DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)
Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post

venerdì 12 giugno 2020

Meglio il Veneto o la Sicilia?

Lettera 19
Caro Dago,
Leggo la tua risposta a Sallusti e mi sovviene una considerazione. Per motivi che esula specificare - e tralasciando i nomi - mi è capitato di comparare nel 2018 i bilanci di due comuni, uno veneto e l’altro siciliano. 4000 abitanti il siciliano; 7000 il veneto. A fronte di entrate tributarie del tutto paragonabili (ma delle quali il siciliano riscuote a malapena il 50% rispetto all’80-90% del veneto) il comune veneto riceve trasferimenti annuali dalla Regione di appartenenza e da altri enti  per meno di 400.000 EUR (dei quali la metà sono partite di giro per sostenere la cura domiciliare e l’asilo nido).  

Il comune siciliano riceve annualmente 1.900.000 EUR dalla regione Sicilia. Stiamo parlando di trasferimenti per la spesa corrente, non di spese di investimento. Il comune veneto (comune turistico con 60 kmq di territorio in buona parte montano) opera con c.a. 35 dipendenti tra ruolo e flessibile. Il comune siciliano (comune turistico di 27 kmq alle pendici dell’Etna) opera con 32 dipendenti di ruolo e più di 40 con contratti flessibili (inquadrati in categorie fantasiose quali ‘impiegati di concetto’ o ‘addetti alla timbratrice’).

La spesa annuale per il personale del comune veneto ammonta a 1.300.000 EUR che corrispondono alle entrate tributarie. La spesa annuale per il personale del comune siciliano ammonta a 2.400.000 EUR, che data la scarsa riscossione tributaria sono coperti dai trasferimenti regionali. Dove, come e perché la Regione Sicilia disponga di tali e tante somme da trasferire ai suoi comuni, è questione spinosa ma centrale, così come il chiedersi se a fronte di tali e tanti trasferimenti assicuri al territorio servizi analoghi a quelli erogati nel Veneto.

Appare legittimo chiedersi a quale modello di sviluppo ci si affidi in queste due regioni, utilizzando comunque la leva tributaria, anche redistribuita. E quali siano i modelli futuri. Le considerazioni di Sallusti sono ragionevoli, se si  chiede a che pro realmente giovino i travasi di denaro da regioni ‘ricche’ a regioni ‘povere’. Perché, se alla fin fine sono destinati a sovvenzionare il lavoro improduttivo e non lo sviluppo, diventiamo (o rimaniamo) tutti poveri. 
Un saluto
Fratel Cimbro (su Dagospia)

martedì 14 luglio 2015

Evasione dalla Sicilia


BOLLO DI SAPONE - SICILIA COME LA GRECIA: IL BOLLO AUTO NON LO PAGA NESSUNO: I TRIBUTI DOVUTI E NON PAGATI TRA L’ANNO 2000 E IL 2012 AMMONTANO A OLTRE UN MILIARDO! LA SICILIA HA DEBITI PER QUASI 8 MILIARDI…

È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare…


Fausto Carioti per “Libero quotidiano”


Un miliardo, duecentosettantaquattro milioni, centocinquantamila e duecentoventi euro. Che «depurati da sgravi vari, sospensioni e contribuenti deceduti, si riducono a euro 762.262.850». Ovvero 150 euro esatti per ogni siciliano, neonati inclusi. Tu chiamale, se vuoi, evasioni. Innocenti evasioni, dato che le possibilità di essere acciuffati dagli incaricati di Riscossione Sicilia sono bassissime.
CROCETTACROCETTA

Quel miliardo e passa, cifra iperbolica, è l’ammontare dei tributi dovuti dai siciliani per il possesso dei loro veicoli e non pagati tra l’anno 2000 e il 2012. Nello stesso periodo, per lo stesso tributo, nella stessa regione, sono state infatti «riscosse somme solo per 169.512.013 euro». Meno del 12% del totale. Numeri e ammissioni che appaiono per la prima volta negli atti della giunta siciliana, grazie alla relazione che accompagna il disegno di legge sulla regionalizzazione della tassa automobilistica.
ROSARIO CROCETTAROSARIO CROCETTA

Provvedimento con cui Alessandro Baccei, assessore per l’Economia di Rosario Crocetta, spera di invertire la rotta a partire dal prossimo anno. In attesa di vedere se la medicina funziona almeno un po’, la diagnosi conferma la estrema originalità della gestione finanziaria della Regione, che a fronte di un debito destinato a raggiungere i 7,9 miliardi a fine 2015 (ma negli angoli bui delle contabilità locali potrebbero nascondersi orrende sorprese), a spese sanitarie pari a 9,2 miliardi l’anno (il 46% delle uscite regionali) e alla incapacità di riscuotere persino un tributo “facile” come quello sull’auto, con sprezzo del ridicolo mette in conto al Servizio sanitario anche quel particolare intervento di chirurgia estetica noto come «sbiancamento anale» (uno dei motivi per cui nei giorni scorsi la procura di Palermo ha fatto arrestare il primario Matteo Tutino, medico personale di Crocetta).

ALESSANDRO BACCEIALESSANDRO BACCEI
È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare. E poi in Sicilia tutto sembra fatto apposta per aiutare chi non paga, inclusi i tempi del contenzioso: gli accertamenti per i bolli auto evasi nel 2009 sono stati notificati nel 2012 e iscritti a ruolo solo nel 2015.

È lo stesso Baccei, tecnico di scuola Ernst & Young, messo alle costole di Crocetta da Graziano Delrio, a trovare imbarazzante il confronto con le altre regioni. Col Veneto, ad esempio: il numero di veicoli è simile, anzi in Sicilia ce ne sono di più (4,2 milioni contro 3,9), eppure il gettito che il Veneto ricava dal bollo auto è più che doppio rispetto a quello della Sicilia: 696 milioni di euro contro 345,8 milioni.

BOLLO AUTOBOLLO AUTO
Detta altrimenti, se la riscossione del tributo avvenisse con la stessa efficacia con cui è svolta in Veneto, a palazzo d’Orleans, sede della giunta di Crocetta, incasserebbero oltre 300 milioni in più ogni anno e non ci sarebbe stato bisogno di elemosinare una cifra identica presso il governo centrale, come avvenuto nei giorni scorsi.

Con grande scandalo dei leghisti, che chiedevano a Matteo Renzi di dare quei soldi proprio al Veneto, colpito dalla tromba d’aria (da conservare, a proposito, le parole di Giovanni Ardizzone, presidente dell’assemblea siciliana e membro dell’Ucd: «I senatori leghisti pensassero al Veneto, regione in cima alla classifica per evasione fiscale»). Normale, così, che il gettito ricavato in media dal bollo auto di ogni veicolo siciliano (mettendo nel conto anche quelli che non pagano, secondo la regola di Trilussa) sia pari ad appena 81 euro e risulti essere il più basso d’Italia.
BOLLO AUTOBOLLO AUTO

Il Veneto ne fa 179, il Piemonte 127, la Lombardia 120, l’Emilia-Romagna 134, il Lazio 136 e la Campania 96. Il confronto con la Campania, che certo non è un modello di efficienza fiscale, è umiliante anche dal punto di vista dei costi: per la gestione delle tasse automobilistiche la Sicilia spende ogni anno 8,5 milioni di euro, mentre la Campania, scrivono i tecnici della giunta, «con un parco veicoli più numeroso, con procedure di aggiudicazione a terzi del servizio, ha costi pari a euro 3.850.000».

Adesso Crocetta e il suo assessore promettono di cambiare tutto. Claudio Melchiorre, esperto di economia siciliana e decano del movimento dei consumatori, è tra quelli che non ci credono: «Le famiglie siciliane vivono con meno di diecimila euro l’anno e non hanno alternative per spostarsi. La Regione chiede soldi che nessuno potrà pagare».

sabato 6 ottobre 2012

Mappa dell'Italia in fallimento


-------------------------------------
-------------------------------

martedì 12 giugno 2012

Ballando sul Titanic


Lettera 15
Italia in grave crisi economica. Italia a rischio-Grecia. Disoccupazione al 10,2%; quella giovanile al 35,2%. Dicono che in Italia abbiamo pochi laureati, molti dei quali disoccupati, ma si continua a spingere i ragazzi all'università, in facoltà inutili, per farli finire poi in un call-center a 600 Euro. Tre milioni di persone non cercano nemmeno lavoro perchè convinte di non trovarlo; ma vivono ugualmente. C'è proprio qualcosa che non va, in questa Italia che vive al di sopra delle proprie possibilità; in questi genitori; in questi figli.
Vado in ospedale per un controllo medico e le prime tre infermiere che incontro sono extracomunitarie; poi vengo a sapere che un infermiere appena assunto guadagna 1700 Euro al mese. Torno a casa e davanti a me c'è un condominio in costruzione: muratori serbi. Breve vacanza alle Eolie; al commesso del fruttivendolo chiedo informazioni sui capperi e cucunci esposti: mi risponde una voce dall'accento romeno. Al grande magazzino c'è una sorvegliante dell' Est. In un ristorante ci sono cinque camerieri: tutti e cinque romeni. Compro della mortadella al negozio di alimentari: me la affetta una straniera. Gli inservienti-autisti di un albergo sono dello Sri-Lanka. La commessa di un negozio di cappelli, parei e souvenirs mi pare russa o moldava. Però il figlio del mio affittacamere è italiano: ventenne, non studia e non lavora; il padre dice che sta sempre al cellulare con la fidanzata, la quale, se tanto mi dà tanto, non fa niente neppure lei. E' sera; giù, davanti alla paninoteca-enoteca sotto alla mia camera, la via brulica di ragazzi: capannelli di studenti che si preparano per la discoteca. Penso ai loro, ai nostri, nonni e padri: emigravano pur di lavorare e le loro rimesse di emigranti aiutavano l'economia italiana; tornavano e si costruivano la casa, negozietti, ristoranti, nei quali però non fanno più lavorare i loro figli; li vogliono "dottori". E disoccupati. Ripenso ai camerieri romeni e a tutti gli immigrati che ho incontrato: i soldi che guadagnano qui se ne vanno nei loro paesi; la casa se la costruiranno loro; imprenditori diventeranno loro. C'è proprio qualcosa che non va in questa Italia, in questo sistema di vita. Ora dalla discoteca sul porticciolo arriva la musica. La via si svuota, sciamano i ragazzi. Tutti a ballare. Sul Titanic.
Vittorio Godereccio InFeltritescu


-----------------------------------------------



Lettera 16
Caro DAGO
sacrosanta la lettera dell'Infeltrito sul fatto che in Italia tanti posti di lavoro rifiutati dai nostri ragazzoni sempre-in-casa sono coperti con qualche soddisfazione da stranieri. Posso aggiungere?
Al mio di ragazzone, che al liceo non aveva fatto faville, avevo proposto seriamente di investire quanto necessario a laurearlo in un'impresina: vai a lavorare 3 anni poniamo da uno che installa condizionatori, poi con la cifra X che stanzia papi ti apri una tua ditta individuale: primo anno con un lavoratore straniero sveglio, secondo magari con due, tempo di laurearsi hai già un lavoro tuo, redditizio, senza padroni, senza Fornero...Lui ha puntato su giurisprudenza dove va piuttosto bene.
E mo' che devo suggerirgli cosa fare..fai quello che vuoi, ma se vuoi darmi retta .fatti il concorso in magistratura, gli dico. Entri nell'ultima vera casta italiana, protetto da una costituzione da paese delle banane, rispettato, senza altre vere responsabilità che quelle della tua coscienza. Che gli dovevo dire? Sempre con il ben nascosto dubbio che l'impresina di condizionatori era forse meglio...
BLUE NOTE