riscaldamento globale, quella che è in realtà un’urgenza giusta, ovvero la salvaguardia del pianeta. 
Perché sarebbe la direzione sbagliata?
Perché, al momento, nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato.
Il cambiamento climatico è un falso?
No, io non nego affatto che ci siano i cambiamenti climatici. La storia del nostro pianeta è anche la storia dei cambiamenti climatici che si sono susseguiti nel tempo.
Quali, per esempio?
Nel tardo Medioevo, intorno all’anno 1200, è noto che la temperatura della Terra aumentò significativamente. Così come sappiamo che a metà del diciassettesimo secolo ci fu un fenomeno inverso, ovvero una piccola glaciazione. In entrambi i casi, l’uomo non aveva ancora sviluppato tutte quelle attività industriali che oggi sono considerate responsabili dei cambiamenti climatici. Come si può dire, dunque, che per il 95 per cento è colpa dell’uomo?
Ma il riscaldamento globale c’è o non c’è?
I dati che abbiamo a disposizione dicono che, dai primi anni dell’ottocento (quando sono state state impiantate le prime stazioni meteorologiche in diverse parti del mondo), la temperatura media globale è cresciuta ogni secolo di un decimo di grado. Questo è innegabile, nessuno lo contesta. Ciò che è in discussione, nella comunità scientifica, è la causa di questa crescita.
Cosa si sa per certo?
Che il clima terrestre è il risultato dello scambio di due flussi di fotoni: uno che dal Sole va verso la Terra, e l’altro che sale dalla Terra verso l’esterno. Come sa, il Sole è un corpo che misura quasi 6 mila gradi kelvin. La Terra, invece, ha una temperatura di 300 gradi kelvin, circa 25,5 gradi centigradi. È come se da una parte ci fosse una lampada, e dall’altra una palla di vetro. In mezzo a esse, l’atmosfera.
Cosa significa concretamente?
Che la temperatura della palla di vetro dipende da una molteplicità di fattori, tra cui la distanza che c’è tra la lampada e la palla di vetro. Una distanza che non è sempre costante, e che dipende da una molteplicità di fattori che non sono facilmente calcolabili. Per questo, non possiamo stabilire con esattezza quanto il riscaldamento climatico sia responsabilità dell’uomo e quanto, invece, dipenda da altri fattori. 
Perché la scienza è così incerta?
Perché la scienza del clima è ancora nell’età dell’infanzia. È nata nel 1800. Prima non esisteva nulla di paragonabile. E con i modelli che ha a disposizione, può solo elaborare degli scenari incompleti. Incompleti, soprattutto, se qualcuno intende basare su di essi il destino dell’umanità. Farlo, non sarebbe un atto di coscienza ecologica. Piuttosto, di incoscienza scientifica.
Ma lei si allarma o no quando legge che una parte del Monte Bianco si sta sciogliendo?
Sinceramente no, non mi allarmo. Sono fenomeni che abbiamo già conosciuto. La pianura padana, per dire, era un’enorme ghiacciaio. Poi, la vita è ripresa.
Perché lei è uno dei pochi scienziati a dire queste cose?
Sono uno dei pochi, ma non sono l’unico: sia in Italia, sia nel mondo. Peraltro, non è nella mia natura essere controcorrente. Le confesso che, a volte, mi sento anche a disagio nel ruolo di grillo parlante.
Però?
Perònon posso fare a meno, quando parlo, di parlare facendo riferimento alle conoscenze scientifiche che abbiamo a disposizione, e che non dicono quello che il regime catastrofista che domina il discorso pubblico vorrebbe che dicessi. Tutto qui.
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“I GIOVANI SI METTANO A STUDIARE POI NE RIPARLIAMO” - FRANCO PRODI , FRATELLO DI ROMANO E STUDIOSO DI FISICA DELL’ATMOSFERA, SCIOGLIE LE TRECCE A GRETA E AI GRETINI: “NON CAPISCO GLI SCIENZIATI CHE INSEGUONO UNA RAGAZZINA DI 16 ANNI. REGNA UN CONFORMISMO CHE MI FA PARLARE QUASI DI REGIME. FIORAMONTI DOVREBBE INVITARE I RAGAZZI A STUDIARE. HO VISTO MOLTI SCENDERE IN PIAZZA SENZA…"

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-giovani-si-mettano-studiare-poi-ne-riparliamo-rdquo-franco-215670.htm

domenica 29 settembre 2019

Come smontare Greta scientificamente

COME SMONTARE GRETA CON NUMERI, SCIENZA E ANALISI POLITICA - IL RICERCATORE MARIUTTI: ''LE SUE PAROLE SONO UN PARAVENTO DI INTERESSI E IPOCRISIA, UN'IDEOLOGIA REAZIONARIA E PATERNALISTICA IN CUI QUELLI CHE SI CONSIDERANO I 'MIGLIORI' (I RICCHI SVEDESI EUROPEI) IMPONGONO LE LORO PRIORITÀ DEL MOMENTO AGLI ALTRI. MA IN AMERICA TRUMP HA VINTO GRAZIE AI VOTI DEGLI STATI CHE CHIEDEVANO DI NON CHIUDERE LE MINIERE DI CARBONE, IN FRANCIA I GILET GIALLI COMBATTONO CONTRO LE ACCISE SUL DIESEL DEI LORO CAMION. IL PROBLEMA NON SI PUÒ AFFRONTARE IGNORANDO LA MEDIAZIONE CON LA SOCIETÀ''
(da Dagospia)



L’autore è Enrico Mariutti, ricercatore e analista in ambito economico ed energetico. Founder della piattaforma di microconsulenza Getconsulting e vice presidente dell’Istituto Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) –


https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/come-smontare-greta-numeri-scienza-analisi-politica-ricercatore-214965.htm

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“I GIOVANI SI METTANO A STUDIARE POI NE RIPARLIAMO” - FRANCO PRODI , FRATELLO DI ROMANO E STUDIOSO DI FISICA DELL’ATMOSFERA, SCIOGLIE LE TRECCE A GRETA E AI GRETINI: “NON CAPISCO GLI SCIENZIATI CHE INSEGUONO UNA RAGAZZINA DI 16 ANNI. REGNA UN CONFORMISMO CHE MI FA PARLARE QUASI DI REGIME. FIORAMONTI DOVREBBE INVITARE I RAGAZZI A STUDIARE. HO VISTO MOLTI SCENDERE IN PIAZZA SENZA…"


https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-giovani-si-mettano-studiare-poi-ne-riparliamo-rdquo-franco-215670.htm

martedì 24 settembre 2019

Salviamo Greta dalla ...fama nel mondo







Lettera 17
Dagosapiens:  “Come osate?!”; “Come vi permettete?”; “Mi avete rubato l’infanzia!”. Come tutti quelli che hanno a disposizione microfoni e telecamere a volontà anche la povera Gretina, dopo essersela montata, perde la testa. Ma quale infanzia le è stata rubata??. “Dovrei essere a scuola, dall’altra parte dell’oceano”: sì, Greta, hai fatto la tua parte, grazie, ora sarà meglio che tu ci torni a scuola, a riprendere la tua vita di ragazzina, prima che sia troppo tardi e che tu perda anche l'adolescenza. (Ma, mi raccomando: facci sapere con quale barchetta farai il viaggio di ritorno). E ora, sinceramente: buona fortuna!
Vittorio Salviamogretadallafamanelmondo ExInFeltrito


Era ora!

 "MI SONO LECCATO I BAFFI QUANDO HO SAPUTO CHE L’EUROPARLAMENTO HA EQUIPARATO COMUNISMO E NAZISMO QUALI I DUE GRANDI CRIMINI DEL NOVECENTO. LEGGO OGGI SUL “FATTO” CHE DANIELA RANIERI SE NE RAMMARICA. DOVE, QUANDO, IN CHE COSA, NEI CONFRONTI DI CHI IL COMUNISMO REALE È STATA UNA DITTATURA MEN CHE ORRENDA E DUNQUE MIGLIORE DEL NAZISMO? – GRANDE SOCIALISTA RIFORMISTA, RICCARDO LOMBARDI, MI DISSE…"


https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/versione-mughini-quot-mi-sono-leccato-baffi-quando-ho-saputo-che-214523.htm


martedì 17 settembre 2019

Feltri rimandato in Italiano





Lettera 12
Dagosapiens, si legge con piacere il racconto di Vittorio Feltri sul suo rapporto con la Fallaci. Ma qui Feltri ci dà un altro piacere: quello di potergli far notare -a lui che a chi fa qualche errore di italiano dà facilmente dell’analfabeta- queste sue due “perle”: 
"…mi chiedeva consigli, alcuni dei quali non ero in grado di darli”;   "(Oriana) aveva già prosciugato le ultime riserve che gli avevo procurato”.
Vittorio Soddisfatto ExInFeltrito

giovedì 12 settembre 2019

Gli Italiani, che bestie sono?

Bestie
La Stampa
È con rincrescimento che tocca occuparsi di nuovo di Matteo Salvini, con tutti i guai nei quali s'è infilato. E però ieri se l'è presa con Achille Occhetto (l'ultimo segretario del Pci) poiché ha definito gli italiani «una brutta bestia». Alla sinistra il popolo fa un po' schifo, ha detto Salvini, e qui s'è avuto un moto di ribellione. Perché da queste colonne, e in purissimo spirito di destra, affermiamo convintamente che gli italiani sono 1) un modesto popolo 2) servili 3) titolari di una cultura di cretini 4) somari 5) dei buoni a nulla capaci di tutto 6) estremisti per prudenza 7) imbroglioni, corrotti, sporchi 8) si fanno guidare da imbecilli 9) sono divisi in due categorie, furbi o fessi 10) vogliono guadagnare molto faticando poco e, se impossibile, guadagnare poco faticando meno 11) gente che va in soccorso del vincitore 12) dei giocatori di totocalcio, niente più 13) popolo fra i più incivili del mondo 14) per bandiera non hanno il tricolore ma quello che custodiscono fra le gambe 15) generosi tranne quando si tratta di pensare 16) gelosi, biliosi, vanitosi, piccini 17) sempre divisi, sempre pronti a passare da una barricata all'altra, a cambiare bandiera ai primi accenni di maltempo 18) mezze cartucce, una mediocre razza 19) il peggio del peggio 20) eppure continuiamo a volerci bene, per fortuna (la 1, la 2, la 3 e la 4 sono di Montanelli, la 5 e la 6 di Longanesi, la 7, la 8, la 9 e la 10 di Prezzolini, la 11 e la 12 di Flaiano, la 13 e la 14 di Malaparte, la 15 di Gadda, la 16 di Fallaci, la 17 e la 18 di Mussolini, la 19 è sua, caro Salvini, la 20 di un rubrichista a caso).
Mattia Feltri

martedì 10 settembre 2019

Un Conte per tutte le stagioni



Lettera 21

Dagosapiens, l'avvocato del popolo (leggasi popolo grillino), pur dimenticandosi di cambiare la pochette bianca con una gialla, ha finalmente fatto coming out. Da notare poi, a Montecitorio, tra tutti i suoi dire e non dire: "Onorevoli colleghi della Lega: io non dirò mai che voi avete tradito!", quando qualche minuto prima aveva detto: "Il Movimento 5 stelle ha subito un tradimento". Un vero artista. Funambolo. Giocoliere. Saltimbanco. Prestigiatore. Perfetto, insomma, per quel circo dove quelli che un mese fa applaudivano ora fischiano e quelli che fischiavano ora applaudono.
Vittorio MagoGiuseppi ExInFeltrito


venerdì 6 settembre 2019

Quelli dei selfies



Lettera 7
Dagosapiens, se un ministro dei Beni Culturali non capisce che i selfies sono sottocultura, siamo a posto.
Vittorio Noselfie ExInFeltrito






giovedì 29 agosto 2019

Conte: con quella "pochette" può fare ciò che vuole


Lettera 14
Dagosapiens, quatto quatto, Conte e la sua “pochette" hanno soddisfatto la loro prima segreta ambizione: diventare personaggio politico internazionale di lungo corso. Se sul suo cammino continuerà a incontrare cialtroni e cialtroncelli (cosa molto probabile, visto il nostro panorama politico) e se il suo Padre Pio continuerà ad assisterlo, dopo il praticantato nei nostri squinternati governicchi, altro che cattedra universitaria: scommettiamo che lo vedremo seduto in una mega-poltrona dorata alla UE e -tempo al tempo- in quella di Presidente della Repubblica?
Vittorio Conquellapochettepuòfareciòchevuole ExInFeltrito

mercoledì 28 agosto 2019

Le 5 pippe di Conte


Lettera 14
Dagosapiens, dunque l’ex-premier non tornerà a insegnare “un minuto dopo” la fine del suo mandato, come dichiarato in passato ma avremo un Conte bis?  Certo, l'uomo è presentabile, ben visto in Europa e da Trump (!); ma non ti sorprende una cosa: che una persona della sua intelligenza stia con i 5 Stelle?? 
Vittorio Cinquepippe ExInFeltrito

giovedì 22 agosto 2019

L'Italia non s'è ancora desta


Foto che illustra perfettamente la situazione politica italiana.
Vittorio Chediocelamandibuona ExInFeltrito

mercoledì 21 agosto 2019

I conti di Conte




Lettera 18
Dagosapiens, tu credi che l’anno bellissimo di Conte finisca qui? Credi che l’ex-Presidente del Governo più squinternato che l’Italia abbia mai avuto non sapesse qual era il suo tornaconto nell’accettare di fare il “Presidente per caso” con quei due? In merito alla fine del suo mandato in un’intervista aveva dichiarato: “Un minuto dopo tornerò ad insegnare”: credi davvero che lo farà? O che invece dopo aver fatto “l’avvocato del popolo” sfrutterà fama e conoscenze fatte in Europa per fare l’avvocato di ben altri clienti, o chissà cos’altro in politica? Con i suoi due vice ha accettato spesso di fare il burattino invece che il burattinaio ma sapeva bene cosa avrebbe avuto poi in cambio. Il nostro Giuseppe non è scemo e grazie all’aiuto di San Di Maio, San Salvini e San Padre Pio adesso…
Vittorio Conteallaresadeiconti ExInFeltrito



domenica 18 agosto 2019

SELFIE 2: Psicologia del selfie



Da un punto di vista psicologico la selfie mania è una mancanza di autostima e sarebbe un valido indicatore di alcune lacune presenti nella propria vita privata. Compulsività, ossessione e ripetitività caratterizzano la personalità di queste persone che impiegano anche ore della giornata per non far mancare sul proprio profilo Facebook o Instagram l’ultimo “selfie”.
Le persone dipendenti dal selfie non sono sicure si sé. Infatti la ricerca continua e assillante di commenti positivi al proprio scatto rappresenta il disperato bisogno di accettazione da parte di chi è insoddisfatto e ha bisogno di rassicurazioni sul proprio aspetto. Basta pensare che cliccare e contare i “mi piace” sia diventata l’unica cosa importante, mentre è molto grave questo immortalare se stessi in questi momenti per condividerli con il mondo e nello stesso tempo avere delle lacune nel vivere le emozioni positive o negative che siano, ma della vita reale di tutti i giorni. La condivisione di momenti resta relegata a un puro universo virtuale dove “il farsi vedere e notare” è l’anticamera per molti disturbi nel medio e lungo periodo quali i disturbi alimentari, primi approcci con droghe ed errate percezioni delle forme del proprio corpo. Da studi scientifici americani (American Psychiatric Association) la selfie mania potrebbe rappresentare i primi segnali di veri e propri disturbi mentali, ma è bene non generalizzare.

Sicuramente l’era tecnologica in cui viviamo non agevola ma incita a essere sempre più isolati e soli nonostante gli innumerevoli contatti che una persona può avere sul suoi profili social.
Perché non ci basta vivere il quotidiano e le emozioni vere? Sapranno le nuove generazioni che il confronto e il dialogo con un’altra persona può arricchire il bagaglio di esperienze e non il conteggio quasi maniacale dei “mi piace”?

Dottoressa Sara Ronchi
psicologasararonchi@virgilio.it

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Diagnosi: selfite.

 Cause e rimedi della selfie-mania

Complici smartphone e altre nuove tecnologie, l’abitudine di scattarsi fotografie da soli e di pubblicarle sui social network è diventata una mania. La situazione è arrivata ad un punto tale da spingere a coniare un nuovo termine per definirla, ossia selfite. Ma dietro a questa ossessione degli autoscatti con lo smartphone sembrerebbe nascondersi una vera e propria malattia. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori della Nottingham Trent University e della Thiagarajar School of Management a Madurai in India.
Lo studio, pubblicato sull’International Journal of Mental Health and Addiction ha messo a punto una sorta di scala, utile per valutare il livello di gravità della patologia. Questa classificazione ha richiesto un sondaggio su 400 persone in India, Paese che conta tantissimi utenti Facebook e il più alto numero di morti per selfie ‘pericolosi’.
Questo nuovo disturbo mentale infatti si può presentare con tre livelli diversi. Nel primo, definito borderline, quello più lieve, chi soffre di selfite si scatta almeno tre selfie al giorno, ma non li pubblica sui social network. Chi soffre di selfite acuta (la più diffusa nel campione analizzato), invece, si fotografa almeno tre volte al giorno e condivide sempre le immagini sui social. Infine, la selfite cronica è lo stadio più grave e corrisponde alla situazione in cui i selfie diventano vere e proprie ossessioni, il desiderio dell’autoscatto è incontrollabile e le fotografie scattate vengono pubblicate su Facebook e Instagram almeno sei volte al giorno.
Ma perché ci facciamo i selfie?
Senza dubbio, come in tutti i fenomeni di massa, il fatto di seguire la tendenza del momento e fare quello che fanno tutti gli altri semplicemente per spirito di emulazione o per timore di sentirsi diversi gioca un ruolo fondamentale.
Questo aspetto è innegabile, ma c’è anche una spiegazione psicologica, secondo la quale i selfie esprimono il bisogno di autoaffermarsi e di raccontare agli altri, attraverso le immagini, la propria identità. Forse parlare di malattia mentale è un po’ esagerato e fuori luogo, ma fare troppi selfie può nascondere delle insicurezze psicologiche e un grande bisogno di ricevere conferme dagli altri. Alcuni esperti avvertono che dietro all’autoscatto eccessivo potrebbe nascondersi qualche disagio più o meno grave, di natura psicologica.
I selfie nascondono anche il bisogno di ricevere apprezzamenti e di solito, infatti, quando si pubblica una foto su un social network, lo si fa per avere un riscontro positivo.
Per chi è single, ma non vuole più apparire raffigurato in autoscatti solitari agli occhi dei suoi contatti social, l’idea di due artisti canadesi, Aric Snee e Justin Crowe, è davvero geniale. I due hanno infatti creato l’asta che fa le foto come un ‘fidanzato’, ossia un’asta per i selfie a forma di braccio da tenere per la mano, ottenendo delle immagini in cui sembra che dall’altro lato dell’obiettivo ci sia proprio la tua dolce metà.
Sono soprattutto gli adolescenti a dedicarsi in maniera esagerata alla pratica dell’autoscatto. Si tratta di ragazzi insicuri e fragili, solo apparentemente spigliati, integrati e sicuri di sé, che sentono di esistere solo attraverso le immagini e l’apprezzamento altrui. In quella fase delicata di costruzione del sé che è l’adolescenza, questi soggetti rischiano quindi di trovare e costruire solo un’identità illusoria.
Anche se meno numerosi non mancano di certo nemmeno gli adulti affetti da selfite. Quasi sempre sono soggetti immaturi, incapaci di diventare quello che vorrebbero essere e di conseguenza con poca autostima. Pubblicare tanti selfie può essere un meccanismo compensativo che mettono in atto per colmare le loro lacune emotive ed esistenziali.
Come in tutte le cose, anche in questo caso, il paramento di giudizio è quello relativo alla misura. Farsi un selfie ogni tanto, e magari in compagnia, non rientra certo in quelli dell’osservazione psicologica. Il problema nasce quando invece il numero dei selfie realizzati e pubblicati aumenta, arrivando a essere un rituale quotidiano.
Eppure un modo per guarire dalla selfite c’è ed è semplice: basta anteporre la propria quotidianità alla vita virtuale e, invece di perdere tempo con gli autoscatti, imbattersi in vere relazioni sociali o impegnarsi in qualcosa che possa appassionare. Perché se è vero che la selfite non è certo una malattia mortale, la ricerca dimostra che, a lungo andare, aumenta le insicurezze di chi ne è affetto e ne impoverisce la vita interiore.
Alice Berti

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Selfite: è una malattia?


L'abitudine a farsi delle fotografie da soli (selfie) allo scopo di pubblicarle sui social network può diventare addirittura una malattia? Sembrerebbe di sì, visto che è stato coniato un termine, selfite, per indicare chi è “ossessionato” da questa pratica ormai diffusissima, tanto fra i cosiddetti “vip” quanto fra le persone comuni.
Forse parlare di malattia mentale è un po' esagerato, ma fare troppi selfie può nascondere delle insicurezze psicologiche e un grande bisogno di ricevere conferme dagli altri. Approfondiamo l'argomento: vediamo perché si sente il bisogno di fare i selfie e quando quest'abitudine può essere spia di qualche disagio, più o meno grave, di natura psicologica.

Perché si fanno i selfie
Perché si fanno i selfie? Si tratta solo di seguire la tendenza del momento oppure c'è qualcosa di più? Senza dubbio, come in tutti i fenomeni di massa, anche nel selfie gioca un ruolo fondamentale il seguire le mode (spesso lanciate da personaggi famosi, come in questo caso) e il fare quello che fanno tutti gli altri semplicemente per spirito di emulazione o per timore di sentirsi "diversi".
Questo aspetto è innegabile, ma c'è anche una spiegazione psicologica, un po' più "profonda": i selfie esprimono il bisogno di autoaffermarsi, di raccontare agli altri, attraverso le immagini, la propria identità. In questo senso non avrebbero un valore negativo perché permetterebbero alla persona di incanalare il proprio narcisismo in una maniera, anche se non particolarmente costruttiva, nemmeno deleteria per sé e/o per gli altri.
I selfie nascondono anche il bisogno di essere riconosciuti dai propri “simili” e di ricevere apprezzamenti: di solito, infatti, quando si pubblica una foto su un social network, lo si fa per avere un riscontro positivo (in genere si postano belle foto, in cui il soggetto offre agli altri l'immagine migliore di se stesso). Fin qui non ci sarebbe in fin dei conti nulla di male: tutti siamo un po' narcisisti e desideriamo i complimenti e l'apprezzamento degli altri, anche perché la nostra società è molto basata sull'immagine e pochissimi riescono a sottrarsi a questo tipo di condizionamento. Quando però la situazione può sfuggire di mano e toccare i confini della patologia? Vediamolo insieme.

Quando il selfie è indice di problemi psicologici nell'adolescenza
L'abitudine a fare autoscatti può anche diventare una vera e propria mania: parlare di disturbo mentale è probabilmente un po' esagerato e fuori luogo (anche se sembra che l'American Psychiatric Association abbia definito la selfite una vera e propria malattia, con 3 livelli diversi di gravità a seconda di quanti autoscatti si fanno al giorno), ma in alcuni casi si può certo parlare di eccessi che nascondono un disagio psicologico, anche se non grave.
Sono soprattutto gli adolescenti a dedicarsi in maniera esagerata alla pratica dell'autoscatto: e per esagerata si intende più di 6 autoscatti al giorno (subito pubblicati). Si tratta di adolescenti insicuri e fragili, solo apparentemente spigliati, integrati e sicuri di sé. Fare tanti selfie a quest'età può essere indice di un'incapacità di trovare la propria identità: questi adolescenti sentono di esistere solo attraverso le immagini e l'apprezzamento altrui. In quella fase delicata di costruzione del sé che è l'adolescenza, questi soggetti rischiano quindi di trovare e costruire solo un'identità illusoria.
Se vi accorgete che vostro figlio adolescente è fin troppo preso dalla mania degli autoscatti, non è il caso di drammatizzare né di preoccuparsi eccessivamente: potrebbe essere una fase transitoria, ma in ogni caso occorre intervenire per aiutarlo a costruire in maniera alternativa la propria immagine personale e quindi anche la propria autostima. Il coinvolgimento in un'attività vera (sport, volontariato, musica o altro) è in genere la “terapia” migliore.

La mania dei selfie in età adulta
Anche se meno numerosi degli adolescenti, non mancano nemmeno gli adulti affetti da “selfite”: quasi sempre sono soggetti immaturi, incapaci di diventare quello che vorrebbero essere e di conseguenza con poca autostima. Pubblicare tanti selfie per ricevere apprezzamenti e commenti positivi può essere un meccanismo compensativo che mettono in atto per colmare le loro lacune emotive ed esistenziali.
A volte basta poco per uscire da questo meccanismo un po' malato. Anteporre la vita vissuta a quella virtuale, impegnandosi in qualcosa che appassiona veramente e coltivando sane e vere relazioni nella quotidianità, è sicuramente il modo migliore di affrontare questo problema che, anche se non gravissimo, alla lunga rischia di rendere una persona sempre più insicura e di impoverirne la vita interiore.