DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)

martedì 15 gennaio 2013

LE CONDANNE DI MARCO TRARAGLIO

Sulla base delle loro condanne, perchè mai Traraglio può chiamare mafioso il Berlusca e Berlusca non può chiamare diffamatore Traraglio?
Vittorio Tuttiacasa InFeltrito

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LE CONDANNE DI MARCO TRARAGLIO PER DIFFAMAZIONE

Nel 2000 è stato condannato in sede civile per una causa intentata da Cesare Previti dopo un articolo su L’Indipendente del 24 novembre 1995: 79 milioni di lire, pagati in parte attraverso la cessione del quinto dello stipendio.

•  Nel giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001. Nel libro, a pagina 537, così si descrive «Fallica Giuseppe detto Pippo, neo deputato Forza Italia in Sicilia»: «Commerciante palermitano, braccio destro di Gianfranco Miccicché... condannato dal Tribunale di Milano a 15 mesi per false fatture di Publitalia. E subito promosso deputato nel collegio di Palermo Settecannoli». Dettaglio: non era vero. Era un caso di omonimia tuttavia spalmatosi a velocità siderale su L’Espresso, su il Venerdì di Repubblica e su La Rinascita della Sinistra: col risultato che il 4 giugno 2004 sono stati condannati tutti a un totale di 85mila euro più 31mila euro di spese processuali; 50mila euro in solido tra Travaglio, Gomez e la Editori Riuniti, gli altri sparpagliati nel gruppo Editoriale L’Espresso. Nel 2009, dopo il ricorso in appello, la pena è stata ridotta a 15.000 euro.

Nell’aprile 2005 eccoti un’altra condanna di Travaglio per causa civile di Fedele Confalonieri contro lui e Furio Colombo, allora direttore dell’Unità. Marco aveva scritto di un coinvolgimento di Confalonieri in indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era inquisito per niente: 12mila euro più 4mila di spese processuali. La condanna non va confusa con quella che il 20 febbraio 2008, per querela stavolta penale di Fedele Confalonieri, il Tribunale di Torino ha riservato a Travaglio per l’articolo Mediaset «Piazzale Loreto? Magari» pubblicato sull’Unità del 16 luglio 2006: 26mila euro da pagare; né va confusa con la citata condanna a pagare 79 milioni a Cesare Previti (articolo sull’Indipendente) e neppure va confusa con la condanna riservata a Travaglio dal Tribunale di Roma (L’Espresso del 3 ottobre 2002) a otto mesi e 100 euro di multa per il reato di diffamazione aggravata ai danni sempre di Previti, reato - vedremo - caduto in prescrizione.

•  Nel giugno 2008 è stato condannato civilmente dal Tribunale di Roma al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del Tg1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».

•  Nell’aprile 2009 è stato condannato dal Tribunale penale di Roma (articolo pubblicato su L’Unità dell’11 maggio 2007) per il reato di diffamazione ai danni dell’allora direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce. Il processo è pendente in Cassazione.

•  Nell’ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde, che era stato definito «più volte inquisito e condannato» nel libro «Il manuale del perfetto inquisito», affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata».

•  Nel giugno 2010 è stato condannato civilmente dal Tribunale di Torino (VII sezione civile) a risarcire 16.000 euro al Presidente del Senato Renato Schifani, avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a «Che tempo che fa» il 10 maggio 2008. 

•  Nell’ottobre 2010 è stato condannato civilmente per diffamazione dal Tribunale di Marsala: ha dovuto pagare 15mila euro perché aveva dato del «figlioccio» di un boss all’assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva. 

•  Ora la condanna più significativa. Si comincia in primo grado nell’ottobre 2008: il presunto collega beccò otto mesi di prigione (pena sospesa) e 100 euro di multa in quanto diffamò Previti. L’articolo, del 2002 su l’Espresso, era sottotitolato così: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. Un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi». Lo sviluppo era un classico copia & incolla, dove un pentito mafioso spiegava che Forza Italia fu regista di varie stragi. Chi aveva raccolto le confidenze di questo pentito era il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, che nel 2001 venne convocato nello studio del suo avvocato Carlo Taormina assieme a Marcello Dell’Utri. In quello studio, secondo Riccio, si predisposero cose losche, tipo salvare Dell’Utri, e Travaglio nel suo articolo citava appunto un verbale reso da Riccio. E lo faceva così: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E così praticamente finiva l’articolo. L’ombra di Previti si allungava perciò su vari traffici giudiziari, ma soprattutto veniva associato a un grave reato: il tentativo di subornare un teste come Riccio. Il dettaglio è che Travaglio aveva completamente omesso il seguito del verbale del colonnello. Eccolo per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri».  Il giudice condannò Travaglio ai citati otto mesi: «Le modalità di confezionamento dell’articolo risultano sintomatiche della sussistenza, in capo all’autore, di una precisa consapevolezza dell’attitudine offensiva della condotta e della sua concreta idoneità lesiva della reputazione».  In lingua corrente: Travaglio l’aveva fatto apposta, aveva diffamato sapendo di diffamare. La sentenza d’Appello è dell’8 gennaio 2010 e confermava la condanna, ma gli furono concesse attenuanti generiche e una riduzione della pena. La motivazione, per essere depositata, non impiegò i consueti sessanta giorni: impiegò un anno, dall’8 gennaio 2010 al 4 gennaio 2011. Così il reato è caduto in prescrizione. «La sentenza impugnata deve essere confermata nel merito... (vi è) prova del dolo da parte del Travaglio». Il quale, ad Annozero, ha bofonchiato di un ricorso in Cassazione: attendiamo notizie.

Filippo Facci

Franceschini Dario: assente!


lunedì 14 gennaio 2013

Che gioiellino!

"Un gioiellino", si usa dire di qualcosa che piace in modo sobrio, raffinato, elegante.
"The History Boys": un gioiellino di film!

Ho scoperto Alan Bennett e il suo modo di scrivere chiaro, immediato, ricco di "humour" e "wit" tipicamente inglesi leggendo un suo libriccino: "L'imbarazzo della scelta". E mi è subito venuta voglia di leggere qualche sua altra cosa. 
Nel frattempo ho trovato questo film, tratto da una sua commedia. Questo bel film. Così diverso (e ..."diverso"!) dalla pletora di film commerciali  da cui siamo subissati; così apparentemente poco invitante nel suo essere sconosciuto ("vorrà dire che non è bello...").   Se, in un paio di momenti, c'è il rischio di mollare (il maledetto rischio che si corre quando non si VA al cinema ma il cinema VIENE a casa nostra!), ebbene: "Non mollare!". Passato quel punto, ti accorgi che tutto scorre in modo sempre più gradevole, sempre più lieve pur nella profondità dei pensieri che esprime; pur nei momenti in cui argomenti come il sesso, sia giovanile che omosessuale, a molti ma non a Bennett, rendono difficile la lievità o le espressioni di buon gusto.
Arrivi, a malincuore, alla fine e dici: "Che bello! Che gioiellino!"
E desideri consigliarlo a chi ti è caro.

TIBET-KAILASH. 2003












http://www.flickr.com/photos/vittoriovida/8371109190/in/photostream/

http://www.youtube.com/watch?v=P2GBP2sR3MI
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On the 10th anniversary of one of the most wonderful journeys in my life; with four great friends, two land-cruisers, a truck, three drivers, a cook and ...a goat!

Tibet is a unique country. OK: every country is unique, but Tibet is ...unique-unique! Ten years ago, while there, I was already complaining for the changes that China was bringing to those places. Lhasa was becoming a chinese city, and so were the biggest towns, with horrible bright shining tiles covering houses, public buildings, hotels; with cement, asphalt, steel. What the Chinese have done to Beijing, where you cannot see not even one of the original typical Hutongs, they were and are doing in Tibet.  “Better living conditions”; “No more feudalism”; “Development”: in the name of these slogans China advances and Tibet disappears. One can, must, build sewage systems, schools or hospitals: but can  one ask the soul of a people in change?
  Only  little villages were still keeping their traditional aspect and the more I was driving west the more I could enjoy the real non-chinese Tibet. I don't know now. I don't want to know. I always say that this is the only journey that I would like to repeat, but I'm afraid that what I would  find would depress me too much.
  In 2003, with four friends, we flew from Italy to Nepal; after a few days in Kathmandu and its surroundings we flew to Lhasa already well acclimatized for its 3500 meters elevation, suffering only from some headaches and a little insommnia; but no need of the oxyigen bottles that were near the bedside tables...
  The Potala, the huge, impressive residence of the Dalai Lamas since 1650, was the first thing to see. Unlike other 6,000 (six thousand !) monasteries that were destroyed during the chinese invasion of 1959 and the Cultural Revolution of 1966, it had survived, keeping its 13 stories buildings, its 1,000 rooms, its 200,000 statues and ...losing, thank to the red guards, some 100,000 volumes of historical scriptures and documents. But at its feet, very few old houses were surviving: a vast square, in the chinese-communist style, was displaying its emptiness and its huge monument to the ... “Peaceful Liberation of Tibet”, unveiled only a few months before; according to the Tibetan Government in Exile, just a daily reminder of the humiliation of the Tibetan people.
Barkhor Square too was recently rebuilt, in 1985, but there at least  the incessant procession of a multitude of pilgrims circumambulating (kora) the Jokhang Temple distracts your attention from the modern pavement.
  Then the market; full of chinese sellers of chinese stuff;  and the shops of the chinese; and the massage rooms with chinese prostitutes...
  Off we go, with two Toyota Land Cruisers, one huge and old truck with camping and kitchen stuff, three  chinese drivers and a cook, all provided by a chinese agency.
  Five wonderful days heading west, on bad-wonderful roads in a wonderful scenario of plains, pastures, snow, sand dunes, blue lakes, rocks, mountains, monasteries, villages, chanceing upon local celebrations or feasts with horsemen riding their small tibetan horses for their own pleasure and not for tourists; and everywhere smiling people. All that, and more, under incredible skies made clear and deep-blue by the thin air of the 4,000-5,000m altitude.
  Before leaving Lhasa we had agreed with the agency that we were ready to have lunch in the same places where the local truck-drivers used to stop; sometimes these “restaurants” were huts and sometimes tents; happiness when we were served “momos”, the tibetan dumplings stuffed with meat or vegetables; mere acceptance when there was something else; delusion and sadness when there was only “tsampa”(roasted barley flour). Beer was always welcome, while I was the only one of the five who made the best of “po-cha”, the tibetan butter-tea: very caloric, very good to prevent chapped lips but sometimes ...very rancid.
 While having lunch on a 4,000m plateau under a ...beach-umbrella which shot its red against the green of the pasture land, our cook bought a goat, had it butchered and when we left it was hanging under the roofing of the truck: and piece after piece, dinner after dinner ...
  A white peak, very far away at the horizon. As soon we see it, after a bend and a rise of the road, entering an infinite brown and yellowish plateau, we also see cars that had come on another road from south. What happens? They have pulled up and their passengers are out, kneeling or bowing down in prayer towards that barely visible peak white with snow. We stop too; they're Indians. And they're praying towards the Kailash, their craved goal.
  Kailash, or Gang Rimpoche, is the name of a 6,638m mountain on top of which no man ever climbed but around which thousands and thousands of pilgrims long for walking in a kora, whether they are Buddhists, Bon, Jainists or Hindus. Hindus believe that the Lord Shiva lives over there with his wife Parvati.
  A woman of the indian group is sick. The drivers carry her back to the car; she needs to be carried somewhere lower than the 4500m of this plateau. But where? We've been told that in India there's also a lottery whose prize is a pilgrimage to Kailash; and China gives a permit to 1,000 Indians a year to come here: is she a winner?
Darchen is the starting point of our kora. 4650m; and the five of us suffer in different ways: from headaches to insomnia, from nausea to stomach-ache, from a sensation of fever to cough; and vomit. But we've already hired two yaks and two yakmen (they're tibetan at last, not chinese!); better going to bed and see how we feel tomorrow morning.
  The following morning, after a bad night, well… let's say that we feel fine enough to start our kora. A 52km trekking, in three days, reaching a pass at 5630m. And where we pant, gasp and wheeze, the tibetan pilgrims, even elderly people, walk with speed and ease; "Namaste" ... "Namaste": we keep replying to their smiling halloes, even if breething is becoming more and more difficult. Every ten-twelve steps I stop for thirty seconds to take some deeper breaths. During one of these stops, an old woman comes near to me, rummages in her pocket and then, smiling, opens her hand to me: there's a white pill that she's offering to me; an aspirin, perhaps? I smile back to that poor woman and thank her joining my hands and ...put the pill into my pocket while she hurries away on her kora.
  We get to a place called Shiva Tsal; all around the ground is full of dresses, jackets, scarfs, clothes, buttons: they're clothing items that the pilgrims leave there symbolizing the death of their old life. Some of them leave also a drop of blood, or a lock of hair. When they get to the Drolma la, then, like on every pass in Himalaya, they will leave their prayer-flags: on them there are written prayers that the winds will spread and rise up to the gods and everywhere. We will do the same.
  The timing of our kora: at 5400m the first night sees our little red tents just below the west face of the Kailash (for sure Shiva and Parvati on its top slept much more easily than we were able to do...); the second day on top of Drolma la, the highest point of the trek at 5630m; the third day, back to Darchen. Tired? Yes: very tired. Exhausted. But this kora with its scenery and its simple, naive, kind people gives a great, unbelievable compensation. You don't need to be religious to get a reward from the kora of Mount Kailash, even if for so many people it's the source of religious creeds and feelings which  flow away in many directions and as far as the Indian sub-continent.
  Here, in fact, are the sources of four rivers: Brahmaputra, Indus, Karnali and Sutley.
  Happy to find our two Land Cruisers waiting for us, we get on and soon after ...we get stuck trying to cross the sacred waters. From my car I watch the first one, right in the middle of the river; and I watch ...the river which  is slowly filling the trunk with ...sacred water. Half an hour later, the old, huge, glorious truck will be the saviour.
  On the shore of Lake Manasarovar we try to dry the wet clothes and stuff of the flooded trunk. We wait for the night walking along those sacred waters; the 7,700m of the Gurla Mandata dominate the landscape and the western range of Himalaya.
  Who is Bo Tashi? An old man, in his seventies (but like all Tibetans he looks older) who in his home-tent serves us some butter tea. He's alone because his wife (same age) is not yet back from her kora; from ONE OF HER KORAS, because she wants to reach the number of 108, which guarantees the nirvana, wiping out all her sins! She's still able to do a kora in ONE DAY, says Bo Tashi. And I can believe him, remembering the speed of my ...aspirin-granny. And I still have in my eyes the woman who was doing her kora prostrating, followed by her little daughter; it takes three weeks, in that way...
  Adorable encounter, the one with Bo Tashi in his tent; an appropriate epitome of the kora and of my whole journey.
  Whether you are religious or not, a journey to Tibet becomes a pilgrimage, as soul and emotions are too much involved. This is what you think while gradually approaching again our world, first driving back to Nepal and then flying back home. And it takes time to acclimatize to the western hectic, hysterical, thick atmosphere. Back home, in your house, you look for some bottles of a special and unobtainable oxygen. And, religious or not, you find yourself in prayer, asking Buddha, or Shiva or God to slow down the cynical "chinesization", to preserve as much as possible and as long as possible the spirit of that unique-unique country.

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(Digitalized scans of original photos).

La coda dell'occhio

La "coda dell'occhio" è l'ingresso di servizio della mente.
Non ricordo chi l'Ha detto, ma d'accordo.

"Solo quello che vedi con la coda dell'occhio ti tocca nel profondo." 
Secondo E.M. Forster. Più difficile da capire.

venerdì 11 gennaio 2013

Donne di Servizio Pubblico

C'è da dire che ieri sera Mastromarcolindo e le donne di Servizio Pubblico ce l'hanno messa tutta per far pulizia in casa Berlusconi.
Vittorio Politicallyincorrect InFeltrito

Al Santoro-Show

Sulla base delle loro condanne, perchè mai Traraglio può chiamare mafioso il Berlusca e Berlusca non può chiamare diffamatore Traraglio?
Vittorio Tuttiacasa InFeltrito

giovedì 10 gennaio 2013

Barbato e gli "Onorevoli" mangia-mangia...



Non è quel tale "Onorevole" che sere fa in un servizio di Ballarò denunciava il 
mangia-mangia di certi parlamentari???

mercoledì 9 gennaio 2013

Joseph Severgnini


Debo retornar...


“...fui propuesto a un cargo político en Italia, el cual he decidido aceptar y por tal razón debo retornar... ”. (vedi link).
Queste le parole con cui Ingroia ha lasciato, dopo un paio di mesi, il suo posto in Guatemala. Insomma, ai guatemaltechi ha detto che in Italia gli è stato offerto un incarico politico (!). Così come agli italiani aveva detto che era stata l'ONU che gli aveva "offerto" l'incarico in Guatemala. Ma quanto se la tira quest'uomo? Tutti lo vogliono, tutti gli offrono tutto, a 'sto Ingroia. Ma chi è: l'uomo Denim che non deve chiedere mai?
http://cicig.org/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=318&cntnt01returnid=67&cntnt01returnid=67

Vittorio Antonioparolaio InFeltrito

Capitan Ingroia



Eccoti «L’occhio del falco» su Canale 5 (lunedì e martedì sera) e cioè una neo fiction in cui Raoul Bova torna a interpretare il capitano Ultimo, alias Sergio De Caprio: si riparte dal processo del 2006 che lo vide indagato per favoreggiamento e quando cioè gli imputarono la mancata perquisizione del covo di Totò Riina, il «capo dei capi» che pure fu proprio lui a catturare nel 1993. Ultimo fu assolto con formula piena assieme al generale Mario Mori, tanto che Raoul Bova sul «Corriere» di ieri l’ha messa così: «Lo sport di questo Paese è infangare i suoi simboli, con Ultimo non ci sono riusciti e questo merita di essere raccontato». Perfetto, ma perché tacere che il processo fu condotto da Antonio Ingroia? Non c’è scritto in nessun articolo, chissà nella fiction. E chissà se la fiction ricorderà che anche Massimo Ciancimino, ex cocco di Ingroia, nel 2010 insinuò che l’arresto di Riina non fu merito del capitano Ultimo bensì di una soffiata di Provenzano. E chissà se il capitano Ultimo ha letto il libretto scritto contro di lui da Benny Calasanzio Borsellino, nipote e milionesimo parente di Paolo, figlio di Rita, già coautore di un altro libro con Salvatore, e naturalmente - serve dirlo? - collaboratore del Fatto Quotidiano, giornale che in compenso non cita la fiction né Ingroia. Perdonate se provvediamo noi.    Filippo Facci.

martedì 8 gennaio 2013

Sempre a turarsi il naso, qui in italia...

"Proviamo con Renzi?"; era il 6 Novembre.
A Pordenone, nel seggio delle primarie del PD c'era un'aria d'altri tempi; mica tanto rassicurante per uno che ha deciso di andarci a cercare "il nuovo", in nome di un suo sogno bipolarista impossibile in un'Italia di Italiani (anzi, và: italiani con la minuscola) irrimediabilmente individualisti e pronti a creare ognuno il suo partitino, movimento o "rassemblement" che dir si voglia.
Da una parte, una sala dove un bel numero di anziani ballavano il liscio sulla musica di Casadei. Disagio. Come fa a non venirti subito in mente l'Emilia rossa, Peppone, Bersani?
Come pensare che da quel seggio, e da tutti gli altri, riesca a venir fuori un Renzi?
Dall'altra parte dell'edificio, la sala dove votare. 
E voto. Renzi.
Così è andata. 

E così ora mi ritrovo, dopo aver cercato la mia agognata, impossibile socialdemocrazia nordeuropea (già, non dimentichiamoci che siamo più nordafricani che scandinavi noi italiani con la "i") a non saper ancora per chi votare. In una situazione politica pre-elettorale resa ancora più incasinata da quell'individuo-Ingroia, il quale se ci tenesse davvero al bene del suo Paese e non solo alla sua immagine (di Ingroia, intendo), invece di farsi il suo proprio partitino "rompiballe-al-pd" del quale proprio non c'era bisogno essendoci già Vendola e la sua SEL, si metterebbe con Bersani nell'ottica di dare più forza ad un Partito Democratico "costretto" a vincere; costretto e destinato a vincere da un centrodestra che lo stesso Berlusconi-sultano ha ucciso. Ucciso da un Berlusconi che con  le sue debolezze e frivolezze ha sciupato la sua grande occasione: quella di passare alla storia come fondatore di un neo-liberalismo che all'Italia mancava e continuerà a mancare. Un neo-liberalismo che avrebbe dovuto essere ILLUMINATO e che invece è stato illuminato dai bagliori dei finti vulcani di Villa Certosa e dalle abat-jours di Palazzo Grazioli e della discoteca di Arcore. E le abat-jours non servono certo a dissipare ombre bensì a crearne delle altre.

Ma, porca puttana, Berlusconi, Lazzaro, è risorto dal suo sepolcro; ha ripreso a predicare alle genti. Porca puttana: imprecazione spontanea ed appropriata, parlando di quell'uomo...
Quell'uomo è incredibile: il PDL, pur spezzettato, all'italiana, in tanti pezzettini-movimentini, sta crescendo nei sondaggi!
Tuttavia, quell'uomo sarà incredibile ma non è più ...credibile. 
Come si fa a pensare che QUEL suo PDL, QUESTO PDL, possa servire al bene dell'Italia?
Era Fini, prima, che gli impediva di fare le riforme? Era la Lega? Ma ora, indebolito e sputtanato (gira e rigira, ancora puttane qui...) cosa mai riuscirebbe a fare, sia in Italia che in Europa?
Ma suvvia...!
Non può e non deve vincere. 
E neppure merita, se vogliamo essere onesti, centrodestri! Non farebbe bene all'Italia. Farebbe un illusorio ed effimero bene soltanto alle convinzioni politiche di centrodestra personali, di chi non sa riconoscere che è ora di passare la mano. Passare la mano a qualcuno che, certo, non ci convince del tutto; a qualcuno che per colpa di quelli che si ostinano ...a ballare il liscio non ha potuto passare la mano a quel Renzi che forse, FORSE, poteva svecchiare 'sto cazzo di disgraziato e anormale paese, "socialdemocraticizzandolo" in modo tale da rendere meno forte la necessità pratica, e la mancanza idealistica, di un liberalismo nuovo. O forse, con Renzi, si sarebbe poi giunti anche a quello? 
FORSE...
Forse nemmeno Renzi sarebbe stato ..."un renzi" giusto?
FORSE...
Ora non c'è più nemmeno Monti; sembrava il meno peggio, se non addirittura il meglio. Ma forse (un altro bel FORSE!) era solo perchè presiedeva un governo slegato dalla politica. Ora che anche lui (un po' troppo presuntuosamente, Marietto!) decide di "salire" in politica, con chi cacchio si metterà? In che razza di pastoie politiche all'italiana si ritroverebbe un suo eventuale nuovo governo, sostenuto da quattro gatti incerti?
Fatto sta che il bisogno primario è avere un governo, che un governo deve uscire dal Parlamento, che il Parlamento va eletto, che bisogna votare, che in questa situazione (come sempre nella nostra italia con la minuscola) siamo costretti a votare il meno peggio, e che ora come ora, nella situazione attuale interna ed estera, il meno peggio sembra essere ...'sto cazzo di PD. 

Sempre turandosi il naso, certamente, caro, vecchio e anche tu voltagabbana di un Indro.


mercoledì 2 gennaio 2013

Dove va il PD?


PD: UN PARTITO SEMPRE PIU’ ‘SINISTRO’ :



LE ‘BUFFONARIE’ DI CAPODANNO SPOSTANO L’ASSE DEL PD


VERSO VENDOLA - 



QUASI ESTINTI I RENZIANI, STRAVINCONO I


CIGIELLINI DOC COME FASSINA E DAMIANO, NEMICI DI AGENDA


MONTI E DEL CENTRO.


E dunque, ce la racconteremo dopo le elezioni; hai voglia, a far governi forti, affidabili e stabili!