DiStImIcAmEnTe

QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)
...ma ora...
STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)
mercoledì 28 dicembre 2016
Grillo, ovvero La povertà degli altri.
MA BEPPE GRILLO HA PUBBLICATO L'ELOGIO DELLA POVERTÀ PERCHÉ QUEST'ANNO NON C'ERA POSTO NEL RESORT DI BRIATORE A MALINDI?
IL POST DI BEPPE GRILLO SUL SUO BLOG: ''IL RIMEDIO È LA
POVERTÀ'', DI GOFFREDO PARISE.
PERO' NEL BRANO DI PARISE PUBBLICATO DA GRILLO SI PARLA DI QUANTO SIANO SUPERFLUI I 'CRETINISSIMI' YACHT. COME QUELLO DOVE BEPPONE HA PASSATO IL FERRAGOSTO 2016, DEL MILIONARIO ENRICO DE MARCO?
il comico genovese e capo politico del MoVimento 5 Stelle quest’estate ha scelto di trascorrere il Ferragosto a bordo dell’Aldebaran, lo yacht da 42 metri dell’imprenditore Enrico De Marco, re della simil-pelle. Il tutto in una delle location meta per antonomasia del vippume e dei ricchi italici: Porto Cervo.
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3.BEPPE GRILLO CI SPIEGA IL VALORE DELLA POVERTÀ AFFITTANDO CASA A 14MILA EURO A SETTIMANA
Giovanni Drogo per www.nextquotidiano.it
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martedì 27 dicembre 2016
L' ONU secondo Trump (e non solo)
Trump su Twitter:
Onu? "Club di chiacchiere".
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Non è che abbia ragione???
domenica 25 dicembre 2016
Il Natale di Sgarbi (Come lo invidio).
"Non ho mai fatto una cena di
famiglia, non ho mai fatto un natale.
Io sono nato l'otto maggio, non
capisco perché fanno gli auguri a
me per il Natale di un altro. Anche se
Gesù è mio fratello, che cazzo
c'entro io con il Natale?
Le tombolate mi fanno cagare, fanno
schifo.
Evito due feste: il Natale e il
Capodanno.
A Capodanno è bellissima
l'autostrada vuota: non c'è
nessuno.
Non ho mai fatto il trenino a
Capodanno e non mai fatto neanche
il conto alla rovescia: lo odio, che
cagata pazzesca".
V. Sgarbi
Ah, il Natale...
1. DAGOREPORT
Il vecchio sistema per godersi il giorno della natività era di ingozzarsi di torrone mandorlato, sbronzarsi di Amaretto di Saronno, tombolare con il sacrario famigliare lanciando i fagioli segna-numero e digerire da scimuniti davanti al Baudo-scopio. Un simile comportamento è oggi ritenuto assolutamente meschino, anche romanticamente antico.
Oggi un Natale deve sostituire la Quaresima come giorno di penitenza, il Carnevale come giorno di scemenza, il Ferragosto come giorno di pestilenza: è infatti a tavola, davanti a un piatto di cappelletti in brodo, che si fa ammenda per aver persistito durante undici mesi e venticinque giorni nel dichiararsi parenti di un mucchio di gente antipatica e inutile, che a malapena si sa chi sia.
Non chiamatelo cenone, è una cena come la sedia elettrica è una sedia.
...
Per tradizione, a Natale si deve mangiare in modo strabocchevole, insensato, demente, e bere in proporzione; per questa inaudita mangiata si vanno a recuperare cugini magri, nipoti anoressici e liberi combattenti del colesterolo.
...
Insomma, le smanie conviviali che accompagnano il Santo Natale sono atti decisamente incivili. Del resto, troppo tempo, denaro e pubblicità sono investiti nel pranzo di Natale per lasciare che una piccola comunità sciupi questo evento andando in chiesa.
Il vecchio sistema per godersi il giorno della natività era di ingozzarsi di torrone mandorlato, sbronzarsi di Amaretto di Saronno, tombolare con il sacrario famigliare lanciando i fagioli segna-numero e digerire da scimuniti davanti al Baudo-scopio. Un simile comportamento è oggi ritenuto assolutamente meschino, anche romanticamente antico.
Oggi un Natale deve sostituire la Quaresima come giorno di penitenza, il Carnevale come giorno di scemenza, il Ferragosto come giorno di pestilenza: è infatti a tavola, davanti a un piatto di cappelletti in brodo, che si fa ammenda per aver persistito durante undici mesi e venticinque giorni nel dichiararsi parenti di un mucchio di gente antipatica e inutile, che a malapena si sa chi sia.
Non chiamatelo cenone, è una cena come la sedia elettrica è una sedia.
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Per tradizione, a Natale si deve mangiare in modo strabocchevole, insensato, demente, e bere in proporzione; per questa inaudita mangiata si vanno a recuperare cugini magri, nipoti anoressici e liberi combattenti del colesterolo.
...
Insomma, le smanie conviviali che accompagnano il Santo Natale sono atti decisamente incivili. Del resto, troppo tempo, denaro e pubblicità sono investiti nel pranzo di Natale per lasciare che una piccola comunità sciupi questo evento andando in chiesa.
lunedì 19 dicembre 2016
Spett. Ditta Casaleggio, Grillo, Associati e Dissociati
In un paese serio sarebbe già in campo un'iniziativa legale per lo scioglimento di un movimento reazionario come quello di Grillo. I giornali, nel frattempo, cazzeggiano.
L’informazione italiana è andata per anni ormai appresso al vaffanculo di Gribbels, ha registrato senza troppe emozioni l’affermazione di un antipartito fuorilegge che impone penali per contratto al principio costituzionale della libertà di mandato, ha scortato in video e in pagina e on line (non dimentico mai i sottili guasti della badessa Lucia Annunziata) vecchi marpioni come Rodotà-tà-tà e nuovi furbetti come Di Battista-ta-ta e Di Maio-yo-yo, e ora se la cava con quattro fesserie sul garantismo o sui tecnici alla Marra che “Travaglio poteva-non-sapere” e che “ci vorrebbe il napalm sui palazzi per estirpare questa genia estranea alla purezza degli onesti”.
Sono buffoni, ma non viene nemmeno più da ridere. Sono un veterano delle campagne contro i moralizzatori moralizzati, contro quelli che gabbano il popolo bue con il mito nazista della trasparenza razziale antipolitica, fanno pasticci indecenti con le leggi e la Costituzione, poi alimentano i forconi e i loro arresti squadristici, infine si ritrovano in manette o estromessi dalla politica con poca dignità e misteriosamente perché qualcosa di sordido pare non quadri (un Marra braccio destro di una Raggi, un Di Pietro braccio violento della legge e infiniti altri datori di lezioni finiti dietro la lavagna della corruttela). L’anno prossimo fanno vent’anni dalla campagna del Mugello contro il pm della Mercedes e dei cento milioni cash in scatola da scarpe che ha fatto la rivoluzione di mani Pulite, dico di Mani Pulite, e poi come faranno mille altri dopo di lui si è messo in politica con il sostegno corale di D’Alema Prodi Veltroni a fare controllo di legalità tra gli applausi dementi della folla e delle tricoteuses del giornalismo italiano corrivo. Un veterano ormai perfino rauco, che non ha più voglia nemmeno di parlarne, figuriamoci l’impressione del caso Marra-Raggi, l’eterno ritorno dell’identico.
Che c’entra il garantismo? A parte che gli assegni circolari sono assegni circolari, il costruttore Scarpellini è Scarpellini, anche un deficiente dovrebbe capire che la questione saliente non sta lì, dove si farà un processo più serio della fantasmagoria di Mafia Capitale e si vedrà, ma nella bambolina imbambolata fatta sindaco di Roma a furor di popolo bue, spinta avanti, ché a lui gli viene da ridere, dal comico goebbelsiano che vuole distruggere e ha già mezzo distrutta la democrazia italiana a colpi di insulti, minacce squadriste e in alleanza con una società commerciale che in nome di Rousseau pretende cose che solo gli estortori pretendono dagli eletti del popolo, la penale. In un paese serio sarebbe già in campo da mesi un’iniziativa legale per lo scioglimento di un movimento reazionario e fuorilegge che mette una rete opacamente controllata da affaristi al servizio di un progetto politico di eversione delle isituzioni, da aprire come scatole di tonno.
Invece ho vistoun compassato e mesto Enrico Mentana che, data la stessa misura alla storiella di Sala e alla fosca vicenda del Campidoglio, nella scaletta furbetta del suo Tg, cazzeggia sulla comparsata del disturbatore Paolini mentre sta fingendo di raccontare il vertice dei 5 stelle nella camera di un albergo di passo occupato da Gribbels e invaso da questuanti vari del nuovo potere, finti leader, amici e nemici di una sindaca che non è compos sui, e che non vuole o non può, forse non può, riconoscere il Marra che è vicino a lei e dietro di lei, “uno dei ventitremila dipendenti comunali di Roma”. Il veterano si sente preso per i fondelli, ovvio, e si domanda: un vertice? Va bene che l’avventura di Berlusconi e un po’ mia è cominciata da quelli che Mentana, passeggiando nel parco di Arcore, derideva con humour “I protocolli dei Savi di Arcore”, va bene che la seconda Repubblica ha dell’informale, e che oggi la Trump Tower decide della Casa Bianca tra marmi pacchiani e ori luccicanti, ma qui si tratta dell’albergo qualunque, del comico che viene a fare il turista politico da Genova di quando in quando, qui è una farsa tragica senza capo né coda, non c’è neanche il tentativo di dare una forma accettabile, decorosa, a un processo politico sedicente rivoluzionario. Un vertice? Una riunione privata fuori controllo, un via vai di non si sa chi, un tentativo primitivo e selvaggio di imporre come classe dirigente la solita accozzaglia di frustrati e portavoce della frustrazione sociale diffusa. Invece di seguire passo passo, deliziata, lo sfarinarsi della democrazia in Italia, una informazione che si voglia libera e responsabile dovrebbe sostituire la critica, l’analisi, la denuncia alla sociologia della crisi dappoco alla quale si è rassegnata, non senza voluttà, dando il calcio d’avvio telegenico alle campagne grilline più sconcertanti. I carabinieri che finora non hanno potuto o voluto denunciare per tentato sequestro di persona i forconi di Osvaldo Napoli, e si sono limitati a interpellarli con un genile “chi è lei?”, dovrebbero entrare in quell’albergo e chiedere ai mandanti dello sfascio italiano risibile, grottesco, magari gentilmente: “ma chi è lei?”.
venerdì 16 dicembre 2016
Travaglio Pinocchio
Lettera 22
Dago, ieri sera mi è scoppiato lo schermo del televisore. Schegge in tutta la stanza. Quando? Otto e mezzo, nel momento in cui Travaglio ha detto che lui ha votato contro la riforma costituzionale, non contro Renzi. Dallo schermo in frantumi è spuntato fuori un naso da Pinocchio lungo un metro e mezzo.
Vittorio Marcopinocchio ExInFeltrito
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lunedì 5 dicembre 2016
Il ducetto a Piazzale Loreto
Lettera 11
Contenti? Missione compiuta: il ducetto-cazzaro-rignanese-pittibimbo ecc. ecc. è stato impiccato a testa in giù nel Piazzale Loreto referendario. E avanti il prossimo. I dagonauti tiratori scelti si riposino un attimino e poi pronti a impallinarne un altro che, immancabilmente, non andrà bene (ma agli italiani chi mai può andar bene?). Almeno, Dago, tra un po' vedi di risparmiarti un titolo tipo "A ridàtece Renzi".
Vittorio Loreto ExInFeltrito
P.S. Complimenti al solito Sud: ancora una volta ha dimostrato che andare a votare è troppo faticoso. Poi dice che è abbandonato dallo Stato...
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venerdì 2 dicembre 2016
Meglio un uovo oggi o un gallinaccio domani?
Per DAGOSPIA:
Se ho contato bene, nella Posta di ieri su 26 lettere 12 erano del fronte del NO. Nessuna per il SI. E anche in passato un bombardamento continuo su Renzi, e quindi sul governo (battutine, in gran parte, non certo grandi argomentazioni). Leggendo, qualcuno potrebbe pensare che il No è destinato a stravincere. Chissà: forse non è così. Premetto che io non credo che tu, caro Dago, deliberatamente cestini gli interventi favorevoli al SI. Perché, dunque, non ci sono lettere del fronte del SI? Semplice: perché non ne scrivono. E perché non ne scrivono? Da bravo nord-estino mi verrebbe da dire... "Perché c'è gente che, invece di scribacchiare su internet, lavora!". Bè, senza arrivare a una sparata di questo tipo (nella quale c'è solamente un qualcosina di vero) ci sono altre considerazioni da fare. La maggior parte dei commenti che in internet si leggono su alberghi, ristoranti, acquisti, medici, ecc., sono scritti da chi non si è trovato bene; quando siamo più o meno soddisfatti poche volte ci mettiamo lì a scrivere, no? Oltre a questo c'è da dire che molta gente non ha il coraggio, o la capacità, di andare pubblicamente contro la cosiddetta intellighenzia che anche, e soprattutto, in questo referendum si è schierata in forze. E infine, lo si è visto sempre più spesso, ai sondaggi pre-elettorali quel genere di persone, per quello stesso motivo nascondono le loro vere intenzioni di voto. E dunque? E dunque occhio:in questo referendum-elezioni le cose potrebbero non andare come sembra. E io me lo auguro, perché: 1) le elezioni non sono adesso; 2) con l'attuale scenario politico il dopo-Renzi (dài, che qualcosa di buono ha fatto!) è un salto nel buio; nel buio del populismo o del qualunquismo. A me i salti nel buio non piacciono; i grilli-casaleggi-travagliati mi irritano; quella specie di centro-destra che ci ritroviamo mi fa pena; le felpe leghiste mi vanno strette; di tutto ciò le conclusioni andrebbero tratte alle prossime elezioni, non in questo referendum su una riforma che, certo, come tutte le cose non è perfetta. Ma poiché è su questo terreno che si vuol combattere, caro Dago, io dico, come tutte le persone di buon senso, che è meglio la riforma-uovo oggi (di Renzi) che chissà quale gallinaccio domani. E così eccotela qui finalmente una lettera dal fronte del SI. Un po' lunga, stavolta, ma ...per par condicio, mi auguro che tu l'accetti .
Se ho contato bene, nella Posta di ieri su 26 lettere 12 erano del fronte del NO. Nessuna per il SI. E anche in passato un bombardamento continuo su Renzi, e quindi sul governo (battutine, in gran parte, non certo grandi argomentazioni). Leggendo, qualcuno potrebbe pensare che il No è destinato a stravincere. Chissà: forse non è così. Premetto che io non credo che tu, caro Dago, deliberatamente cestini gli interventi favorevoli al SI. Perché, dunque, non ci sono lettere del fronte del SI? Semplice: perché non ne scrivono. E perché non ne scrivono? Da bravo nord-estino mi verrebbe da dire... "Perché c'è gente che, invece di scribacchiare su internet, lavora!". Bè, senza arrivare a una sparata di questo tipo (nella quale c'è solamente un qualcosina di vero) ci sono altre considerazioni da fare. La maggior parte dei commenti che in internet si leggono su alberghi, ristoranti, acquisti, medici, ecc., sono scritti da chi non si è trovato bene; quando siamo più o meno soddisfatti poche volte ci mettiamo lì a scrivere, no? Oltre a questo c'è da dire che molta gente non ha il coraggio, o la capacità, di andare pubblicamente contro la cosiddetta intellighenzia che anche, e soprattutto, in questo referendum si è schierata in forze. E infine, lo si è visto sempre più spesso, ai sondaggi pre-elettorali quel genere di persone, per quello stesso motivo nascondono le loro vere intenzioni di voto. E dunque? E dunque occhio:in questo referendum-elezioni le cose potrebbero non andare come sembra. E io me lo auguro, perché: 1) le elezioni non sono adesso; 2) con l'attuale scenario politico il dopo-Renzi (dài, che qualcosa di buono ha fatto!) è un salto nel buio; nel buio del populismo o del qualunquismo. A me i salti nel buio non piacciono; i grilli-casaleggi-travagliati mi irritano; quella specie di centro-destra che ci ritroviamo mi fa pena; le felpe leghiste mi vanno strette; di tutto ciò le conclusioni andrebbero tratte alle prossime elezioni, non in questo referendum su una riforma che, certo, come tutte le cose non è perfetta. Ma poiché è su questo terreno che si vuol combattere, caro Dago, io dico, come tutte le persone di buon senso, che è meglio la riforma-uovo oggi (di Renzi) che chissà quale gallinaccio domani. E così eccotela qui finalmente una lettera dal fronte del SI. Un po' lunga, stavolta, ma ...per par condicio, mi auguro che tu l'accetti .
Vittorio UnavoceperilSI ExInFeltrito
P.S. Sig.Travaglio: lei oggi scrive che con il No si sta dalla parte giusta. Ma davvero??? Ricordo che per lei, prima dei grillini, la parte giusta era Di Pietro, e poi Ingroia...
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La gallina di Travaglio
"... con il No, dall’inizio (quando B. era per il Sì), ci sono tutte le forze democratiche, tradizionali e nuove: Cgil, Fiom, Magistratura democratica, Associazione partigiani, costituzionalisti e intellettuali progressisti, la sinistra Pd, la galassia ex-Sel, Possibile, i 5Stelle (sì, anche loro), Libertà e Giustizia, il Fatto, il manifesto, Micromega e molte firme di Repubblica. Quindi bisogna votare No. Con l’orgoglio di stare in ottima compagnia. E dalla parte giusta."
Travaglio dixit. Per lui la parte giusta, prima dei grillini, era Di Pietro, e poi Ingroia. Per cui è proprio il caso di votare SI.
P.S. In ogni caso, la saggezza popolare dice che è meglio un uovo oggi che ...chissà quale gallinaccio domani.
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lunedì 28 novembre 2016
Saviano, De Luca, la mafia, la scorta.
Doveroso ringraziamento. Però, dica, sig. Saviano: ogni tanto se lo chiede se è davvero il caso di continuare ad averla, la scorta? E, comunque, di far rischiare la vita agli agenti (sette?)?
Non è che magari è già arrivato il momento in cui lei e loro potete già essere liberi? Certo, però, che se lei riesce a sentire odore di mafia perfino nel linguaggio colorito di De Luca, mi sa che libero lei e liberi loro non sarete mai...
Votare Sì per dare un dispiacere al sussiego dei ceti riflessivi
Votare Sì per dare un dispiacere al sussiego dei ceti riflessivi
La famosa "accozzaglia", una pletora di benintenzionati che si scandalizza
per il clientelismo e per De Luca e avvilisce in modo tanto disdicevole
la nostra cultura politica.
per il clientelismo e per De Luca e avvilisce in modo tanto disdicevole
la nostra cultura politica.
Va bene che dopo Trump non si può più giocare con la scorrettezza politica, ma fino a un certo punto. Io per esempio voterò Sí al referendum per motivi diversi da quelli indicati dal presidente del Consiglio o da Maria Elena Boschi: riprendere in mano il futuro e cambiare o modernizzare l’Italia sono cose che per storia personale e anagrafe non considero da tempo alla mia portata. Giusto che dei quarantenni responsabili si diano da fare, ma io c’entro poco. Il mio voto è per il titolo della riforma, dei cui dettagli me ne fotto, esattamente come i costituzionalisti che fingono di appassionarsene, in nome del buon senso. Sono anche contento se il processo politico cominciato due anni e mezzo fa andrà avanti, dato che nella mia miopia non ne vedo altri in campo. Ma il motivo vero è ancora un altro: desidero dispiacere un pochino, con la singola frazione di cittadinanza espressa dalla mia croce sulla scheda, ai ceti riflessivi, intollerabilmente sussiegosi, che formano la famosa “accozzaglia”.
Nella sceneggiata napoletana si sente spesso esclamare “i’ t’accide”. Nel vernacolo romano andante si dice “io a quello je menerebbe” o, nei casi più gravi, “l’ammazzerebbe”. Nel gergo politico insincero si condanna il voto di scambio, considerato formalisticamente un reato penale nel mondo sottosopra che combatte o crede o vuol far credere di combattere il mondo di mezzo del malaffare politico, quando tutti sanno che il voto popolare è nei secoli uno scambio, ideale e più spesso materiale, vero scambio o presunto. Se un politico campano di razza come Vincenzo De Luca fa un elogio del clientelismo, e conferisce un’onorificenza verbale a un sindaco che si dà da fare a muovere cose e consensi, si apre un caso linguistico e politico e lo si condanna. Si condanna non il clientelismo, che già farebbe un po’ ridere, ma un discorso evidentemente scherzoso e paradossale sul clientelismo, cioè su una politica appassionatamente carnale, operativa, fondata sul trascinamento del popolo e sul peso attribuito al territorio e alla società che lo abita invece che alle piccole trame ribalde della Rete di Rousseau e Casaleggio. Se uno vuole corrompere il sistema del consenso non fa un elogio del clientelismo, se ne guarda bene, questo è appena ovvio per tutti. Un po’ come nel paradosso sofistico del mentitore. Se il mentitore dice: “Io mento”, dove starà mai la verità? Cosí se un presidente dell’Antimafia mi mette in una blacklist di impresentabili a due giorni dalle elezioni per una affaire dalla quale sono prosciolto con tante scuse qualche mese dopo, sceneggiare un “i’ t’accide” mi sembra il minimo sindacale, non una minaccia camorristica, che probabilmente seguirebbe altre vie. Ma l’Antimafia invece apre un qualche dossier per cercare di nuovo di infamare l’infame. Ecco. La correttezza politica, che già era un vuoto intellettuale e morale, diventa ora un baratro, un modo insieme sussiegoso e dispotico di esigere conformità e sudditanza al linguaggio dominante.
Il partito dell’accozzaglia è questa cosa qua. D’Alema, che dovrebbe vendere il suo vino rosso alle cooperative rosse e scrivere le memorie di uno statista, erige barricate costituzionalistiche. Grillo come al solito scoreggia. Salvini alterna un comitato per il No a un comizio con una Le Pen che non risulta arrivare da una costola della sinistra. Travaglio litiga perfino con Santoro, e ho detto tutto. Bersani lavora per il re di Prussia, che al momento buono gli darà dello zombie, non è una novità. Berlusconi come sempre è l’unico che ha capito tutto e vota Sí e No nella prospettiva di un nuovo abbraccio con il suo erede, sperando che l’amplesso avvenga a vendetta consumata. L’Economist di Londra? Bè, non voglio nemmeno aprire il capitolo dei guru o mugwump dell’opinionismo mondiale che chinano la loro seriosità sulla povera Italia: bastano due parole, Brexit e Trump, e tutto è chiaro.
Bisogna votare Sí per il bene comune e per premiare il boy scout in chief e le sue marmotte. Ma anche con una carica emozionale negativa, altro che assalto al futuro, per deludere la pletora di benintenzionati che avvilisce in modo tanto disdicevole la nostra cultura politica, il nostro sapere “intrare nel male” per sortirne qualche volta un buon risultato.
26 Novembre 2016 alle 23:09
venerdì 25 novembre 2016
Economist impiccione
Lettera 18
Ma quelli dell' Economist, invece di occuparsi del nostro referendum, non farebbero meglio a preoccuparsi per il loro sulla Brexit, adesso che gli Inglesi hanno scoperto che l'uscita dall' Europa gli costerà 122 miliardi di sterline da pagare in cinque anni?
Vittorio Mafateviicazzivostri ExInFeltrito
Social-fighters
DAGOSPIA
Dago, sei davvero convinto che Severgnini (del quale non sono un fan sfegatato) abbia ricevuto un semplice "social-sberleffo", come hai titolato? E che si sia messo a "frignare come un bambino"? Davvero pensi che non si tratti di diffamazione alla quale segue una legittima protesta? C'e' chi parla di dittatura in Italia; perfino l'ANPI (ancora esiste!), che il Duce dovrebbe conoscerlo bene, dice che Renzi e' peggio di Mussolini. Non e', invece, che qui corriamo il rischio di avere una specie di dittatura dei social, soprattutto per colpa di coloro i quali, ben organizzati, postano di tutto sicuri di essere rimbalzati e amplificati all' infinito? Lo stesso Dagospia e', soprattutto nei suoi titoli e nella sua "posta", un social. E il tuo titolo, caro Dago, ha enfatizzato la "verita'" di un tale al quale non va bene che un giornalista, , ammesso che l' abbia fatto e che l' abbia fatto in quei modi, possa esprimere pareri diversi dai suoi. E' questa la libertà' che si vuole? Il tizio di quel post ha come motto "Pensare da saggio e agire da folle"; be', non pensi che sarebbe meglio fare esattamente l' opposto?
Vittorio Socialfighter ExInFeltrito
mercoledì 9 novembre 2016
Ivana Trump cracked up.
Quando realizzi che il tuo ex marito è diventato Presidente degli Stati Uniti e tu l'hai lasciato per Rossano Rubicondi.
IVANA TRUMP THINKS OF WHEN SHE LEFT TRUMP FOR RUBICONDI
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mercoledì 2 novembre 2016
Applausi nel pollaio
Lettera 3
Dite a Floris che sta esagerando: ancora un po' e nella sua trasmissione ci sono più applausi che parole.
Vittorio Chepalle ExInFeltrito
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lunedì 10 ottobre 2016
Il No che fa fino
Lettera 6
"Magari
mi sbaglio ma penso che sul referendum oggi faccia fino dire io voto
No" (Fedele Confalonieri). Magari non si sbaglia se pensa che si
sbaglia.
Vittorio Ilnochefafino ExInFeltrito
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giovedì 6 ottobre 2016
Adda venì Beppone!
Lettera 3
"Adda venì Baffone!" Bè, invece di Stalin è arrivato Beppone (Grillo), col suo "Basta opinioni". Bè, si dirà, sono cavoli dei 5 Stelle. Sarà; ma se al governo invece del ducetto di Rignano ci ritrovassimo i raggi...rati dal ducetto di Genova e dal fantasma di Casaleggio, caro Dago non dirmi che sarebbe meglio.
Vittorio Addavenìbeppone? ExInFeltrito
mercoledì 5 ottobre 2016
Grillo raggi...ante e raggi...rante
Lettera 13
Grillo era un comico e comico resta. Predestinato. Anche a sua insaputa. TG1, ieri sera: a Roma, mentre sale in macchina si complimenta con i netturbini e dice con aria convinta e soddisfatta: "Roma è davvero più pulita". Poco dopo, in un servizio successivo, scorrono le immagini di quel merdaio che è il parco del Colle Oppio.
Vittorio Grilloraggi...ante ExInFeltrito
domenica 18 settembre 2016
Ciampi...one
Dagococcodrillo
Carlo Azeglio Ciampi è ri-morto. Da anni era chiuso nella sua casa di Via Anapo dove, si dice, abbia apportato qualche migliorìa oggetto di condono edilizio (ha chiuso una veranda) ed unito due appartamenti.
Un Padre della Patria, lo ricordano in tanti. Ma con quattro macchie grandi come una casa. Una per ogni incarico ricoperto: da governatore della Banca d'Italia, da presidente del Consiglio, da ministro dell'Economia, da Presidente della Repubblica.
Ciampi governatore
"Sta in noi" disse a conclusione delle Considerazioni finali, poco prima di essere chiamato a Palazzo Chigi. In effetti "sarebbe stato in lui" difendere la lira. Per certi aspetti l'ha fatto. Pure troppo. Quando, per esempio, bruciò 63 mila miliardi di lire in difesa di un cambio irrealistico lira-marco a 753 lire. Era il 1992.
Hans Tietmeyer, presidente della Bundesbank, gli aveva comunicato che la Germania non avrebbe rispettato l'accordo di Basilea Nyborg. Cioè, non avrebbe onorato l'impegno che, all'interno del Sistema monetario europeo, impegnava i paesi membri a sostenere una valuta sotto attacco.
E Ciampi, invece di rendere pubblico il mancato rispetto tedesco di quel Trattato, lo nascose per fare un favore alla Germania (per lui paese confratello): un'apertura di credito che gli sarebbe tornato comodo più avanti nella carriera pubblica e privata.
Risultato, lira svalutata ed espulsa dal Sistema monetario europeo. E pensare che il giorno della Befana di due anni prima (Guido Carli ministro del Tesoro) la liretta era entrata nella banda stretta di fluttuazione dello Sme.
Ciampi premier
Il 27 e 28 marzo del 1994 in Italia ci sono le elezioni politiche. Ciampi è presidente del Consiglio e convoca per il 29 marzo un consiglio dei ministri che passerà alla storia. In quella riunione, il governo assegna ad Omnitel (De Benedetti) la licenza dei telefonini. Un'operazione a dir poco controversa, avvenuta proprio alla vigilia del 1° governo Berlusconi. E l'Ingegnere ed il Cavaliere erano già ai ferri corti.
Ciampi ministro
A Carlo Azeglio si deve l'ingresso dell'Italia nella Moneta unica. Per riuscirci s'inventò l'Eurotassa ed altri giochi finanziari per i quali ancora stiamo pagando (come i derivati). La sua sudditanza con la Germania ci costò un cambio penalizzante lira-euro. In quanto proprio quel cambio finì per finanziare i costi della riunificazione "alla pari" del marco dell'Est con il marco dell'Ovest.
Ciampi Presidente della Repubblica
Rivalutò il Tricolore. Introdusse il rito del presidente che tocca le bare dei militari morti in guerra. Riscoprì l'Inno di Mameli (che ancora non è assurto ad Inno nazionale). Ma, soprattutto, promulgò una legge che è alla base di una delle principali cause dell'aumento del debito pubblico. Vale a dire, la modifica costituzionale della riforma del Titolo V della Costituzione
R.I.P. Ciampi. Condoglianze alla famiglia: a Franca alla figlia. Ma soprattutto al figlio Claudio, assurto alle cronache ai tempi dello scandalo Bnl-Atlanta. Unico della sede Bnl di New York che non venne licenziato.
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