DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)
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sabato 11 febbraio 2017

Patata bollente e pistola fumanti

Patata bollente 

pistola fumanti


Il caso del nostro titolo di ieri, Patata bollente, riferito alla vicenda tribolata di Virginia Raggi, è paradigmatico dello strabismo che affligge il mondo politico e quello dei media. Attivisti di partito e cronisti usano due pesi e due misure nel valutare i fatti, anche i più semplici. Ne diamo immediata dimostrazione. Il 15 gennaio 2011 Libero se ne uscì con lo stesso titolo succitato: Patata bollente. Ma nessuno se ne scandalizzò, zero polemiche, zero accuse di sessismo al nostro quotidiano.

Sapete perché, cari lettori? Allora, quel titolo era dedicato (identica posizione in prima pagina, apertura) non certo alla Raggi bensì a Ruby Rubacuori, la minorenne che, stando alle notizie dell' epoca, dilettava le serate di Silvio Berlusconi a Villa San Martino di Arcore. Capito l'antifona? Se ti occupi delle ragazze che allietavano le cene eleganti dell'ex premier puoi tranquillamente scrivere che si trattava di patate bollenti. Ovvio, di Silvio potevi dire di tutto, e delle sue amiche, idem. Lui era definito da varia stampa nano, caimano eccetera. E loro, le fanciulle, erano impunemente liquidate quali escort e anche peggio. È evidente la malafede. Sei anni orsono non ci fu anima che abbia osato criticare Libero per il medesimo titolo riservato ieri alla sindaca di Roma. Come se Ruby avesse minor dignità umana rispetto alla Virgo potens.
Pubblichiamo la documentazione di quanto abbiamo asserito da cui risulta, incontestabilmente, che i soloni del politicamente correttocambiano parere sul linguaggio a seconda delle persone oggetto di attenzione. Ruby, dato che stava col Cavaliere, era considerata alla stregua di uno straccio col quale era lecito lustrarsi le scarpe, mentre la Raggi che ha triplicato, per affetto, lo stipendio al suo Romeo, che a sua volta ha regalato a lei, ignara, una polizza da 30 mila euro, non può essere sfiorata nemmeno con una patata né bollente né fredda. Ma vi sembra, questo, un metodo accettabile?
Nel presente numero di Libero spicca una foto ricavata dal sito di Beppe Grillo. Guardatela, rimarrete a bocca aperta davanti a cotanta volgarità.

Accusano noi di sessismo e dimenticano che il Movimento 5 stellenacque col vaffaday, cioè con l'ideologizzazione del vaffanculo. D' accordo che il culo è neutro, maschile e femminile, però non è più chic della patatina fritta. Perfino Matteo Salvini in questa circostanza ha espresso solidarietà a Virginia. Ne siamo sorpresi. Solidarietà di che? Di casta?
Noi siamo cronisti e raccontiamo quello che vediamo con una scrittura il più colloquiale possibile, e tu Salvini, che pur ci conosci, per fare il figo ti allei coi grillini allo scopo di crocefiggerci come se fossi una qualsiasi Boldrini? Scusa, ma ti senti bene?
Poi ci sono Di Maio e una schiera di pentastellati che ci insultano secondo il loro stile, dimenticandosi di essere essi stessi i teorici del vaffanculo su cui hanno fondato successi elettorali incomprensibili sul piano logico. Non sanno i verbi ma sono verbosi. Non sanno parlare ma straparlano. Ignorano che i giornali di opinione se non avessero una opinione non avrebbero senso di esistere, e non è obbligatorio che tale opinione coincida con quella di Grillo.
E veniamo all'Ordine dei giornalisti. Mi informano che il presidente nazionale, Iacopino, considera il nostro titolo disgustoso. Gli farei notare che, sei anni fa, era già al vertice della corporazione, ma non si accorse del trattamento che usammo per Ruby, identico a quello usato ora per la Raggi. Il che significa che per lui Virginia è di una razza superiore a quella della marocchina?

Spero di non offendere nessuno se affermo che siamo di fronte a un plotone di esecuzione formato da "pistola fumanti". Gente che spara alla cieca per adeguarsi al conformismo più vieto. Non abbiamo la pretesa che si condividano le nostre idee. Ci accontentiamo di poterle esprimere senza dover affrontare tribunali speciali. Siamo sessisti? Forse. Ma noi lo siamo a parole, e gratis. Altri lo sono in pratica e si fanno triplicare la paga solo perché vogliono bene a chi gliela dà. La paga. E magari non solo quella.

di Vittorio Feltri
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GRILLO E LE DONNE (degli altri)

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12301490/patat-bollente-beppe-grillo-sputtanato-quando-insultava-donne-boschi-carfagna-rita-levi-montalcini.html

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IL SESSISMO DEI 5 STELLE

http://www.unita.tv/focus/la-risposta-di-libero-ecco-tutte-le-volte-in-cui-il-m5s-e-stato-sessista/

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mercoledì 7 agosto 2013

Dubbi 3


C'è una sentenza che riguarda il Carlo De Benedetti e il Gruppo Espresso multato di 225 milioni perplusvalenze e una condanna che riguarda Silvio Berlusconi e i diritti Mediaset. Due vicende simili, due sentenze aspramente criticate dai due diretti interessati,  De Benedetti e il Cavaliere, appunto, che sono però state trattate in maniera esattamente opposta dai giudici e dai giornali.

Un doppiopesismo giudiziario, scrive oggi il Giornale, testimoniato dai fatti. Vediamoli: nel 2012 la Commissione tributaria regionale di Roma ha condannato il Gruppo Espresso a pagare 225 milioni di euro, il totale delle imposte non pagate nel 1991 all'epoca della fusione dell'editoriale La Repubblica in vista della sua quotazione in borsa. I pagamenti sono però stati congelati perché un'altra sezione della Commissione tributaria ha poi accolto la richiesta di sospensione della riscossione avanzata dal Gruppo. 

Insomma, De Benedetti avrebbe ottenuto un enorme vantaggio fiscale da una serie di operazioni societarie realizzando un'elusione fiscale da 234 milioni. Un illecito tributario non un reato penale perché la questione penale si era risolta anni fa con l'assoluzione di tutti gli imputati "perché il fatto non sussiste". Sulla maxi multa il Gruppo Espresso ha parlato di "sentenza manifestatamente infondataoltreché palesemente illegittima sotto numerosi aspetti di diritto e di merito". Addirittura, conclude il Giornale, la legale dell'Espresso Livia Salvini parla di "abnormità di pronunce che pretendono di disconoscere i vantaggi fiscali", ovvero lo stesso rilievo dei ricorsi di Coppi e Ghedinisulla vicenda dei diritti Mediaset che però non si è risolta con una multa per gli amministratori della società ma in una condanna penale con interdizione dai pubblici uffici per l'azionista.