DiStImIcAmEnTe





QUANDO FU NON RICORDO,
MA VENNI PRESO UN GIORNO
DAL DESIDERIO D'UNA VITA VAGABONDA,
DANDOMI AL DESTINO D'UNA NUVOLA
CHE NAVIGA NEL VENTO,
SOLITARIA.
(Basho)

...ma ora...

STO DIVENTANDO VECCHIO.
UN SEGNO INEQUIVOCABILE E' CHE
LE NOVITA' NON MI APPAIONO INTERESSANTI
NE' SORPRENDENTI.
SON POCO PIU' CHE TIMIDE VARIAZIONI
DI QUEL CHE E' GIA' STATO.
(Borges)

giovedì 16 maggio 2013

Addio per sempre.

Come rassegnarsi?
Morte, così, a soli 29 anni.

Conosciute a Copenhagen, nel 1984. Da allora insieme siamo stati in mezzo mondo.

Quanti ricordi...

Dalle passeggiate nelle città europee alle stradine dei villaggi himalayani.
Dal caldo e sontuoso parquet del Louvre all'umida e umile terra battuta dei chorten tibetani.
Dalle bianche sabbie polinesiane e maldiviane a quelle nere delle Hawai o rosse del Sahara.
Dal terreno  bollente tra i geysers islandesi a quella merdaccia, ancora fumante, di vacca sacra in cui una delle due era affondata quel lontano giorno del 1997 in India.

Com'erano in gamba!
Mai avute altre due compagne così!
Anche se gli altri compagni di viaggio, con le loro pretenziose fighette, per le quali  magari avevano dato un occhio della testa, le guardavano con la puzza sotto al naso:
"Ma come, con quelle lì?".
Ebbene sì: andavo con quelle lì.

Lo confesso, sono anche stato infedele:
dall'Annapurna in poi, quando già si erano rivelate sofferenti, non ero più andato con loro.
Sì: in Etiopia ci sono andato con altre due. Ma solo perchè capivo che sarebbe stato un rischio continuare con loro. Spero che avessero capito. Non è stato facile allora lasciarle. E senza di loro non è stata la stessa cosa, purtroppo.

Le avevo anche fatte vedere; da uno bravo.
"Non c'è niente da fare", mi aveva detto; "Anche con un trapianto non resisterebbero".
E io non mi ero rassegnato; avevo provato a curarle con i miei mezzi ma tutti e tre (loro due e io; al "bravo" non ho mai avuto il coraggio di dire che avevo riempito le loro profonde ferite con un intruglio giallo che avrebbe dovuto far miracoli) avevamo capito che era solo un'illusione. Soltanto un accanimento terapeutico che prolungava un'agonia che ineluttabilmente avrebbe portato alla morte.

Oggi ne ho avuto la certezza.

In questo grigio giorno di pioggia ho detto loro:
"Dai, proviamo ancora" e sono uscito con loro.
E non ce l'hanno più fatta.
Eppure dal di fuori sembravano ancora forti e robuste; a parte qualche inevitabile ruga, la loro pelle appariva ancora giovane.
Ma sotto sotto...

Addio per sempre.

Quando sono arrivato a casa forse i miei occhi non saranno stati proprio pieni di lacrime, però i miei piedi erano zuppi, ma proprio zuppi d'acqua.
E loro, loro erano morte.
Affogate.
Proprio la fine.

Requiescant.

Le mie povere, care Ecco shoes.






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