DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)

martedì 14 luglio 2015

Astensionismo per overdose


IN ASSENZA DI ELETTORI, ECCO LA MOLTIPLICAZIONI DEI “CESPUGLI”: GLI ULTIMI A SBOCCIARE SONO “AZIONE LIBERALE” DI VERDINI, LA COSA ROSSA DI CIVATI, “RIVOLUZIONE CRISTIANA” DI ROTONDI E LA NUOVA AN, CUI PARTECIPANO 24 SIGLE DI DESTRA


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verdiniVERDINI
Mattia Feltri per “la Stampa”

Quando a fine mese verrà fondato, Azione liberale o Azione liberale per le autonomie, comunque si chiamerà, sarà più o meno (una contabilità precisa è impossibile) il trentesimo partito nato nella XVII legislatura. Azione liberale o Azione liberale per le autonomie, comunque si chiamerà, sarà il partito dei verdiniani - da Denis Verdini - scisso dalla nuova Forza Italia, già Popolo della libertà, a sua volta scaturito dalla fusione fra la vecchia Forza Italia e Alleanza nazionale (a proposito: ex di An assieme a dirigenti di altre ventiquattro sigle di destra che ci rifiutiamo di elencare si sono appena riuniti per rifondare la vecchia An, purché sia una nuova An).

gianfranco rotondiGIANFRANCO ROTONDI
Lo ha annunciato, si intende la nascita di Azione liberale o Azione liberale per le autonomie, il senatore Vincenzo D’Anna che però, a differenza di Verdini, non viene da Forza Italia ma da Grandi autonomie e libertà, gruppo parlamentare che raccoglie ex dipietristi, ex socialisti, ex verdi, ma anche rimarchevoli leader di movimenti come Grande Sud e Vittime della giustizia e del fisco.

Già che siamo nella feconda area di centrodestra, segnaliamo volentieri la recentissima inaugurazione di Movimento Rivoluzione Cristiana, il nuovo partito dell’ex democristiano (ma anche ex Ppi, ex Cdu, ex Udc, ex Dc per le Autonomie, ex FI, ex Pdl) Gianfranco Rotondi, che intende dare domicilio ai cattolici della Terza repubblica.
Dellai LorenzoDELLAI LORENZO

Se questo vorticare di sigle vi ha dato alla testa, fermatevi perché non siamo nemmeno all’inizio: il centrodestra ha appena festeggiato la venuta alla luce di Conservatori e Riformisti, in ispirazione ai Tory inglesi, fin qui noti come i fittiani (cioè i seguaci di Raffaele Fitto), intanto che Flavio Tosi, sindaco di Verona ed ex leghista, cerca il nome del suo partito sottoponendo la scelta a una consultazione on line: si è votato fra Italia del fare, Popolo del fare, Movimento del fare, Faro per l’Italia, Faro per il Paese, Libertà del Fare, Fari del popolo e tanti altri ancora che non possiamo riportare per assoluta mancanza di spazio: ci si accontenterà di conoscere i tre finalisti: Italia del fare, Popolo e del fare e Fare!

Enrico Zanetti sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle FinanzeENRICO ZANETTI SOTTOSEGRETARIO AL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
In realtà c’è fermento anche in Scelta civica, dove il segretario Enrico Zanetti è stato incaricato di trovare un nuovo simbolo e un nuovo nome al movimento che fu di Mario Monti e che ha avuto una vita tribolatissima: si cominciò con la fuoriuscita della componente popolare che faceva capo a Mario Mauro e che si unì con l’Udc a formare Per l’Italia;

da lì in poi la trama è un garbuglio, Lorenzo Dellai ha fondato Democrazia solidale, altri si sono uniti al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano in Area popolare, un senatore ligure è promotore di Liguria civica, il resto è andato un po’ qui e un po’ là.

civati, fassina e d attorreCIVATI, FASSINA E D ATTORRE
A questo punto non si deve pensare che a sinistra stiano con le mani in mano. Già tutti sanno di Possibile, la formazione di Pippo Civati esule del Pd, e di Coalizione sociale, che secondo i propositi del padre, il sindacalista Maurizio Landini, non è un partito né un movimento ma una specie di mobilitazione permanente (sempre che abbiamo ben compreso).

Possibile e Coalizione sociale a ottobre confluiranno, ma non è detto, in una Cosa Rossa, una specie di federazione di partiti alla sinistra del Pd di Matteo Renzi, promossa da Sinistra e libertà di Nichi Vendola e a cui guarda con interesse Stefano Fassina, che dal Pd se ne è andato ma ancora non ha messo in piedi il suo partito.
felpa fiom landiniFELPA FIOM LANDINI

E così, per tornare all’inizio, perché pare una gran confusione ma alla fine tutto torna in un cerchio perfetto, Azione liberale o Azione liberale per le autonomia, comunque si chiamerà, viene messa in piedi proprio per dare una mano al premier ora che perde uomini a sinistra. Rimangono però dei drammatici interrogativi: che cosa faranno quelli di Alternativa libera, il gruppo dei secessionisti del Movimento cinque stelle? E quelli di Gap, gruppo azione partecipazione popolare, altri e minoritari secessionisti ex grillini? E quelli di Italia lavori in corso, ulteriormente minoritari secessionisti...

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ERANO 47  I PARTITI ALLE

ELEZIONI POLITICHE 2013:

ITALIA

  • % VOTANTI75.16%
  • ENTI SCRUTINATI61.446 / 61.446
AFFLUENZA2008
80.5%
2013
75.16%
  • ELETTORI: 46.906.343
  • SEGGI: 617

Riepilogo nazionale, Camera dei Deputati

percentuale votanti aggiornata alle: 19:49:10 del 25/02/2013
dati aggiornati alle: 09:59:42 del 26/02/2013
ListaVoti%Seggi
IL POPOLO DELLA LIBERTA'7.332.66721,5697
LEGA NORD1.390.1564,0818
FRATELLI D'ITALIA666.0351,959
LA DESTRA219.8160,64-
GRANDE SUD - MPA148.5340,43-
MIR - MODERATI IN RIVOLUZIONE81.9820,24-
PARTITO PENSIONATI55.0500,16-
INTESA POPOLARE25.6310,07-
LIBERI PER UNA ITALIA EQUA3.238--
TOTALE SILVIO BERLUSCONI9.923.10929,13124
PARTITO DEMOCRATICO8.644.18725,42292
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'1.089.4423,237
CENTRO DEMOCRATICO167.1700,496
SVP146.8040,435
TOTALE PIER LUIGI BERSANI10.047.60329,54340
SCELTA CIVICA CON MONTI PER L'ITALIA2.824.0018,337
UNIONE DI CENTRO608.1991,788
FUTURO E LIBERTA'159.4290,46-
TOTALE MARIO MONTI3.591.62910,5445
RIVOLUZIONE CIVILE765.1722,25-
TOTALE ANTONIO INGROIA765.1722,25-
MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT8.689.16825,55108
TOTALE GIUSEPPE PIERO GRILLO8.689.16825,55108
FARE PER FERMARE IL DECLINO380.9371,12-
TOTALE OSCAR FULVIO GIANNINO380.9371,12-
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI89.9950,26-
FORZA NUOVA89.8260,26-
LISTA AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTA'64.7320,19-
DIE FREIHEITLICHEN48.3170,14-
CASAPOUND ITALIA47.6910,14-
FIAMMA TRICOLORE44.7530,13-
IO AMO L'ITALIA42.5290,12-
INDIPENDENZA VENETA33.2740,09-
LIBERALI PER L'ITALIA - PLI28.0260,08-
PARTITO SARDO D'AZIONE18.5850,05-
LIGA VENETA REPUBBLICA15.8380,04-
VOTO DI PROTESTA12.7440,03-
VENETO STATO11.3780,03-
RIFORMISTI ITALIANI8.2230,02-
INDIPENDENZA PER LA SARDEGNA7.5980,02-
PRI7.1430,02-
MERIS5.9010,01-
PARTITO DI ALTERNATIVA COMUNISTA5.1590,01-
I PIRATI4.5570,01-
MOVIMENTO PROGETTO ITALIA - MID3.9670,01-
RIFONDAZIONE MISSINA ITALIANA3.178--
POPOLARI UNITI2.992--
PROGETTO NAZIONALE2.865--
MOVIMENTO P.P.A.1.526--
UNIONE POPOLARE1.515--
TUTTI INSIEME PER L'ITALIA1.452--
STAMINALI D'ITALIA585--
DEMOCRAZIA ATEA
http://www.corriere.it/Speciali/Politica/2013/elezioni/SEAS/politiche/camera/italia/20130224000000_20_ITALIA_IT.shtml

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-24/bilanci-partiti-italiani-anno-115158.shtml?uuid=AbwmSHwG

http://www.youtrend.it/2014/09/09/grande-numero-di-partiti-in-italia/

http://www.guidautile.it/trovatutto/partiti_politici.html
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Evasione dalla Sicilia


BOLLO DI SAPONE - SICILIA COME LA GRECIA: IL BOLLO AUTO NON LO PAGA NESSUNO: I TRIBUTI DOVUTI E NON PAGATI TRA L’ANNO 2000 E IL 2012 AMMONTANO A OLTRE UN MILIARDO! LA SICILIA HA DEBITI PER QUASI 8 MILIARDI…

È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare…


Fausto Carioti per “Libero quotidiano”


Un miliardo, duecentosettantaquattro milioni, centocinquantamila e duecentoventi euro. Che «depurati da sgravi vari, sospensioni e contribuenti deceduti, si riducono a euro 762.262.850». Ovvero 150 euro esatti per ogni siciliano, neonati inclusi. Tu chiamale, se vuoi, evasioni. Innocenti evasioni, dato che le possibilità di essere acciuffati dagli incaricati di Riscossione Sicilia sono bassissime.
CROCETTACROCETTA

Quel miliardo e passa, cifra iperbolica, è l’ammontare dei tributi dovuti dai siciliani per il possesso dei loro veicoli e non pagati tra l’anno 2000 e il 2012. Nello stesso periodo, per lo stesso tributo, nella stessa regione, sono state infatti «riscosse somme solo per 169.512.013 euro». Meno del 12% del totale. Numeri e ammissioni che appaiono per la prima volta negli atti della giunta siciliana, grazie alla relazione che accompagna il disegno di legge sulla regionalizzazione della tassa automobilistica.
ROSARIO CROCETTAROSARIO CROCETTA

Provvedimento con cui Alessandro Baccei, assessore per l’Economia di Rosario Crocetta, spera di invertire la rotta a partire dal prossimo anno. In attesa di vedere se la medicina funziona almeno un po’, la diagnosi conferma la estrema originalità della gestione finanziaria della Regione, che a fronte di un debito destinato a raggiungere i 7,9 miliardi a fine 2015 (ma negli angoli bui delle contabilità locali potrebbero nascondersi orrende sorprese), a spese sanitarie pari a 9,2 miliardi l’anno (il 46% delle uscite regionali) e alla incapacità di riscuotere persino un tributo “facile” come quello sull’auto, con sprezzo del ridicolo mette in conto al Servizio sanitario anche quel particolare intervento di chirurgia estetica noto come «sbiancamento anale» (uno dei motivi per cui nei giorni scorsi la procura di Palermo ha fatto arrestare il primario Matteo Tutino, medico personale di Crocetta).

ALESSANDRO BACCEIALESSANDRO BACCEI
È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare. E poi in Sicilia tutto sembra fatto apposta per aiutare chi non paga, inclusi i tempi del contenzioso: gli accertamenti per i bolli auto evasi nel 2009 sono stati notificati nel 2012 e iscritti a ruolo solo nel 2015.

È lo stesso Baccei, tecnico di scuola Ernst & Young, messo alle costole di Crocetta da Graziano Delrio, a trovare imbarazzante il confronto con le altre regioni. Col Veneto, ad esempio: il numero di veicoli è simile, anzi in Sicilia ce ne sono di più (4,2 milioni contro 3,9), eppure il gettito che il Veneto ricava dal bollo auto è più che doppio rispetto a quello della Sicilia: 696 milioni di euro contro 345,8 milioni.

BOLLO AUTOBOLLO AUTO
Detta altrimenti, se la riscossione del tributo avvenisse con la stessa efficacia con cui è svolta in Veneto, a palazzo d’Orleans, sede della giunta di Crocetta, incasserebbero oltre 300 milioni in più ogni anno e non ci sarebbe stato bisogno di elemosinare una cifra identica presso il governo centrale, come avvenuto nei giorni scorsi.

Con grande scandalo dei leghisti, che chiedevano a Matteo Renzi di dare quei soldi proprio al Veneto, colpito dalla tromba d’aria (da conservare, a proposito, le parole di Giovanni Ardizzone, presidente dell’assemblea siciliana e membro dell’Ucd: «I senatori leghisti pensassero al Veneto, regione in cima alla classifica per evasione fiscale»). Normale, così, che il gettito ricavato in media dal bollo auto di ogni veicolo siciliano (mettendo nel conto anche quelli che non pagano, secondo la regola di Trilussa) sia pari ad appena 81 euro e risulti essere il più basso d’Italia.
BOLLO AUTOBOLLO AUTO

Il Veneto ne fa 179, il Piemonte 127, la Lombardia 120, l’Emilia-Romagna 134, il Lazio 136 e la Campania 96. Il confronto con la Campania, che certo non è un modello di efficienza fiscale, è umiliante anche dal punto di vista dei costi: per la gestione delle tasse automobilistiche la Sicilia spende ogni anno 8,5 milioni di euro, mentre la Campania, scrivono i tecnici della giunta, «con un parco veicoli più numeroso, con procedure di aggiudicazione a terzi del servizio, ha costi pari a euro 3.850.000».

Adesso Crocetta e il suo assessore promettono di cambiare tutto. Claudio Melchiorre, esperto di economia siciliana e decano del movimento dei consumatori, è tra quelli che non ci credono: «Le famiglie siciliane vivono con meno di diecimila euro l’anno e non hanno alternative per spostarsi. La Regione chiede soldi che nessuno potrà pagare».

Il prode Prodi






Ha ragione Maurizio Belpietro: non è stata l’eventuale compravendita di qualche senatore a far cadere il secondo governo di Romano Prodi. A ucciderlo furono gli alleati del Professore e il tragicomico ambiente dell’Unione di centrosinistra. Fu l’ennesima prova che le sinistre italiane erano inadatte, e sono, a guidare il paese. Si curavano soltanto del proprio interesse. Le meschinerie di partito prevalevano su tutto. Il loro personale di governo risultava un insieme di arroganti incapaci e di ridicole macchiette. E su tutto dominava la vocazione al suicidio, l’irresistibile piacere di impiccarsi da soli al loro stesso albero. Una specialità del socialcomunismo italico.
Ancora prima che nascesse il governo, ossia all’inizio della campagna elettorale del 2006, Prodi venne trattato dagli alleati come un avversario da ostacolare. Voleva presentare una propria lista con il suo nome, ma gli dissero di no. A nome dei Ds e della Margherita, il rifiuto gli venne comunicato da Piero Fassino e da Francesco Rutelli. Per una ragione meschina: avevano il timore di rendere troppo forte Prodi, grazie a una piccola truppa di elettori che si fidavano soltanto di lui.
Può sembrare strano, ma i più ostili al Professore erano i cattolici della Margherita. Non lo volevano come candidato premier. E quando fu sicuro che sarebbe stato lui a guidare il centrosinistra, lo boicottarono in tutti i modi possibili. A cominciare da Ciriaco De Mita, Franco Marini, Dario Franceschini, oggi ministro di Renzi, e Paolo Gentiloni, che adesso guida gli Esteri.
Niente lista? Allora il Prof chiese di poter disporre almeno di una consistente pattuglia di parlamentari prodiani. La tirchieria ottusa dei partiti dell'Unione glie ne concesse appena cinque. Infine Prodi chiese che si presentasse la lista dell’Ulivo non soltanto alla Camera, ma pure al Senato. La risposta dei capi partito fu incredibile: a Montecitorio sì, a Palazzo Madama no. Perché? Confesso di non averlo mai capito.
Il 17 maggio 2006, L’Ulivo vinse le elezioni, ma soltanto per un pelo. Alla Camera, su 38 milioni di schede scrutinate, il vantaggio fu appena di 25 mila voti, poi rafforzato dal premio di maggioranza. Ma al Senato il Prof ebbe a disposizione un margine molto ristretto: 158 seggi contro 156. In compenso, il programma di governo risultò adatto a un regime totalitario, destinato a durare vent’anni. Dopo un tira e molla estenuante fu varato un volume di trecento pagine. Ecco la prova regina che l’Unione di centrosinistra, un cartello di ben nove partiti, era un’accozzaglia di forze non soltanto diverse, ma incompatibili tra loro.
A distinguersi per l’atteggiamento idiota furono le sinistre radicali. Prodi le chiamava «le mie frange lunatiche». Rifondazione comunista voleva dal Prof un’anticipazione di socialismo. Fausto Bertinotti lo definiva con un ghirigoro di parole: «L’uscita dal ciclo economico e politico degli ultimi cinque anni del governo Berlusconi, con la volontà di invertire la strada degli ultimi vent’anni».
Quando le urne vennero aperte e si cominciarono a contare i voti, Prodi si rese conto di essere finito su un tavolaccio di chiodi roventi. In un’intervista che mi concesse per l’Espresso, aveva detto: «Guardi che a me non piace mediare. Io voglio governare». Ma il primo sforzo al quale lo costrinsero fu una trattativa estenuante sulla composizione del governo.
Un programma obeso poteva figliare soltanto un esecutivo di dimensioni ciclopiche. Il risultato fu mostruoso: un premier, due vicepremier, 23 ministri, 10 viceministri, 66 sottosegretari. Totale: 102 eccellenze, o 101 se escludiamo il Prof. Un record mondiale. Prodi si trovò a guidare anche signore e signori che gli erano ignoti. Ma con il vantaggio di essere ben piazzati nei piani alti dei partiti che li avevano imposti.

Nel corso di un’altra intervista, il Prof mi rivelò: «Avevo proposto un governo di soli quindici ministri. Mi sono ritrovato con venticinque, compresi i due vicepremier. E sa perché? Me lo ricordo bene il giorno che Fassino e Rutelli entrarono insieme nella mia stanza a Palazzo Chigi. E mi dissero: devi dare nove ministri ai Ds e sei alla Margherita. Il resto è venuto da sé».
Tutti quei ministri e la corte sterminata dei sottosegretari si fecero conoscere subito dall’Italia per la voglia spudorata di esternare. Dopo la nascita del governo, sull’Italia intera cominciò un bombardamento parolaio a tappeto. Tanto violento da far sembrare quello degli Alleati su Dresda, verso la fine della seconda guerra mondiale, un’innocua scarica di mortaretti.
Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, disse subito no al ponte sullo stretto di Messina. Il ministro Di Pietro gli replicò: tocca a me parlarne, non a te. Pecoraro Scanio aggiunse: sono d’accordo con Bianchi, investiamo nei parchi nazionali i soldi che non si devono spendere per il ponte. La Bindi esternò sui Pacs, le coppie di fatto. Gentiloni sulla legge Gasparri per la Rai. Ministri e viceministri di Rifondazione chiesero di abolire la sfilata del 2 giugno perché l’Italia era votata alla pace e non alla guerra.
Un altro ministro di Rc, Ferrero, gridò no ai lager di accoglienza per gli immigrati. La senatrice rifondarola Patrizia Sentinelli chiese il ritiro della missione in Afghanistan. Paolo Cento, paracadutato all’Economia, materia a lui del tutto sconosciuta, sproloquiò sulla Tobin Tax e sulla ripresa economica che di per sé non era un bene. Il più brillante fu il bresciano Elidio De Paoli, chiamato il Leghista rosso, nominato sottosegretario alle Politiche giovanili e attività sportive. La sua prima dichiarazione sorprese l’Italia: «Sia chiaro che di sport non mastico niente. Per me il tamburello o le bocce pari sono».
Contro ogni previsione, il secondo governo Prodi riuscì a durare sino alla fine del gennaio 2008. Poi cadde sotto una frana messa in moto dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. I pm di Napoli gli avevano spedito agli arresti domiciliari la moglie Alessandrina Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania. Lo stesso Mastella era inquisito. Secondo un libro di Rodolfo Brancoli, stretto collaboratore di Prodi, il ministro si era fiondato nello studio del Prof, urlando: «Se mi vogliono fare il culo, ve lo faccio prima io!».
Ma il governo appariva da tempo un malato terminale, corroso giorno dopo giorno dalle divisioni interne. E soprattutto dal continuo sabotaggio di Rifondazione comunista. Dopo le elezioni del 2006, Fausto Bertinotti aveva affrontato Prodi a muso duro: «O mi dai la presidenza della Camera o mi fai ministro degli Esteri». Ottenne lo scranno più alto di Montecitorio che doveva andare a D’Alema. Tuttavia i suoi colonnelli non smisero di attaccare il Prof. Il nuovo segretario rifondarolo, Franco Giordano, era solito dire: «Mi considero un leader dell’opposizione». E il solito Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, riteneva «una buona notizia» che alla Fiat Mirafiori ci fosse stato uno sciopero contro il governo.
Nell’andarsene da Palazzo Chigi, il premier confidò a Brancoli: «Quando fallisce per due volte lo sforzo di costruire un’alternativa riformista, per molti anni sarà impossibile governare». Una profezia azzeccata, come tutti possono constatare.
di Giampaolo Pansa
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Non è che non lo si sapesse, tutto questo.
Però ora Renzi sta governando.
E ciò che è patetico è sentire il prode Prodi che dice, senza paura del ridicolo, che lui sarebbe ancora presidente del consiglio !!!

«C'erano dei rumors , delle voci di cui non sapevo nulla, come ho detto al giudice. Se l'avessi saputo sarei ancora presidente del Consiglio».


lunedì 13 luglio 2015

Un fiasco di Tsipras, per favore.


Un abbraccio forte a Barbara Spinelli, Stefano Fassina, Pippo Civati e Beppe 

Grillo....

Tsipras dimostra che il populismo va bene per giocare con il referendum ma non per salvare un paese. 
di Claudio Cerasa | 13 Luglio 2015 ore 13:50

... e per ubriacarsi di illusioni !

martedì 7 luglio 2015

Tutti a Mykonos!

@spinozait: 

Grillo, Vendola e Fassina in Grecia ricordano quelli che vanno a trombare a Mykonos perché non ci riescono a Rimini.

lunedì 6 luglio 2015

giovedì 2 luglio 2015

Roma-Bangkok: anni luce.


Lettera 12
Caro Dago (e p.c. "cara" Alitalia e, già che ci siamo, "cari" uffici pubblici), lo sapevi che a nell'aeroporto di Bangkok (Asia, non mondo occidentale!) dopo fatto il check-in trovi dei computerini con nomi e foto degli impiegati che ti hanno servito e che tu puoi valutare per la loro efficienza e gentilezza dando loro un voto?
Vittorio Pausacappuccino ExInFeltrito